Viva Bèrghem
Ol mé l’à fàcc zó ü romàns

10 frasi in bergamasco su Santa Lucia

La tradizione è bellissima, ma la storia della santa "L’à m’à sèmper fàcc pura"

10 frasi in bergamasco su Santa Lucia
Viva Bèrghem 09 Dicembre 2021 ore 00:03

di Vecchio Daino

Non c’è niente da fare. In questo periodo, l’attenzione di tutti i bergamaschi è rivolta alla ricorrenza di Santa Lucia, l’unica veramente sentita in città. Per qualcuno, era anche la sola occasione in cui ricevere regali, addirittura escludendo il Santo Natale. Il fatto è che fa parte del nostro prezioso patrimonio di ricordi condivisi, ed è diventata nel tempo un forte elemento identitario. Quindi sì, anche quest’anno scriveremo la nostra letterina.

1. Me é mal a pensàga a la cua de la cesina


A volte le cose belle richiedono un piccolo sacrificio. È il caso della rituale consegna della letterina per la Santa, che ogni anno crea lunghe file davanti alla chiesa di via XX Settembre. Per il nostro carattere impaziente è un fastidio, ma la soddisfazione di partecipare a una tradizione che si perde nel tempo ci ripaga ampiamente. [Trad.: Mi viene male pensare alla coda (che si trova) alla chiesina]

2. I mé s-cècc i stà piö 'n de pèl


Riusciamo benissimo a immedesimarci nei piccoli che fremono, tendendo l’orecchio per sentire il fatidico campanellino che annuncia l’arrivo notturno dei regali. Ma anche loro, come noi, chiuderanno gli occhi un istante prima dell’apparizione. [Trad.: I miei figli non stanno più nella pelle]

3. Ol mé l’à fàcc zó ü romàns


A volte i bambini si lasciano prendere la mano e, sollecitati dai messaggi alla Tv e sul web, stendono un elenco di regali che metterebbe a dura prova le finanze di uno sceicco. Ma se proviamo a insinuare il dubbio che sia troppo, rispondono citando le infinite possibilità della Santa, non si sa quanto ingenuamente. [Trad.: Il mio (di figlio) ha scritto un romanzo (una letterina lunga)]

4. A Santa Lösséa a l’vè la spéa


In realtà il primo timido annuncio di neve c’è già stato, con la spolverata dell’Immacolata. Il grosso però dovrebbe arrivare a Natale, perché a Nedàl la rìa sènsa fal. Almeno secondo la tradizione. [Trad.: A Santa Lucia arriva la spia (anticipo di una nevicata)]

5. L’è mia ira che l’è la nòcc piö lónga


Una volta però era davvero così, perché fin al XIV secolo il solstizio d’inverno cadeva proprio il 13 dicembre. Se però parliamo della percezione psicologica del tempo, quella di Santa Lucia è ancora la nòcc piö lónga che ghe sèa. [Trad.: Non è vero che sia la notte più lunga]

6. L’à m’à sèmper fàcc pura


La classica rappresentazione iconografica, con la Santa che regge un vassoio dove sono deposti i suoi stessi occhi, non era proprio rassicurante per un bambino. Oltre ai sogni, a qualcuno di noi ha regalato anche incubi. [Trad.: Mi ha sempre fatto paura]

7. Mè mètega zó ‘l pà per l’àsen


Tra gli indispensabili preparativi della vigilia c’era l’offerta di cibo per la cavalcatura della Santa. Un tempo il fieno, perché se ne trovava in ogni stalla, oggi il pane, perché se ne trova in ogni casa. Ovviamente accompagnato da una ciotola d’acqua. Viaggiare fa venire sete. [Trad.: Occorre mettere il pane per l'asino]

8. Öna ólta s’laoràa mia


Un tempo Santa Lucia era una festività a tutti gli effetti, compresa l’astensione dal lavoro. Visto com’è sentita la festa da noi potrebbe avere una logica, e infatti c’è chi ha pensato a una petizione per rendere di nuovo festivo il 13 dicembre. [Trad.: Una volta non si lavorava]

9. L’è pò a la Santa de Ambrìola


Santa Lucia è anche patrona di Ambriola, paesino della Val Serina in cui una volta le celebrazioni erano affollate e protratte per tutta la giornata. Tra i desideri dei fedeli, c’era naturalmente quello di ottenere protezione dalle malattie degli occhi. [Trad.: È anche la santa di Ambriola]

10. Mè troàe la secaröla ‘n di scarpe


Nel semplice mondo di una volta, era una scarpa ad ospitare prima il fieno per l’asinello e poi i regali stessi, che in verità erano poca cosa. Come l’ambita secaröla, composizione di frutta secca che sembrava una prelibatezza da signori. [Trad.: Io trovavo frutta secca nelle scarpe]