«I à peciàt»

Dieci frasi in bergamasco sulla crisi di Governo

Avvezzi come siamo a non fidarci troppo di chi sta a Roma e, in generale, di chi svolge un’attività che non comporta la fatica fisica e l’uso delle mani, non siamo certo stati colti impreparati. Per questo i pareri possono essere discordanti, ma una cosa ci trova tutti d’accordo: l’insofferenza

Dieci frasi in bergamasco sulla crisi di Governo
Viva Bèrghem 21 Gennaio 2021 ore 08:17

di Vecchio Daino

La crisi di governo non ci ha certo colti impreparati, avvezzi come siamo a non fidarci troppo di chi ci governa e, in generale, di chi svolge un’attività che non comporta la fatica fisica e l’uso delle mani. Per questo i pareri possono essere discordanti, ma una cosa ci trova tutti d’accordo: l’insofferenza per chi antepone i cavilli della dialettica alla gestione fattiva e concreta del benessere comune.

1. Mèi issé, a m’và a votà


Non inclini alle mezze misure, molti di noi preferirebbero un deciso colpo di spugna al lento scolorare di alleanze che non erano poi così ferree. Costi quel che costi. [Trad.: Meglio così, andiamo a votare]

2. I à peciàt


Già siamo per natura insofferenti alle situazioni che protraggono troppo a lungo uno stato d’incertezza. Se poi vi va di mezzo la nostra stabilità economica, l’irritazione supera il livello di guardia. [Trad.: Hanno stufato]

3. L’è assé ü per fa casòt


Con un certo stupore non manchiamo di rimarcare la proporzione inversa tra l’entità delle forze che hanno innescato la crisi e il loro potere contrattuale. Il sospetto è che sia stato sempre così. [Trad.: È sufficiente uno per creare il caos]

4. L’è mia ‘l momènt


Ancora in mezzo al guado di una crisi sanitaria che non accenna a placarsi del tutto, ci piacerebbe guardare con serenità almeno all’azione di chi deve gestirla. Si vede che nemmeno questo ci è concesso. [Trad.: Non è il momento]

5. I è töte ‘mpiastrade


Così definiamo i balletti politici di chi promette e non mantiene, di chi assicura e poi tradisce, di chi cambia con disinvoltura casacca e bandiera. Il contrario della nostra etica ruvida e rigorosa. [Trad.: Sono tutti pasticci]

6. M’la paga amò nóter


Tra tutti questi dubbi una certezza l’abbiamo, quella di veder cambiare in peggio la nostra condizione economica, per un motivo o per l’altro. E toccarci nelle tasche è sconsigliabile. [Trad.: La paghiamo ancora noi]

7. Pöde piö èdei


A sfavore dei protagonisti di questa vicenda gioca anche la sovraesposizione mediatica, che provoca nei più sensibili una crisi da rigetto delle immagini e dei volti. [Trad. Non posso più vederli]

8. Ch’i ‘ndàghe a laurà töcc


È l’esortazione più comune, quella che accomunerebbe alla nostra sorte anche i nostri politici, che vedremmo volentieri brandire una pala e un piccone per il resto dei loro giorni. [Trad.: Che vadano tutti a lavorare]

9. I mòla mia la pultruna


La nostra proverbiale saggezza sa bene che d’ideale e nobile c’è ben poco, nelle lotte per accaparrarsi fette di potere sempre più ampie. L’obiettivo, molto spesso, ha quattro gambe e uno schienale. [Trad.: Non mollano la poltrona]

10. Te ederé che i se mèt decórde


Qualcuno tra noi già vaticina un’intesa, che confermerebbe una capacità unica dei potenti, quella di sopravvivere a qualsiasi avversità, mantenendo la posizione di privilegio. A nostro discapito, ovviamente.  [Trad.: Vedrai che si metteranno d’accordo]

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