«Preferésse i boröle»

Dieci frasi in bergamasco sulle castagne

Dieci frasi in bergamasco sulle castagne
14 Ottobre 2020 ore 14:58

di Vecchio Daino

Non possiamo entrare nell’autunno senza parlare di un intramontabile classico orobico della stagione, la raccolta di castagne. «Pane dei poveri» come la polenta ma più legata al periodo dell’anno, la castagna può essere un alimento, una base per dolci e addirittura un rimedio magico contro i malanni, nella sua variante «gengia» che è il frutto dell’ippocastano. In ogni caso, va raccolta e consumata in compagnia, possibilmente davanti a un fuoco acceso. E accanto, naturalmente, a un buon bicchiere di rosso.

1. Ó troàt negót

A volte le escursioni nei nostri boschi a caccia del prezioso frutto marrone si risolvono con un nulla di fatto, specie se ci si alza tardi e si lascia l’iniziativa ai pensionati abituati a svegliarsi all’alba. [Trad. Ho trovato niente]

2. Dóma ròba pìcola

Bilancio deludente di una raccolta che non ha dato i frutti sperati. O meglio, li ha dati ma non nelle dimensioni sperate. Non resta che far buon viso a cattiva sorte, e rassegnarsi a inciderle con un temperino. [Trad. Solo taglia piccola]

3. Me só rüinàt i mà

L’improvvido raccoglitore di ricci che opera senza alcuna protezione si ritrova con le mani gonfie e graffiate. Si rifarà con un diritto di precedenza all’assaggio. [Trad. Mi sono rovinato le mani]

4. Preferésse i boröle

Da sempre si creano diverse fazioni per gli estimatori di diversi tipi di cottura o trattamento. Tra boröle, peladèi, biligòcc e castègne pèste c’è solo l’imbarazzo della scelta. [Trad. Preferisco le caldarroste]

5. ‘Ndó a la fèsta de Pradalónga

Numerose le feste dedicate alla castagna, in tutta la provincia. Purtroppo quest’anno alcune non hanno avuto luogo, per motivi che conosciamo fin troppo bene. [Trad. Vado alla festa di Pradalunga]

6. L’è buna pò a la farina

Arrivata da noi prima del granturco, ha preceduto persino la polenta sulle tavole dei meno abbienti. Pochi lo sanno, ma con la duttile farina di castagne si può fare di tutto, dalla pasta ai dolci, passando per gli gnocchi. [Trad. È buona anche la farina]

7. Se comènse desmète piö

Le castagne sono un po’ come le ciliegie, si comincia a sgranocchiarne una distrattamente e si finisce per consumare qualche chilo. Se la abbiamo raccolte noi, perché in caso contrario prevale la nostra attitudine al risparmio. [Trad. Se comincio (a mangiarle) non smetto più]

8. I à maiade i singiài

Se si lasciano troppo a terra, dobbiamo temere non solo i nostri concorrenti a due zampe, ma anche quelli a quattro, molto più voraci e presenti in quantità sui nostri monti. [Trad. Le hanno mangiate i cinghiali]

9. I castègne gèngie i vé de l’India

L’altro nome dell’ippocastano è castagno d’India, perché una volta era di moda chiamare così tutto ciò che veniva dall’oriente. Da d’India a gèngia il passo non è poi così lungo. [Trad. Le castagne genge vengono dall’India]

10. L’è malfà tirà vià la rösca

Se non si preparano nel modo giusto, l’operazione di sbucciare gli amati frutti autunnali non è così semplice. Ci sono però alcuni trucchi, come quello di lasciarle a bagno per un po’. L’attesa d’altronde fa aumentare il piacere della degustazione. [Trad. È difficile togliere la buccia]

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