A l’tira piö tant ü pil de pòta...

«Quate bale per dò ciape»: dieci frasi in dialetto su Bergamo Sex

«Quate bale per dò ciape»: dieci frasi in dialetto su Bergamo Sex
26 Agosto 2020 ore 15:00

di Vecchio Daino

Non siamo certo noti per il libertinaggio dei nostri costumi, e indubbiamente suscita scalpore la presenza nella nostra provincia di un evento che mette al centro il sesso, una parola che nemmeno esiste nel nostro vocabolario. Non a caso si sono levate le voci indignate di molti concittadini che deplorano anche l’inopportunità del momento. Ci si chiede però da dove vengano allora le migliaia di visitatori che ogni anno premiano l’iniziativa…

1. Gh’érei piö negót de fà?

La classica frase che pronunciamo più volte al giorno, esercitando la nostra attitudine alla critica, si applica anche a questo caso, invitando alla riflessione su attività che reputiamo più utili. [Trad. Non avevano altro da fare?]

2. I a mèt indóe la mascherina?

La prevenzione in questo caso non sembra debba applicarsi all’apparato respiratorio, e si ironizza sull’esatta collocazione dei dispositivi di protezione individuale. [Trad. Dove la mettono la mascherina?]

3. Ché a Bèrghem l’éra mia ‘l caso

Qualcuno discute, forse non a torto, sull’opportunità di ospitare una manifestazione del genere in una provincia martoriata dalla Covid-19. Altri ribattono che bisogna pur continuare a vivere. [Trad. Qui a Bergamo non era il caso]

4. Gh’è piö ciape che crape

Un indubbio dato fisiologico sembra corroborare matematicamente la convinzione che, quando si tratta di ragionare, rispetto al cervello spesso prevalgano altri organi. [Trad. Ci sono più chiappe che teste]

5. Mé ‘ndó sèmper

C’è anche chi dichiara la propria adesione, senza preoccuparsi di essere in controtendenza rispetto all’opinione della massa. Del resto fare i bastian contrari non ci dispiace affatto. [Trad. Io vado sempre]

6. Gh’è dét negót de mal

È abbastanza raro, ma persino noi a volte sappiamo esercitare la virtù della tolleranza, e non attribuiamo a un evento la condanna che viene invocata da più parti. Un “vivi e lascia vivere” che è più un “mi faccio i fatti miei”. [Trad. Non c’è niente di male]

7. A m’sérei mia töcc preostù?

Lo stupore nasce da una presunta e connaturata religiosità che verrebbe contraddetta dalla massiccia partecipazione a manifestazioni di questo tipo. Si vede che non siamo poi così devoti. [Trad. Non eravamo tutti pretoni?]

8. Gh’è de iga ergògna

La nostra morale è spesso applicata rigidamente, soprattutto quando si tratta di giudicare l’operato altrui. A questo si aggiunge il nostro innato senso del pudore e del rifiuto di ogni ostentazione, a partire dal proprio corpo. [Trad. C’è da avere vergogna]

9. Quate bale per dò ciape

 

Con una frase che contiene una curiosa macedonia di organi, particolarmente adatta al contesto, sminuiamo l’importanza dell’accadimento, anche perché per i nostri gusti se n’è parlato sin troppo. [Trad. Quante storie per due chiappe]

10. A l’tira piö tant ü pil de pòta che sènto caài ch’i tròta

La tradizione ci viene in soccorso, spiegando con un noto e storico proverbio le possibili dinamiche attrattive che sono all’origine del successo di eventi come questo, e hanno radici antichissime. [Trad. Tira di più un pelo di f… che cento cavalli che trottano]

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