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10 grandi architetti bergamaschi che hanno fatto la storia

10 grandi architetti bergamaschi che hanno fatto la storia
11 Maggio 2017 ore 05:30

Il 2017 è l’anno di Giacomo Quarenghi, l’architetto che ha portato Bergamo alla corte degli zar di Russia e a cui dobbiamo buona parte della splendida San Pietroburgo. Ma la nostra città non ha mai avuto bisogno di teste coronate per eccellere e venire celebrata grazie ai suoi uomini, dato che sin dal tardo Medioevo molti dei suoi più illustri maestri – artisti, architetti, ingegneri – si sono avventurati anche fuori dai confini territoriali, chiusi per tradizione tra Adda e Oglio, per poi dagli stessi venirne richiesti in varie vesti: spesso dunque la loro esperienza e il loro ingegno sono stati impiegati a edificare in terre lontane da quella natia, altre volte invece il loro contributo ha fatto avanzare i nostri centri a livello architettonico e urbanistico, operando in egual modo per il pubblico ed il privato oltre che per il mondo ecclesiastico nelle sue sfaccettature. La loro memoria resta tangibile nei loro alzati, ma anche in opere diverse, che stanno a metà tra scultura e architettura, il cui estro allora come oggi è loro riconosciuto, segno inconfondibile della versatilità del popolo bergamasco.

 

Mauro Codussi
(Lenna, 1440 c.a – Venezia, 1504)

In alcuni documenti lo si chiama Maestro Moro o Moro Bergamasco e lo troviamo di buon grado al seguito del padre nei cantieri edilizi di Firenze e Ravenna, dove non perse l’occasione per studiare gli antichi edifici monumentali. Chiamato a Venezia vi introdusse lo stile rinascimentale distinguendosi nell’uso dei marmi e della pietra d’Istria: la prima opera degna di nota fu la chiesa di San Michele in Isola, commissionatagli dall’abate Pietro Delfino, mentre molti altri edifici gli vengono attribuiti, tra cui i palazzi Vendramin Calergi e Corner Spinelli, la chiesa di Santa Maria Formosa, la facciata della chiesa di San Zaccaria, lo scalone della Scuola Grande di San Giovanni Evangelista e il campanile di San Pietro in Castello. Certamente sua la Torre dell’Orologio in Piazza San Marco, per la cui progettazione si avvalse di un altro valente bergamasco, l’architetto Bartolomeo Bono (Bergamo 1407 – Venezia 1464). Per il nostro territorio e la sua valle, dove soleva soggiornare durante l’estate, disegnò la facciata della chiesa di Sedrina e donò alla chiesa di Piazza Brembana un polittico del pittore Lattanzio da Rimini (attivo negli anni 1492-1505).

 

Pietro Isabello
detto Abano o Cleri o de la Brenta
(Bergamo, 1484 – Peschiera (Vr), 1549)

Sono diversi gli appellativi che riportano le fonti, ma una cosa è certa: per Bergamo è ancora oggi riconosciuto come il più importante architetto del Rinascimento, tantè che i più lo definiscono “il prezzemolino di Bergamo” per il fatto che molte fonti gli attribuiscono, pur senza documentazione certa, chiostri, porticati, facciate e architetture, purchè prevedano la presenza della pietra arenaria. In realtà fu anche costruttore, impresario edile, perito e ingegnere, tant’è che fu lui a ispezionare le mura medioevali e a restaurare Palazzo Vecchio dopo le rappresaglie spagnole: l’attuale copertura a capriate lignee dell’antico Broletto (Palazzo della Ragione o Vecchio) fu una sua idea e tutte le possenti travi che ancora oggi reggono il tetto furono fatte realizzare nell’antica piazza Baroni (oggi Libertà) e trainate fin sul colle grazie agli animali da soma. In città, inoltre, progettò e costruì la chiesa e il monastero di San Benedetto, ricostruì la chiesa di San Gottardo, rinnovò la chiesa di Santo Spirito e realizzò Palazzo Poncino, sulle cui fondamenta il ticinese Simone Cantone (Muggiò 1739 – Milano 1818) costruirà il Palazzo Vailetti oggi Medolago Albani. In provincia, tra le varie, suo è il chiostro maggiore del monastero di San Paolo d’Argon, mentre nei domini della Serenissima lo si ritrova attivo ad Orzinuovi, Peschiera e Brescia.

 

Cosimo Fanzago
(Clusone, 1591 – Napoli, 1678)

Seriano d’origine ma partenopeo d’adozione, Cosimo Fanzago, dopo l’alunnato presso lo zio Pompeo e il futuro suocero Angelo Landi, divenne ben presto il più quotato e richiesto scultore e decoratore marmoreo di Napoli. Fra le molte opere realizzate in quella città si ricordano la decorazione del coro del Duomo, gli abbellimenti dell’interno della chiesa della Trinità delle Monache, i lavori di architettura e scultura della certosa di San Martino, la chiesa dell’Ascensione a Chiaia, le sculture della Cappella Burrello nella chiesa di Sant’Ignazio al Gesù Nuovo, le fontane dello Spirito Santo (distrutta) e del Sebeto, la guglia di San Gennaro. Attivo anche fuori i confini campani, lo si ritrova nella cattedrale di Barletta e nel monastero di Montecassino, fino alla chiesa agostiniana a Salamanca, ricevette il titolo di cavaliere del Reame di Napoli.

 

Giovan Battista Caniana
(Romano Lombardo, 1671 – Alzano Lombardo, 1754)

Proveniente dall’umile bottega paterna di falegnami, studiò le monumentali opere di architettura lignea delle chiese lagunari, dedicandosi inizialmente all’arte dell’intaglio per poi convertirsi all’architettura. Lavorò quindi con Andrea Fantoni nelle sagrestie della Basilica di San Martino ad Alzano Maggiore (oggi Lombardo) e di suo realizzò i pulpiti delle chiese di Sorisole e di Tagliuno e i cori lignei delle Parrocchiali di Fondra, Stezzano, Vertova e Zanica. Successivamente lavorò in Bergamo alla trasformazione della chiesa del Galgario, alla volta della chiesa di Santo Spirito, alla sistemazione delle chiese del Carmine, di San Pancrazio e di Santa Caterina, fino a progettare le chiese di San Michele all’Arco, di Valtesse, di Colognola al Piano, di Cornale, di Cologno al Serio, di Pradalunga, di Scanzo, di Serina, di Telgate e di Zorzone. Opere civili furono il palazzo dei marchesi Terzi in Bergamo Alta e il complesso in muratura della Fiera di Bergamo, di cui oggi resta soltanto la Fontana dei Tritoni nel centro di Piazza Dante, collocata nella stessa posizione di allora.

 

Giovanni Francesco Lucchini
(Bergamo 1755 – 1826)

La famiglia era originaria di Lugano, ma i suoi natali furono bergamaschi. Progettò il Teatro Riccardi, inaugurato nel 1791 e bruciato solo sei anni dopo per un atto doloso, e ne diresse i lavori di ricostruzione (oggi Donizetti). Organizzò le opere di trasformazione del soppresso convento di Santa Lucia in Borgo San Leonardo e per questo gli fu richiesto di stendere una dettagliata relazione sullo stato in cui versavano altri due conventi soppressi, da destinare l’uno ad abitazione privata e l’altro a liceo (in questo tenne la cattedra di disegno architettonico fino alla morte): quello di Sant’Orsola in Bergamo Bassa e quello di Santa Maria di Rosate in Bergamo Alta. Ricevette diversi riconoscimenti, tanto da prestare servizio nella Repubblica Cisalpina e poi nel Dipartimento del Serio, riscuotendo sempre apprezzamenti e note di merito.

 

Giacomo Quarenghi
(Cà Piatone di Rota Imagna, 1744 – San Pietroburgo, 1817)

Formatosi al Collegio Mariano di Bergamo, approfondì lo studio delle arti a Roma. Venne chiamato in Russia dalla zarina Caterina II e alla corte di San Pietroburgo divenne l’architetto primario, progettando numerosi edifici pubblici e privati. Fra le opere più importanti realizzate alla corte degli zar vi sono l’Accademia delle Scienze, il Teatro dell’Érmitage, la Banca di Stato, la Borsa dei Mercanti e la residenza di Alessandro I. Operò non solo a Pietroburgo ma anche a Mosca, a Smolensk, a Pulkovo, a Pavlovsk, a Voronega e in Ucraina. Una nuova targa a lui dedicata è stata apposta recentemente in città in Via Gaetano Donizetti.

 

Simone Elia
(Ranica II metà del XVIII secolo – ante 1827)

Allievo all’Accademia Brera di Milano del grande Leopoldo Pollack, completò la sua formazione con un lungo soggiorno a Roma. Da qui la sua ascesa e affermazione nella nostra città, che lo portò dapprima a ristrutturare le Parrocchiali di Ranica, paese natale, e di Albino, fino ad ampliare il palazzo dell’Accademia Carrara (1805-13) e a progettare un arco di trionfo in onore di Napoleone Bonaparte, da erigere all’ingresso della contrada di Osio in Borgo San Leonardo, opera mai eseguita. La considerazione con cui venne tenuto lo portò a progettare diverse dimore patrizie per la provincia: la Villa Camozzi a Ranica con un giardino all’italiana e un parco all’inglese, la Savoldini a Martinengo, la Cavalli a Bergamo, la Regazzoni a Torre Boldone e la Celati al Baio.

 

Elia Fornoni
(Bergamo 1847 – 1925)

Ingegnere e architetto, fu progettista, costruttore e restauratore di numerosi edifici – ville, ponti, teatri, scuole, stabilimenti, collegi, asili, mausolei cimiteriali e si distinse soprattutto nell’architettura sacra, disegnando campanili, cappelle, pronai, altari, battisteri, cripte e confessionali. Rivestì diverse cariche e ricoprì diversi ruoli: consigliere, assessore del Comune di Bergamo (1887-1909), docente di matematica e scienze naturali alla Scuola d’arte “Andrea Fantoni”, conservatore provinciale dei monumenti, accademico e poi Presidente (1902-1920) dell’Ateneo di Scienze Lettere ed Arti di Bergamo. Insomma, di tutto e di più. Fra le molte opere pubbliche da lui realizzate si ricordano l’ospedale psichiatrico di Bergamo (oggi sede dell’azienda sanitaria locale) e la casa di ricovero (sorta in località Clementina nel 1915 e demolita nel 1981).

 

Angelo Sesti
(Bergamo 1881 – 1937)

Figlio di un capomastro del Canton Ticino frequentò la Tecknische Hochschule di Karlsruhe in Germania e al suo ritorno a Bergamo, lavorò con il fratello che aveva assunto la conduzione dell’impresa edile paterna. Tantissimi gli edifici privati che portano la sua firma, intrisa di soave liberty e virtuoso decò, tra cui le case di abitazione fra via Baschenis e via San Giorgio, le quattro Case Pesenti di via Frizzoni, la Villa Goggia in viale Vittorio Emanuele e la Bassiana in via Nullo, costruita per l’allora senatore Bassano Gabba.

 

Sandro Angelini
(Bergamo 1915 – 2001)

I più lo ricordano in maniera molto vivida, come se ancora passeggiasse in via Arena, nella casa acquistata dal padre Luigi e rivelatasi uno scrigno di tesori di epoca romana e medioevale oltre ad aver ospitato le lezioni caritatevoli musicali di Johann Simone Mayr, che forgiò Gaetano Donizetti, portandolo a divenire il genio che tutti conosciamo. A tal proposito si ricordano la collaborazione dell’Angelini al Teatro delle Novità di Bindo Missiroli e all’allestimento del film Il cavaliere del sogno (1946), ambientato proprio a Bergamo e dedicato a Donizetti. In città diresse importanti restauri, tra cui quello della Cittadella viscontea e del Palazzo Roncalli, mentre la sua innovativa progettualità la ritroviamo a Bergamo, sia in edifici sacri (ad esempio la Parrocchiale della Celadina a Bergamo) che pubblici (palazzo della Borsa Merci) e privati. Compì spedizioni all’estero ed assolse incarichi impegnativi e prestigiosi per conto dell’Unesco e di altri istituti internazionali e si dedicò alla stesura di molte opere monografiche di storia locale, oltre a promuovere una collana di studi specialistici dedicata ai pittori bergamaschi, ancora oggi fonte imprescindibile per il loro studio e approfondita conoscenza.

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