Tra regali e parenti

10 frasi sul Natale in bergamasco

10 frasi sul Natale in bergamasco
26 Dicembre 2014 ore 08:00

Frastornati dalle code nei Centri Commerciali, accecati dalle luminarie e minacciati dai Babbo Natale rampicanti, anche i bergamaschi stanno arrivando al Natale. Una festività che non tutti aspettano, e vivono, nello stesso modo. Perché in fondo il passaggio dalla grotta di Betlemme ai selfie con berretto su Facebook per qualcuno è stato traumatico. E per qualcuno non c’è mai stato. Tra presepi fatti e non fatti, alberi di polistirolo e abeti da ripiantare, muschio sintetico o raccolto nei boschi, c’è chi non vede l’ora che la ricorrenza arrivi, e c’è chi vorrebbe addormentarsi e svegliarsi all’Epifania. Come raccontano queste frasi di avvicinamento, una sorta di calendario dell’avvento piuttosto laico e non sempre gioioso. Ma poi Natale arriva davvero. E ancora una volta mette tutti d’accordo.

 

1) Dopo i ferie l’è zamò Nedàl

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C’è qualcosa di profondo in questa serena e concisa riflessione sullo scorrere rapido del tempo. Anche se, conoscendo il carattere parsimonioso dei bergamaschi, forse è anche una meditazione su due esborsi notevoli e ravvicinati.

 

2) St’an fó gnach ü regàl

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Orgogliosa affermazione, diffusa ai conoscenti già prima di novembre, da chi proclama la propria avversione all’idea consumistica del Natale. Naturalmente è la stessa persona che incontrate la vigilia, piegata sotto il carico dei pacchetti.

 

3) Me öle negót

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Altra affermazione orgogliosa, di segno uguale e contrario. L’errore più grave è, naturalmente, prenderla in parola. Rovinereste un’amicizia, perché chi lo dice lo fa solo per essere contraddetto. A suon di regali.

 

4) O maiàt fò la tredicesima

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Constatazione, tra l’economico e l’esistenziale, di chi si ritrova senza un soldo ben prima di Natale. Può anche essere detta con tono leggero, indotto dalle libagioni, nelle numerose vigilie da passare al solito bar con gli amici.

 

5) À mia ‘n centro

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Premurosa raccomandazione agli automobilisti che si accingono agli ultimi acquisti natalizi. Chi per caso non avesse ascoltato l’avviso, prova spesso sensazioni e stati d’animo che sono poco in sintonia con la serenità del momento.

 

6) Ma tóca èd töcc i parécc

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Nessuno mette in discussione l’animo generoso e bonario del bergamasco. Ma la sua attitudine alle relazioni umane, già non eccelsa, è messa a dura prova dalle tavolate interminabili, in cui deve conversare con parenti che non sapeva nemmeno di avere.

 

7) Nedàl ü pass de gal

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Celebre e classica frase meteorologica che indica il lieve allungarsi delle giornate. Da pronunciare con conoscenti incontrati per caso, se si vuole fare sfoggio di cultura bergamasca. I più arditi possono aggiungere “Pasquèta ön’ urèta”.

 

8) I ‘mpostùr de mesanòcc

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La religiosità schiva e discreta del bergamasco non ama le ostentazioni. E giudica, a volte con eccessivo rigore, chi partecipa alle messe come quelle di mezzanotte nelle grandi basiliche. Ammesse invece quelle che si celebrano in minuscole chiese sui monti.

 

9) A Nedàl laüre

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Tre parole di drammatica intensità, che escludono chi le pronuncia da ogni incombenza o preparativo, perché sarebbe ingeneroso nei suoi confronti. Non stupisce che a volte siano pronunciate con una sfumatura di imprevisto sollievo.

 

10) Regórdet de mèt dét ol Bambì

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C’è un vuoto, in tutti i presepi, fino all’ultimo minuto della vigilia. In questa frase, scambiata prima di andare a letto, confluiscono tutte le corse, le delusioni, le arrabbiature e le attese. E forse riempire quel vuoto di tutti è il senso del Natale. Anche a Bergamo.

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