Da «Bröt in fassa, bel in piassa» a...

10 storici proverbi bergamaschi ancora di sorprendente attualità

10 storici proverbi bergamaschi ancora di sorprendente attualità
Viva Bèrghem 20 Febbraio 2016 ore 04:30

C’è una tale abbondanza di proverbi bergamaschi pubblicati in libri, almanacchi e persino pagine Facebook, da farci pensare che questa sia la nostra attività principale da secoli. Rafforza la convinzione la corposa “Raccolta di proverbi Bergamaschi”, stilata da Antonio Tiraboschi nel 1875. Alcuni di loro sono sopravvissuti, altri sono di sorprendente attualità. Ne abbiamo scelti alcuni, come spunti di riflessione. E li abbiamo riprodotti rigorosamente con la grafia dell’epoca. Dopo tutto la tradizione è la tradizione.

 

1) Bröt in fassa, bel in piassa

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C’è molto di noi, in questo proverbio apparentemente inoffensivo. Innanzitutto la tendenza a dire pane al pane e vino al vino: se un neonato è brutto è brutto. Ci salva però la nostra innata pietas, e alla sfortunata mamma lasciamo la speranza che il pargolo, da grande, migliorerà. [Trad: brutto in fasce, bello in piazza]

 

2) Bisogna lassà ’ndà ’nzó ’l Sère

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Proverbio con toponimo, illustra alla perfezione un fatalismo che fa parte della nostra natura più profonda. Non si può invertire il corso delle cose, e nemmeno quello di un fiume. [Trad: bisogna lasciar scorrere il (fiume) Serio]

 

3) Solć e amìs i è la metà de quel ch’i dìs

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Montanari sì, creduloni no. Siamo abituati a valutare le affermazioni col bilancino, e non ci lasciamo certo impressionare da chi si vanta. Dopo avere fatto la tara però, in generale giudichiamo l’interlocutore con benevola indulgenza. [Trad: soldi e amici sono la metà di quello che si dice]

 

4) A fabricà ’n piassa chi la öl volta, chi la öl bassa

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Sono numerosi i detti che appartengono alla sfera dell’edilizia, per motivi di codice genetico. Da questo in particolare emerge la tendenza a considerare di poco peso l’opinione altrui, spesso contraddittoria. [Trad: quando si fabbrica in piazza, c’è chi la vuole alta e chi la vuole bassa]

 

5) Antet caagna che ’l manec l’è rót

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Come s’è già capito, la nostre indole umile e riservata non gradisce i gradassi. A loro è riservata questa drastica condanna, sibilata tra i denti dopo un’esibizione arrogante. [Trad: vantati cesta che il manico è rotto]

 

6) A pensà mal s’isbaglia de rar

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Non si può dire che l’ottimismo sia una delle nostre caratteristiche peculiari. Soprattutto con gli altri, nei confronti dei quali nutriamo quasi sempre una sospettosa diffidenza. Che viene, purtroppo, confermata spesso dai fatti. [Trad: a pensar male si sbaglia raramente]

 

7) In del piò bel de l’oselanda ’l mör la sïèta

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Alcune volte invece tutto sembra andare bene, gli affari vanno a gonfie vele, il mondo ci sorride. Invece è proprio il momento di temere un rovescio, come perdere il richiamo quando gli uccelli abbondano nel roccolo. [Trad: al culmine dell’uccellanda (la caccia al roccolo), muore la civetta]

 

8) I fala a’ i préć a dì messa

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La nostra fede cattolica ci fornisce in questo caso un esempio di tolleranza, rivolto a chi sbaglia. Nel corso del tempo, il detto non ha perso efficacia. Ne ha, semmai, guadagnata. [Trad: sbagliano anche i preti a celebrare la messa]

 

9) Ai sćèć as’ ghe n’ dà de spès

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Conforta il pensare che anche due secoli fa i figli richiedessero notevoli investimenti affettivi ed economici. Oggi, forse, la situazione è aggravata dal raggiungimento differito dell’era dell’indipendenza, che allora si collocava a circa 12 anni. [Trad: ai figli gliene diamo spesso (di soldi)]

 

10) Al val piò la pràtica che la gramàtica

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Questa potrebbe essere una scritta posta all’ingresso della città. Da sempre diffidiamo di chi non “usa le mani”, e parla di argomenti che conosce solo in teoria. Vedansi le canoniche discussioni tra muratori e geometri, o ingegneri. [Trad: vale di più la pratica della grammatica]

 

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