Dalla storia all'arte

5 musei di Bergamo perfetti per una grigia giornata d’autunno

5 musei di Bergamo perfetti per una grigia giornata d’autunno
18 Novembre 2016 ore 04:30

17Pioggia, vento, nebbia e più in là anche la neve… Brr, che freddo! Eppure autunno e inverno ci piacciono perché l’atmosfera ovattata che li contraddistingue è molto intima e ci regala “calde” sensazioni che sanno di casa e di famiglia, dove la cioccolata con la panna diffonde i suoi aromi, tra una coperta e l’altra, oppure impera la pizza d’asporto il sabato o la domenica sera, prima della visione di un film o di una partita a carte tutti insieme. E per i pomeriggi di tutti i lunghi weekend che ci apprestiamo a vivere dove andremo, cosa faremo, come trascorreremo il tempo con i nostri bimbi, i nostri innamorati e i nostri più cari amici? Al multisala, a fare vasche al centro commerciale o rintanati in un bar in città alta per i più tradizionalisti; in montagna a sciare e ciaspolare o in piscina o meglio ancora tra il caldo ed il freddo di una spa per i più originali o magari imbarcandoci su di un low-cost (prenotato con largo anticipo, altrimenti dov’è la convenienza?) alla scoperta di una delle capitali del vecchio continente ormai a portata di mano e di tasche.

E vicino a casa? A pochi passi da noi non c’è nulla che valga la pena visitare in maniera accurata e magari anche educativa per i nostri bimbi? Centri storici, chiese e basiliche, ma soprattutto un patrimonio permanente, che pare statico, ma che invece è vivo e godibile proprio grazie alla sua fruizione (il cui costo, per quello che rilascia e che sta poi a noi far fruttare, è davvero irrisorio!): stiamo parlando dei nostri musei, che, a distanza di secoli, ci raccontano la nostra storia sotto diversi punti di vista. Ce ne sono talmente tanti disseminati in città e provincia che francamente non sapremmo da che parte iniziare, quindi partiamo dai cinque civici di Bergamo, ovvero quelli facenti capo al Comune di Bergamo, per poi prossimamente irradiarci per tutto il nostro territorio.

 

Museo Civico Archeologico

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La fondazione del Museo Archeologico di Bergamo risale al 1561, ma l’attuale allestimento all’interno del complesso della Cittadella viscontea è degli anni Sessanta. L’attività è variegata e offre un ampio servizio didattico, rivolto a genitori e figli, organizza mostre a cadenza annuale, cicli di conferenze e attività divulgativa, oltre alla normale attività di ricerca e di scavo. Le sue sale raccontano la storia della città e del suo territorio, dalle origini al periodo Longobardo, narrate direttamente dai reperti esposti e dal commento che li accompagna. Le sezioni sono varie: «Preistoria e protostoria nel territorio di Bergamo» rende omaggio alla città ma anche a tutta la provincia (asce di pietra levigata, ceramiche e oggetti ornamentali rinvenuti in sepolture collettive, lingotti di bronzo dal ripostiglio di un fonditore, vasellame bronzeo di produzione locale e molto altro ancora). Il «Lapidario», invece, presenta la raccolta delle iscrizioni romane del territorio bergamasco (divise in sacre, funerarie e onorarie). «La città di Bergamo dalle origini al Municipium romano» è riletta tramite i siti simbolo su cui si imposta il centro storico (ceramiche, oggetti ornamentali e reperti di edifici rinvenuto in città durante le varie campagne di scavo, tra cui le terme e l’anfiteatro). E infine «L’età altomedievale nel territorio di Bergamo», che punta l’attenzione sul periodo longobardo (oggetti da toilette, fibule, spade, coltelli, umboni, speroni e oggetti ornamentali).

 

Museo di Scienze Naturali Enrico Caffi

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Amatissimo dai bergamaschi, tutti lo conoscono per il suo gigantesco Mammut che campeggia all’ingresso, ma nelle raccolte sono presenti alcune migliaia di esemplari pervenuti nelle collezioni civiche dall’istituzione del primo nucleo museale bergamasco costituitosi presso il Regio Istituto Tecnico nel 1861. Le «Collezioni zoologiche» raccolgono esemplari provenienti da tutto il mondo ed esemplari tipici della fauna bergamasca, ben rappresentando tutte e cinque le classi dei vertebrati (pesci, anfibi, rettili, uccelli, mammiferi), mentre tra gli invertebrati è di rilievo la collezione di artropodi, tra cui aracnidi e insetti (conservati sia essiccati che in appositi contenitori contenenti alcool). Alcuni reperti hanno notevole importanza storica, come l’ultimo orso ucciso in bergamasca e la colomba migratrice, uccello nordamericano estintosi all’inizio del Novecento. Le collezioni dedicate alle «Scienze della Terra» comprendono numerosi reperti provenienti sia dal territorio bergamasco sia dal resto del mondo e vantano collezioni di pietre ornamentali, di minerali utili all’uomo e materiale di studio sulle pietre da costruzione. Le «Collezioni paleontologiche» comprendono oltre 55mila reperti, divisi tra la collezione «Paleontologia bergamasca» (fossili provenienti dal territorio orobico tra cui i fossili bergamaschi del periodo Triassico superiore) e quella «Paleontologia non bergamasca» (reperti e calchi provenienti da tutto il mondo). Infine le collezioni geologiche, divise tra petrografiche e mineralogiche (circa 600 specie). E poi, da non dimenticar,e un salto alla sezione etnografica, allestita nell’ambiente dedicato al Comm. Aldo Perolari, che nel 1989 ha donato un’importante collezione costituita da 413 oggetti riferibili a 86 culture dell’Africa sub-sahariana sui 1200 oggetti. Di particolare interesse gli oggetti appartenuti a Costantino Beltrami, scopritore delle sorgenti del Mississippi, a cui va il merito di avere raccolto materiale rituale delle popolazioni amerindie.

 

Orto botanico Lorenzo Rota

Data la stagione, l’area è chiusa al pubblico fino alla primavera prossima, sia quella madre in Colle Aperto al culmine della Scaletta all’interno del Forte di San Marco, che la dependance in Val d’Astino, la cosiddetta Valle della Biodiversità, ma gli operatori del museo sono da sempre attivissimi con visite a tema, incontri e laboratori per i più piccolini, oltre ad una lodevole attività di condivisione e partecipazione che sfrutta i locali in cui si può stare riparati e al calduccio durante tutta la brutta stagione, che sono la Sala Viscontea e la Polveriera veneziana. L’allestimento in Città Alta è diviso in aree tematiche dedicate alla flora autoctona, dalle piante dei boschi di latifoglie mesofile alle alpine, da quelle di ambienti acquatici alle nitrofile e ruderali. La collocazione, per esposizione, temperatura, insolazione, umidità, dimostra condizioni microclimatiche favorevoli alla crescita di specie di climi differenti: esotiche, autoctone (suddivise in micro habitat che vogliono evocare gli ambienti di crescita) e mediterranee (sia in coltivazione, sia spontanee, sia naturalizzate).

 

Accademia Carrara

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L’Accademia Carrara è l’unico museo italiano composto da lasciti di importanti collezionisti privati, tra cui i conti Giacomo Carrara e Guglielmo Lochis, Giovanni Morelli e Federico Zeri. Istituita nel 1794, come complesso unico di Pinacoteca e Scuola di Pittura, poté proseguire la sua attività anche dopo la morte del suo fondatore, il conte Giacomo Carrara, che per volontà testamentaria le lasciò ogni suo avere e la raccomandazione che alla sua morte la gestione passasse ai membri delle famiglie aristocratiche bergamasche, la cosiddetta Commissarìa. Il palazzo che ospita le raccolte fu completato nel 1810 su progetto dell’architetto Simone Elia e inglobava nella nuova costruzione il piccolo edificio che aveva ospitato la Scuola di Pittura dai tempi di Giacomo Carrara, ma all’inizio del Novecento venne realizzata una nuova ala, nel giardino retrostante, destinata ad ospitare la Scuola di Pittura. Il nuovo allestimento (28 sale su due piani, oltre ai diversi servizi distribuiti a piano terra) privilegia una suddivisione cronologica e per scuole regionali e vanta opere di Botticelli, Mantegna e Raffaello al primo piano e di Lotto, Moroni, Fra’ Galgario, Hayez al secondo. Non basta una sola volta per poterla visitare, ma abbiamo tutto l’inverno davanti.

 

GAMeC

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E usciti dalla pinacoteca, basta fare pochi passi dirimpetto l’edificio e oplà: siamo dentro l’area della Galleria d’arte moderna e contemporanea, che occupa il quattrocentesco Monastero delle Dimesse e delle Servite, recupero nei primi anni Novanta destinando 1500 metri quadrati a spazi espositivi, che negli ultimi due decenni hanno ospitato mostre e allestimenti temporanei dedicati all’arte moderna e contemporanea (le ultime sono state rispettivamente Palma il Vecchio e Malevic). I suoi intenti di valorizzare, incrementare e promuovere il patrimonio dell’Accademia Carrara relativo al Novecento e organizzare attività e manifestazioni che favoriscano una promozione culturale di elevata qualità la rendono un polo di attrazione in Italia e all’estero. La sua Collezione Permanente si articola in alcuni nuclei principali: la Raccolta Spajani (opere di Balla, Boccioni, de Chirico, Kandinskij, Morandi), la Collezione Manzù (sculture, dipinti, disegni e incisioni), la Raccolta Stucchi (con particolare riferimento ai maestri dell’Informale). Il patrimonio di GAMeC è inoltre arricchito dalla Raccolta di medaglie contemporanee, dal Fondo e dall’Archivio Nino Zucchelli e dalla Raccolta Fotografica Lanfranco Colombo.

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