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Il Seminario, 50 anni di storia

Il Seminario, 50 anni di storia
09 Novembre 2017 ore 06:40

Domenica scorsa sono stati festeggiati i cinquant’anni del Seminario di Bergamo, la cui mole si erge sul colle di San Giovanni, tra le vie Arena, San Salvatore e delle Mura. La storia dell’edificio in sé è piuttosto recente: costruito a partire dal 1820 e inaugurato il 5 novembre 1967 durante l’episcopato di Giuseppe Piazzi.

Il primo seminario. La sua presenza in città, invece, in termini di istituzione, risale al 1567 e all’epoca vantò il primato di essere il settimo fondato in Italia e nel mondo. A partire dal 1572 e per i successivi 250 anni la sua sede fu l’attuale Seminarino, ubicato tra le vie Tassis e del Seminarino, affacciato sulla Boccola, rispondendo alle prescrizioni del Concilio di Trento. A pochi anni dall’apertura era frequentato da una media di 20-25 giovani, mentre al tempo del vescovo Gregorio Barbarigo (1657-’64) il numero salì a oltre 70 alunni.

I Veneti e gli Asburgo. Purtroppo con la fine della dominazione veneta (1797) per mano francese, governo quest’ultimo connotato da uno spirito fortemente anticlericale, il Seminario venne chiuso per due anni (1798-1799) e anche durante la presenza asburgica – nonostante il crescente afflusso di iscritti – sorsero pesanti rotture e forti contrasti, motivati anche dal tipo di corsi teologici rientranti nel programma scolastico.

Il ritorno alla tradizione. Il ritorno a una formula più tradizionale, ben digeribile dai governi che si succedettero, si deve al vescovo Gaetano Camillo Guindani (1879-1904) e a seguire a Giacomo Maria Radini Tedeschi (1905-’14) e infine ad Adriano Bernareggi (1932-’53). Il vescovo Giulio Oggioni (1963-’77) aggregò i corsi alla Facoltà teologica milanese, mentre il successore Roberto Amadei (1991-2009), già rettore del Seminario, promosse una pastorale vocazionale, sfociata negli ultimi anni nell’accoglimento, a fianco delle sei classi di Teologia, di tre nuove scuole (le medie inferiori, il liceo classico e il liceo delle scienze umane a scelta economico sociale) ad oggi con un centinaio totale d’iscritti.

 

Il Seminarino

La prima sede del futuro Seminario è stata individuata in alcuni locali della vicinia di San Pancrazio, tra il Mercato del Fieno e via Gombito. Nel 1572 venne traslata stabilmente nella nuova sede in vicinia di San Matteo dal nome della chiesa, poi Cappella del Seminario, sorta sull’area di un tempio demolito alla fine del Cinquecento e risalente, per alcuni, a Carlo Magno. L’unico dato certo riguardo l’edificio è la pala d’altare della chiesa, opera di Marco Olmo, mentre tutti gli altri suppellettili sono di modesta maestranza. Il chiostro, adiacente l’oratorio, a cui si accede tramite un bellissimo portale barocco, risale al 1643 e presenta colonne di ordine toscano nelle arcate di terra e in quelle superiori, raggiungibili da una scala visibile al centro dell’area. Lungo le pareti sono stati collocati stemmi di Vescovi, frammenti di colonne e di architravi, lapidi dedicatorie, ex voto, mentre nel cortile inferiore sono state ritrovate alcune tombe medioevali nel corso degli anni Ottanta del Novecento.

Dopo la sua dismissione per la conclusione del nuovo cantiere sul colle di San Giovanni, venne istituita al suo interno una Unione Diocesana di alto valore ascetico ed intellettuale con compiti di assistenza ai giovani, di diffusione delle congregazioni mariane e di ferventi predicazioni. Tra gli ospiti illustri vi fu anche il futuro San Giovanni Bosco, intervenuto sia per predicare servizi spirituali, che per sostenere le iniziative a favore della gioventù.

L’oratorio, invece, risale al 1890 circa, voluto dal canonico Francesco Cossali sulle basi impostate da don Angelo Ghidini, che promosse anche rappresentazioni filodrammatiche e pionieristiche proiezioni cinematografiche all’interno del teatro ricostruito ex novo nel 1933 su progetto dell’ingegnere Leone Vassalli. Oggi il Seminarino è l’oratorio e cinema di Bergamo Alta e alcune delle aule sono ad uso dell’Ateneo universitario.

 

Prima dell’attuale Seminario

Che Bergamo sia una città stratificata si sa da tempo, così come che tutti gli edifici del centro storico poggino le loro fondamenta su di un substrato millenario. Anche sotto l’attuale seminario si trovano sepolti duemila anni di storia: dal sito protostorico all’arena romana, attorniata da strade e botteghe (quelle che bloccano da anni il cantiere archeologico di via San Salvatore); dalle antiche chiese di San Martino (distrutta) a quelle di San Giovanni in Arena (sul colle di Arena) e di Santa Maria del Monte Santo (inglobate nell’attuale) oltre al monastero delle Dimesse; dal vigneto di Tachimpaldo alle case medioevali dei La Crotta (da cui il nome del parchetto ai piedi del versante di nord-ovest); dalla possente fortificazione viscontea della Cittadella – composta dai corpi di fabbrica dell’Hospitium Magnum e della Firma Fides e intercalata dalle torri Scaraguaita (l’unica superstite che dà sul viale delle Mura), dell’Iscrizione (poi detta di San Marco) e Mirabella – fino alla sede del Capitano veneziano; dalle case Cassotto, Gualdo e Albani fino ai palazzi Lolmo, Solza e Vimercati Sozzi.

 

Il nuovo Seminario

I progetti per il nuovo edificio sono stati molteplici in conseguenza anche delle diverse implementazioni susseguitesi: in archivio storico sono conservati i bellissimi disegni dell’architetto Giovanni Francesco Lucchini, superati dai progetti di Giacomo Bianconi, che però vennero solo parzialmente realizzati per la mancanza dei fondi sufficienti sotto la direzione del canonico Marco Celio Passi, per proseguire con quelli dell’architetto prof. Don Antonio Picinelli (ampliamento della chiesa e innalzamento della cupola) e dell’architetto De Beni (ampliamento del ginnasio). Le fasi finali, concluse entro il 1966, spettano invece agli architetti Vito Sonzogni e Giuseppe Pizzigoni, con la collaborazione di Baran Ciagà e Bruno Gobbi. Esiste anche un progetto di seminario firmato da Giovanni Muzio e dall’architetto Sesti, redatto negli anni Cinquanta, che non fu però realizzato perché ritenuto eccessivamente d’impatto sul colle.

È stato dedicato alla figura di papa Giovanni XXIII, che studiò e insegnò nell’istituto: la grande statua del pontefice posta nel cortile d’ingresso è opera di Stefano Ferrari del 1966. L’edificio odierno occupa in altezza ben otto livelli, collegati ognuno da due gallerie anulari, sia pedonali sia adatte a consentire il passaggio di contenitori meccanici. Al suo interno vi sono una chiesa, una palestra, il teatro, le cucine e i refettori ipogei, da un lato, mentre dall’altro il ginnasio, il liceo destinato alla formazione dei sacerdoti, le sezioni delle aule propedeutiche e di teologia e la biblioteca dall’altro.

Il fulcro della composizione è costituito dalla chiesa, che ha pianta ellissoidale ed è pensata come una grotta: si apre sul sagrato mediante una facciata dominata da un’apertura vetrata di ordine gigante e l’aula liturgica presenta una struttura portante in archi e volte in cemento armato, che indirizzano lo sguardo verso l’altare.

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