Come è nata l'idea

50 cartoline della Bergamo che fu

50 cartoline della Bergamo che fu
14 Maggio 2016 ore 03:30

Siamo abituati a guardare la nostra Bergamo nell’aspetto che porta oggi, con le sue abitudini contemporanee rigorosamente a colori. Ma il progetto Bergamo di una volta, curato dal docente del Leonardo da Vinci Roberto Scudeletti, ci invita, con la sua collezione di cartoline, a fare un passo indietro e a tornare a quel passato in cui, lungo Viale Papa Giovanni XXIII, calessi e automobili scorrevano gli uni accanto alle altre; e a dirigere il traffico in Porta Nuova non c’erano i semafori, ma un vigile ben piantato su un cubico piedistallo di cemento.

Come nasce l’idea. Il professore Scudeletti colleziona cartoline da circa quindici anni. La passione è nata quando, entrando in contatto con la Biblioteca di Ponte san Pietro (suo Comune d’origine), il responsabile dell’archivio storico Giovanni Cardani gli ha permesso di avvicinarsi e interessarsi alla storia locale del paese. «Da lì ha avuto inizio la ricerca del materiale e attualmente, tra aste online, mercatini, fiere e convegni sono arrivato a collezionare circa un migliaio di cartoline», spiega Roberto che, con la sua mole di materiale, ha deciso di avviare il sito online C’era una volta Ponte San Pietro. Col tempo l’idea si è fatta sempre più solida e il progetto è stato esteso anche a Bergamo, dove la quantità di materiale reperibile rende la ricerca notevolmente più corposa: della città orobica, ora, possiede circa 400 cartoline. E ciò che era nato per pura e semplice passione personale si è trasformato in un fenomeno social che sulla piattaforma più celebre di tutti i tempi, sotto il nome di Bergamo di una volta, raccoglie circa 100 like a settimana.

Cartoline di ieri, cartoline di oggi. Le più antiche cartoline collezionate risalgono a fine Ottocento, coincidendo con i primi sviluppi delle immagini illustrate. Le più recenti, invece, ritraggono i non così lontani anni Ottanta. Queste ultime, spiega Scudeletti, sono quelle che riscontrano più successo: «La gente si ricorda di quella Bergamo, l’ha vissuta, ne ha fatto parte. Forse per le persone è importante poter pensare mi ricordo di quel posto. Questo crea un attaccamento più forte alla cartolina». Che riportino fedelmente tempi recenti o quelli un po’ più antichi, comunque, ogni cartolina genera negli appassionati un flusso di ricordi e di confronti, da cui prende vita una spirale di commenti  che non fa altro che confermare un sentimento che costituisce un evergreen nella gamma delle sensazioni umane: la nostalgica curiosità verso il passato. «C’è sempre il malinconico che sottolinea che era meglio una volta. A me invece piace far notare che è bello guardare al passato ma tendendo comunque un occhio al presente e soprattutto al futuro. Non voglio che diventi un’occasione per denigrare quello che c’è adesso. Quello che c’è stato c’è stato».

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