Viva Bèrghem
La rinascita di un luogo

Al Dopolavoro, locale di successo nella silenziosa Crespi d’Adda

Al Dopolavoro, locale di successo nella silenziosa Crespi d’Adda
Viva Bèrghem 28 Giugno 2016 ore 11:49

Se si dà un’attenta sbirciata al cortile esterno del locale, s’intravedono ancora i capitelli che anni fa delimitavano il campo di bocce su cui venivano a sfidarsi gli abitanti di Crespi d’Adda. Alla fine di una giornata passata nell’opificio tessile, la forza-lavoro del villaggio giungeva infatti qui, al Dopolavoro, a svagarsi con una partita a briscola, con un tiro a biliardo o con un bicchiere o due di vino. E anche se si tratta di una tradizione ormai superata, le stanze di quella struttura un tempo nevralgica sono tornate a rivivere attraverso la passione e la tenacia dei ristoratori che oggi le popolano. E che ce le hanno raccontate.

Il villaggio operaio e la lotta fra passato e futuro. Crespi d’Adda regala sempre a chi arriva la sensazione che non sia mai il momento opportuno per parlare a voce troppo alta, come se una coltre invisibile lo proteggesse dal fluire del disordine cosmico. Sarà che è patrimonio UNESCO dal 1995, o che il suo cimitero è protagonista delle più macabre leggende metropolitane. Ma in questo esemplare villaggio operaio fondato nel 1878, nessuno, ad eccezione delle comitive di turisti over 65 in visita guidata, sembra azzardarsi a sbilanciare l’equilibrio di silenzio. Una bolla di quiete che lo ha protetto dalla smania di costruzione che si è invece riversata senza freni sulle confinanti Capriate San Gervasio e Brembate. Una premura che ha però finito per soffocare anche le iniziative che ne avrebbero valorizzato il senso storico e artistico e che ha ridotto talvolta il villaggio ad una meta valida solo nei giorni festivi, e solo per qualche ora. Finché l’anno scorso qualcosa è cambiato.

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La rinascita del Dopolavoro. Il 31 maggio del 2015 Giuseppina Parma ha ridato infatti vita al Dopolavoro, trasformando l’antico ritrovo degli operai in un ristorante-pizzeria che oggi ospita ben 146 posti a sedere. Qui si accontentano i palati di tutti, che si tratti di pietanze tipiche o di sapori marittimi. «Nella nostra cucina ci sono due cuochi: uno è delle nostre zone, mentre l’altro viene dalla Sardegna. Questo ci permette di inserire nel menù una cucina sia regionale che mediterranea e la gente sembra apprezzare la duplice offerta». Ovviamente non ci si dimentica di chi ama il piatto italiano per eccellenza, anzi. La pizza è diventato da subito un cavallo di battaglia, con grande sorpresa dei proprietari stessi che, approdati per la prima volta l’anno scorso nel mondo della ristorazione, hanno scoperto a locale ormai aperto al pubblico il talento del pizzaiolo scelto. «Era così buona», dicono ora ridendo, «che abbiamo sperato non si fosse trattato di un caso».

 

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Il successo degli esordienti. Con un locale che fa ormai il tutto esaurito ogni weekend, viene difficile credere che Giuseppina e il suo compagno non abbiano mai fatto questo lavoro prima di quel maggio 2015. Eppure, per loro che dirigono da sempre un’azienda grafica, l’avventura a Crespi d’Adda rappresenta una seconda attività: tutto ciò di cui si sono muniti prima di cominciare è stato il consiglio di un amico esperto. «Abbiamo imparato poco alla volta, la nostra stessa intenzione era quella di crescere pian piano. Noi non avevamo nemmeno idea di dove si facesse la spesa, quanto occorresse comprare. Ci ha dato una mano un caro amico, inserito nel settore da anni. Quanto al resto, abbiamo aggiunto alcuni presupposti nostri. Il più importante? Non offrire ai nostri ospiti qualcosa che personalmente non mangeremmo mai. Siamo noi i primi clienti del nostro locale». Il personale, qui Al dopolavoro, oltre ad aver preso i clienti per la gola, si è occupato anche di coccolare la vista: l’arredamento è un mix di elementi diversi che si fondono in un insieme coerente e piacevole, tra la costante presenza del legno che rimanda a «un’osteria per amici» e i dettagli semplici ed eleganti che regalano un vero tuffo nei bistrot francesi più antichi.

 

 

Un’idea partita più di vent'anni fa. E se è vero che un locale così ben riuscito certo non può essere frutto di un progetto-lampo, l’assunto è sensato più che mai in questo caso, considerando che l’idea di aprire l’attività è stata in incubazione dal 1983 al 2008, anno in cui sono iniziati i lavori di ristrutturazione. Ma come mai ci è voluto tanto? «Crespi d’Adda è tutelato da un piano regolatore particolareggiato dal Comune, e quando si lancia un’iniziativa, qui, c’è un iter procedurale di 90 giorni. Basta che uno degli Enti implicati muova una critica al progetto che tutto si blocca». Questo è il motivo per cui Al Dopolavoro nella sua forma attuale rappresenta solo una parte del progetto inizialmente concepito, che comprendeva anche lo sfruttamento dei piccoli appartamenti collegati alla struttura. L’idea di un bed&breakfast, tuttavia, non ha trovato l'ok delle varie amministrazioni, almeno per ora. I cittadini di Crespi d’Adda sembrano invece apprezzare il successo del locale, che ha generato un continuo andirivieni di gente, tra turisti e fedeli visitatori. «Chi abita qui dice che Al Dopolavoro ha ravvivato l’atmosfera, che fa uno strano effetto vedere che c’è ancora movimento la sera. Noi crediamo che l’ideale sarebbe organizzare eventi, promuovere iniziative, dare spazio a qualche locale in più. Crespi d’Adda è un tesoro che è sottovalutato e che meriterebbe di essere scoperto».

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