Stefano De Gaspari e Martina Mafezzoni

Artisan Cafè in via San Bernardino Un bar che è mille cose, tutte belle

Artisan Cafè in via San Bernardino Un bar che è mille cose, tutte belle
05 Dicembre 2015 ore 09:45

[Foto di Antonio Milesi]

 

Bar, negozio e spazio eventi. 360 metri quadrati polivalenti di stile e cura maniacale per il dettaglio e per tutto ciò che è bello e buono: è questo lo scenario che si presenta appena si apre la porta di via San Bernardino 53 a Bergamo. Dell’ex Caffè Letterario di cui l’Artisan Café ha preso il posto, nessuna traccia. Ma proprio nessuna, perché «tutto è stato rifatto, i pannelli che una volta ricoprivano i muri sono stati tolti ed è venuto in superficie un arco di mattoncini rossi e travi di legno e acciaio», racconta Stefano De Gaspari, titolare del locale insieme a sua moglie Martina Mafezzoni.

 

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Le altre avventure. Già conosciutissimi nell’ambito della movida bergamasca, dopo essersi incontrati dietro il bancone del Tassino, nel 2004 Stefano ha l’idea di aprire lo Tsunami, primo sushi-bar della città, e successivamente, gomito a gomito con la sua dolce metà, il Cafeteria di Treviolo, ristorante e lounge bar meta di feste universitarie, social, a tema, varie ed eventuali. Una giovane coppia di imprenditori (39 anni lui e 36 lei) con un talento innato nel prendere e avviare attività dal carattere ben definito. Sembrerebbe quasi una sfida, la loro, tesa a cogliere e rilanciare ogni volta un locale per poi passare ad altro una volta raggiunto il successo.

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Mangiare (e bere) bene, con originalità. Ma in questo caso è diverso. «Siamo cresciuti e avevamo voglia di un luogo che ci rispecchiasse – spiega Stefano – basta posti stereotipati per megabuffet e apericena. Noi siamo contro lo spreco e abbiamo voluto applicare questo concetto etico anche al food & beverage. Qui si può scegliere cosa mangiare, quanto mangiare, come spendere, quanto spendere, perché serviamo tapas di moltissimi tipi, anche vegane e vegetariane, ed è tutto preparato e cotto al momento». Sulla qualità della cucina, sulla freschezza degli ingredienti e dei piatti, infatti, non c’è nulla da eccepire, visto che la cucina è separata dalla sala solo da una vetrata, in bella vista oltre il bancone di cemento armato lungo 9 metri, da cui spuntano da una parte il barman e dall’altro i cuochi.

Aperti dalle 7.30 della mattina fino a mezzanotte, offrono anche pasti molto ricercati, con la chicca in più di poter ordinare anche solo mezza porzione di primo o di secondo (o due mezze porzioni di uno e una porzione dell’altro, insomma a misura di cliente): «Vengono a pranzare qui molti professionisti della zona, adulti di passaggio, ma anche studenti, che finalmente possono spendere per un piatto sano e nutriente quanto spenderebbero per piadina e bibita» dice Martina. «Abbiamo anche una lista di cocktail sui generis – prosegue Stefano – come i drink anni Trenta rivisitati, infusi alcolici di gin, tè verde e cioccolato o tè verde e vaniglia, bitter alla cannella e sciroppi handmade. C’è una grande ricerca per ogni particolare, sia dal punto di vista estetico che gastronomico, perché sono fermamente convinto che mille particolari di qualità fanno la differenza». E, in effetti, è impossibile non notarlo.

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I mobili di design, ma fatti a mano. La filosofia dell’handmade è protagonista sotto ogni punto di vista: «Artisan Café è proprio un inno all’artigianato – continuano i titolari – tutto qui è fatto a mano. Non abbiamo chiamato nemmeno l’architetto per aiutarci nella progettazione del locale, perché abbiamo studiato, misurato, ristrutturato, tinteggiato e costruito tutto noi (salvo gli impianti e tutto ciò che necessita di certificazione, ça va sans dire): i tavoli sono realizzati da assi di bancali con un Tetris di tre strati differenti; i tavolini, la libreria e altri complementi d’arredo sono moduli ripetibili di ferro e legno; altri tavoli presentano una lamiera di ferro lavorata come fosse un foglio di carta e inserita nel legno».

Tutto, ma proprio tutto, è frutto dell’hobby che Stefano divide con Alessandro Cortinovis, fondatore insieme a lui di HMD Factory (acronimo di Hand Made Design). «Tempo fa, quando mi ha detto che aveva voglia di provare a costruire qualche mobile da solo, pensavo che avrebbe fatto un bauletto, uno sgabello, insomma qualcosa di semplice – scherza Martina – non mi sarei mai immaginata che sarebbe diventato così bravo». Il suo segreto? «Passione e curiosità. Mi piace studiare, approfondire, sperimentare – confessa De Gaspari – i giapponesi sono dei maestri negli incastri e nelle bruciature che creano effetti di nero profondo incomparabili». Sono opera del suo ingegno artigianale anche l’arco di legno (una rivisitazione della lampada Arco di Achille e Pier Giacomo Castiglioni),  le sedie anni Settanta rivestite con manicotti antincendio o cinture di sicurezza, i divani del dehors e anche le lampade lavorate con tubi idraulici zincati a forma di omini e dinosauri. «Altre cose invece le abbiamo recuperate, come divani e poltrone vintage in sala, le stoviglie e i bicchieri, che abbiamo acquistato in mercatini d’antiquariato – mostra la titolare – a noi piacciono i servizi colorati, tutti diversi, dall’anima bohémienne».

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Per il futuro, un negozio di artigiani. Stesso stile e stessa cultura anche oltre il corridoio e oltre i primi 110 metri quadrati che dividono il locale dal resto dello spazio. «Da inizio 2016 apriremo anche un’altra area al pubblico, che sarà quella dedicata al negozio – i proprietari dell’Artisan Café sono una fonte inesauribile di sorprese – nello specifico, ci saranno vari corner di artigiani (in previsione, potrebbero essere dieci) che potranno usare per mettere in mostra i loro capolavori. In più, da gennaio sarà attiva anche una pagina di shopping online, perché tutto ciò che è esposto qui e nel locale è in vendita».

E una sala, per cose belle. Già funzionante, invece, la sala adiacente, dai mille volti: uno spazio adibito per ospitare eventi, riunioni, meeting, cene aziendali, corsi, ma soprattutto una ludoteca. «Ho intenzione di organizzare laboratori di pittura e di riciclo under 2 anni, feste per bimbi sviluppate sul tema della fiaba, percorsi per genitori su varie fasi (dall’infanzia all’adolescenza), spazio relax per mamme – è il sogno in progress di Martina, che ha deciso di dar voce al suo passato da educatrice teatrale – il pubblico dei bambini è il più difficile in assoluto, perché sono spontanei, immediati, non usano mezzi termini. Ho bisogno di un contatto costante col mondo dell’infanzia, su cui mi sono formata durante gli anni della scuola, allo stesso modo con cui ho bisogno del ritorno alla realtà a contatto con gli adulti». L’Artisan Café, inaugurato solo il 26 novembre, è già tutto questo. What else?

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