In alta Val Brembana

L’imponente Monte Masoni con due volti e due vette

L’imponente Monte Masoni con due volti e due vette
Viva Bèrghem 21 Agosto 2018 ore 08:00
Foto di Angelo Corna

 

In alta Val Brembana, lungo il tracciato che conduce ai Rifugi Longo e Calvi, si erge una montagna di notevoli dimensioni, bonaria e ricca di pascoli dal versante sud, rocciosa e frastagliata lungo il suo versante nord. È il Monte Masoni, situato a ovest rispetto alla Val Sambuzza e all’omonimo lago naturale che regala il nome a tutta la valle circostante. Come spesso accade, anche il Monte Masoni viene dimenticato in favore di montagne più conosciute e blasonate. Un errore, perché tra le sue vette, due per l’esattezza, entrambe di uguale altezza, si nascondono crinali erbosi e pascoli, che conducono alla cima transitando per sentieri poco frequentati, dove si possono facilmente osservare marmotte e stambecchi.

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La partenza. La via più facile per raggiungere il Monte Masoni vede il suo via da Carona. Seguendo l’ampia carrareccia (CAI 210), conosciuta da quasi tutti gli escursionisti, raggiungiamo il sempre caratteristico borgo di Pagliari. Un sentiero segnalato, con indicazione rifugio Longo, si snoda poco dopo la frazione e permette di evitare il tratto di jeepabile, che potrebbe risultare monotono. Alternando i tratti nel bosco con le belle vedute sull’alta Val Brembana continuiamo lungo il nostro percorso, fino a sbucare poco sopra il Lago del Prato, bivio tra i rifugio Calvi e Longo. Noi pieghiamo a sinistra in direzione di quest’ultimo, ricollegandoci alla larga mulattiera jeepabile. Superate alcune cascatelle, che scendono proprio dal monte Masoni, troviamo un paio di chilometri prima del rifugio un vecchio cartello CAI, con indicazione Passo di Venina. È il nostro sentiero, che sale ripido fiancheggiando la montagna lungo suoi pendii erbosi. Lo imbocchiamo, e con non poca fatica raggiungiamo il passo e il bellissimo panorama che lo contraddistingue.

Il Passo di Venina. Siamo a metri 2438, una quota già di tutto rispetto. Sotto di noi la Val di Venina e il suo lago omonimo, in lontananza le Alpi Retiche e davanti a noi l’ampia cresta che ci porterà alla vetta della nostra montagna. Seguendo il facile sentiero, tra saliscendi e traversi mai troppo difficili, costeggiamo la vicina Cima di Venina (m.2624), sulla cui vetta, facilmente raggiungibile in pochi minuti, troviamo un piccolo omino di sassi. Il panorama regala scorci sempre più belli, mostrando da questa angolazione le vette della vicina Valtellina: il Pizzo Badile, il Cengalo, il Disgrazia e nelle giornate serene il gruppo Ortles-Cevedale. Ripreso il nostro sentiero continuiamo, alternando tratti a mezza costa a pendi erbosi, fino raggiungere la prima cima del monte Masoni.

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Le vette del Masoni. Proseguendo lungo la cresta raggiungiamo una prima calotta erbosa, anch’essa considerata vetta. Questa montagna trova due vertici di uguale altezza, ma solo sull’ultimo cocuzzolo, a metri 2663, troviamo una piccola croce in legno a indicarne la cima. Per raggiungerla serve ancora qualche minuto di cammino, che sarà ripagato dai bellissimi paesaggi che le Orobie riescono sempre a regalare. Dalla cima è ben visibile in vicino Pizzo Zerna e la sottostante Val Sambuzza, possibile via di discesa esclusivamente per escursionisti esperti e alpinisti. Noi, dopo quasi quattro ore di cammino, possiamo sederci e gustare la pace e la riservatezza che questa montagna regala. E, se siamo particolarmente fortunati, attendere l’incontro con qualche stambecco curioso.

Varianti. Come già citato, se siamo escursionisti esperti, possiamo concludere la giornata con un giro ad anello. Abbandoniamo la croce di vetta per scendere a sinistra, prestando attenzione alle tracce di sentiero, non sempre visibili. Il tracciato diventa più ripido fino ad un canalone detritico, che va attraversato per raggiungere un breve tratto di roccette che immette nell’avvallamento erboso posto sotto di noi. Seguendo la via più intuitiva raggiungiamo il Passo del Publino e il vicino Bivacco Pedrinelli, dove un comodo sentiero (CAI 209) ridiscende lungo la Val Sambuzza fino ad incrociare il segnavia CAI 210 che ci permetterà di fare ritorno alla frazione di Pagliari e al sentiero comune all’andata.

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Conclusioni. Tra le montagne poste tra i rifugi Calvi e Longo, il monte Masoni è sicuramente tra le più interessanti. Molto spesso veniamo attratti dalle sagome delle montagne circostanti, come il monte Aga e il pizzo del Diavolo, dimenticando questa grande vetta, più riservata e solitaria. La sua posizione, estremamente panoramica, permette una visuale stupenda a 360 gradi su tutta la valle e le montagne circostanti. Il percorso ad anello tocca i 22 chilometri (poco meno di 20 chilometri per chi decide di tornare dal percorso comune all’andata), supera i 1500 metri di dislivello e richiede circa sei ore di cammino (andata e ritorno). L’escursione richiede un minimo di allenamento e di conoscenza della montagna, che in queste zone risulta poco frequentata.

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