Parte prima

Alla scoperta dei borghi di Bergamo #1

Alla scoperta dei borghi di Bergamo #1
31 Marzo 2017 ore 05:30

Bergamo città, con tutta la sua arte e la sua storia, non si divide solo – come noto a tutta Italia, con la celebre domanda: «De sura o de sota?» – in Alta e Bassa. Col susseguirsi dei secoli, la vitalità urbana si è sviluppata nei borghi, diramazioni che, sul colle come nella parte fuori dalle Mura Venete, costituiscono i primi quartieri, ciascuno con la propria geografia e la propria anima. Queste zone ricche di tradizioni popolari e identità, se osservate su una mappa, sembrano disegnare una mano aperta: Città Alta in primis, e poi Borgo Canale, Borgo San Leonardo, Borgo Pignolo e Borgo Santa Caterina. Scopriamone tre.

 

Borgo Canale

Il toponimo di Canale è documentato sin dall’anno 842 ed è sempre stato riferito al versante occidentale della città, esteso sia sul territorio di Castagneta che su quello della Val d’Astino. Il nome rimanda alla presenza dell’acqua e delle condotte idriche sotterranee, relative all’acquedotto realizzato in epoca romana. Il borgo rispetto agli altri ha sempre ricoperto una superficie vastissima, che dalla chiesa di Santa Grata inter vites e di Sant’Erasmo arrivava a comprendere anche il Corpo Santo di Curnasco, oggi comune autonomo, prima di connettersi con il territorio suburbano.

 

Borgo San Leonardo

In origine era denominato “Santo Stefano” ed è sempre stato il cuore pulsante della città al piano, oltre che il più esteso per superficie, grazie alla sua conformazione palmare: infatti, il crocicchio di Piazza Pontida vede tuttora partire le direttrici verso i diversi punti cardinali (le Cinque Vie), che sono via Broseta verso la porta Broseta e quindi Lecco e Como; via Moroni verso la porta Osio e quindi Milano; via San Bernardino verso la porta Colognola e quindi Treviglio; via Quarenghi verso la porta Cologno e quindi Crema e Cremona. Data l’importanza che rivestiva per l’intera economia cittadina, venne racchiuso nella cinta fortificata delle Muraine medioevali, che lo perimetravano nello spanciamento a sud-ovest e lo delimitavano dal borgo Sant’Alessandro a monte fino alla Contrada di Prato (attuale via XX Settembre). I suoi confini erano accompagnati dal corso di numerose acque: la roggia Serio alimentata dal fiume Serio, che dal monastero delle Grazie (attuale chiesa di Santa Maria delle Grazie) attraversava il borgo verso ovest, la Nova cavata dallo stesso Serio Grande in località Nembro che lambiva le porte di Cologno e di Osio, la seriola che veniva sempre dal Serio, ma detta di Santa Marta perché dal monastero delle Grazie alla Fiera poi passava sotto l’omonimo convento, e quella di Ponte Perduto cavata dal Serio, ma scostata dalla cinta murata.

Elevatissimo ancora oggi il numero degli edifici sacri al suo interno: la Parrocchiale di Sant’Alessandro in Colonna, la chiesa omonima (San Leonardo), gli edifici minori di San Defendente (demolita), della Madonna dello Spasimo (per tutti di Santa Lucia), di San Bernardino, di San Rocco, di San Lazzaro, di Santa Maria delle Nuvole, i conventi di San Martino degli Orfanelli (sconsacrato), di Santa Maria delle Grazie (restano la chiesa e due chiostri), di San Benedetto, Santa Chiara (sconsacrato resta la chiesa), San Giuseppe, Sant’Antonino (demolito), Sant’Orsola (demolito), Santa Maria di Borfuro (demolito), Santa Lucia (demolito, resta il brolo) e Santa Marta (in parte demolito, resta uno dei chiostri).

 

Borgo Palazzo

Il nome deriva dal palatium (palazzo) in riferimento a un edificio sorto in epoca altomedioevale dove pare alloggiassero gli imperatori carolingi con il loro seguito in caso di transito o sosta a Bergamo: gli storici lo collocano nei pressi del torrente Morla, in corrispondenza al sito dell’attuale palazzo Camozzi, dirimpetto la chiesetta di Sant’Antonio in foris (sconsacrata). Nelle cronache e relazioni di fine Cinquecento viene definito sotto borgo, insieme a quello di Santa Caterina, per la posizione periferica e come tale si delinea lungo la via omonima. Aveva palazzi ed edifici onorevoli, provvisti di ampi portoni con all’interno corti e vaste stalle e la cura delle anime era affidata alla chiesa di Sant’Alessandro della Croce. Rientravano nei suoi confini parecchi edifici ecclesiastici: la chiesa di Sant’Anna e l’oratorio della Concezione (sconsacrato), il monastero benedettino di San Fermo (resta la chiesa) e quello cappuccino di Santa Croce (ora pensionato), i conventi maschili di Sant’Alessandro dei padri Cappuccini e di San Francesco di Paola dei Padri Paolotti poi detto del Galgario (resta la chiesa). Vi scorrevano vari corsi d’acqua tra cui il torrente Morla proveniente da Valtesse, la roggia Morlana – cavata dal Serio che penetrava fino alla Fiera e il canale Roggia Serio – che permetteva il funzionamento di molini, tintorie e fornaci da calcina.

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