Dal Corno Zuccone a...

La primavera sulle Orobie, 3 itinerari

La primavera sulle Orobie, 3 itinerari
29 Marzo 2017 ore 08:45
Foto di Angelo Corna

 

Ormai siamo ufficialmente in primavera, la stagione perfetta per una bella passeggiata, approfittando del risveglio della natura con le prime fioriture e i suoi nuovi profumi. Ecco allora tre itinerari naturalistici sulle Orobie, semplici e adatti a tutti, che porteranno l’escursionista o il semplice camminatore in luoghi circondati di fiori e farfalle.

 

Da Reggeto al Corno Zuccone

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Il Corno Zuccone è una bonaria montagna, posta nel mezzo della Val Taleggio e accessibile – con soddisfazione – a tutti. La bassa quota permette di assaporare il tipico ambiente di media montagna, in questo periodo ricco di fioriture di crocus e narcisi. La partenza per questa facile escursione è Reggeto, frazione di Vedeseta, in Val Taleggio. Possiamo trovare parcheggio quasi alla sommità del paese, vicino a un vecchio lavatoio, dove inizia il sentiero che conduce alla vetta (CAI 152). Seguendo la strada agro-silfo-pastorale troviamo una vasca in pietra con data 1700, spesso circondata da viole e “occhi della madonna”. Dopo circa 45 minuti di cammino si esce del bosco, proprio sotto la parete strapiombante del Corno Zuccone, che da questo lato sembra quasi inviolabile. Seguendo invece il labile sentiero, si aggira la montagna e lungo il filo di cresta si raggiunge la vetta, posta a metri 1455, dove troviamo la Madonna delle Cime, costruita con le lamiere raccolte dopo i bombardamenti alle fabbriche Dalmine nel 1944. Nonostante la bassa quota, possiamo ammirare un bellissimo panorama che abbraccia tutta la Val Taleggio. Il ritorno avviene sul percorso comune all’andata.

 

Da Giongo ai Prati Parini

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Dalla frazione Botta di Sedrina è possibile percorrere un piacevole itinerario, che presenta spunti di interesse geologico e paesaggistico e che consente di immergersi in un ambiente tipico della bassa montagna bergamasca. Il percorso parte da via Giongo, dove si entra nell’omonima valle. La strada asfaltata diventa dopo poche decine di metri una mulattiera, caratterizzata da affioramenti di rocce calcaree bianche e rosate. Queste rocce caratterizzeranno gran parte dell’itinerario e sono di età giurassica, risalenti a più di cento milioni di anni fa, quando questa zona era coperta dagli oceani. Si attraversa il primo tratto di bosco caratterizzato dalla presenza del nocciolo, del carpino e della robinia. Una breve deviazione a destra porta ai resti del mulino Giongo, ora adibito a casa, che fino agli Anni Cinquanta macinava il granoturco per gli abitanti dei paesi vicini.  Ripresa la mulattiera principale, camminando nel bosco di latifoglie in cui si possono scorgere le bellissime fioriture tipiche di questa bella stagione, si raggiunge Cà Giongo. La mulattiera prosegue e ritorna strada carrabile.

 

 

Nei pressi di una piccola cascata si attraversa il torrente e si prosegue fino a un trivio. Si continua a sinistra, seguendo il sentiero segnalato con il numero 101 bianco, fino a incontrare una mulattiera in piano segnalata con il numero 205 rosso, che seguiamo fino a giungere ai piedi dei Prati di Rua. Qui si abbandona il sentiero per raggiungere, risalendo il prato su tracce non evidenti, il rudere che si scorge poco più in alto. Dietro questo antico insediamento parte l’ennesima mulattiera che conduce alla frazione di Rua Alta, dove oggi restano due grandi case ristrutturate. Non rimane che seguire il sentiero che conduce ai Prati Parini (m. 800) dove ci attende uno splendido panorama sulla bassa Valle Brembana. I Prati Parini sono anche un punto strategico per l’osservazione della migrazione dell’avifauna. Il ritorno può essere effettuato sul percorso comune all’andata, tuttavia è possibile chiudere l’escursione con un giro ad anello, proseguendo per la frazione di Cler, antico e pittoresco borgo sopra Sedrina. Da Cler si scende brevemente per la strada asfaltata fino all’evidente imbocco, sulla sinistra, di una bella mulattiera, da seguire fino alla contrada di Mediglio, dove lungo la strada asfaltata si torna rapidamente al punto di partenza. L’escursione, se effettuata nel suo percorso ad anello, copre una percorrenza di circa 3-4 ore. Non presenta particolari difficoltà ad eccezione del tratto tra Ca’ del Giongo e dei Prati Parini, dove è utile avere un discreto senso di orientamento.

 

I Tre Faggi e la Madonna dei Canti

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Un bellissimo percorso, facile e adatto a tutti, è quello che si sviluppa dall’abitato di Fuipiano, in Valle Imagna. Il sentiero parte da via Milano, dove, in prossimità di un acquedotto è possibile parcheggiare l’auto. Si sale seguendo il sentiero di destra e le indicazioni per i Tre Faggi. Dopo circa mezz’ora la faggeta lascia il posto ai verdi prati della Valle Imagna e, con moderata pendenza, tra le fioriture di crocus tipiche in questo periodo, si raggiunge il magico luogo, dimora di questi secolari alberi che, protesi verso il cielo, sembrano dare vita a un unico esemplare, grazie all’intreccio che li lega uno con l’altro. A rendere ancora più suggestivo il luogo è la santella dedicata a Maria, circondata da curiosi merletti in pietra. Per raggiungere invece la statua dedicata alla Madonna dei Canti dobbiamo proseguire lasciando i Faggi alle nostre spalle lungo il segnavia CAI 571 che, seguendo la larga cresta, ci condurrà in poco meno di un’ora alla statua della Madonnina (m. 1563). Davanti a noi l’intramontabile panorama del Resegone, ma anche delle altre cime circostanti: Sodadura, Araralta, Baciamorti, Cancervo, Venturosa e tutte le altre. Una pausa per ammirare le vette e le fioriture circostanti è sicuramente d’obbligo. Recuperate le energie si continua in discesa, fino alla località nota come Bocca del Grassello, dove, imboccato il segnavia CAI 579, torniamo al punto di partenza chiudendo con un giro ad anello. I tempi totali sono di circa tre ore per una lunghezza di quasi 8 chilometri.

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