Sopra i 2mila metri

Le perle ghiacciate delle Orobie

Le perle ghiacciate delle Orobie
04 Marzo 2017 ore 08:15
Fotografie di Angelo Corna. In copertina, il Lago Marcio.

 

La neve è arrivata proprio nei giorni chiamati “della merla”, cosi conosciuti per essere i giorni più gelidi dell’anno. Non tantissima, ma sopra i mille metri di quota a ricoperto i boschi e le valli con il suo candido manto bianco, regalandoci quell’atmosfera che quasi avevamo dimenticato. I laghi orobici, in parte già congelati dalle rigide temperature, si sono cosi trasformati in vere e proprie “perle di ghiaccio”, coperti dal questa coltre che riflette i raggi del sole. Queste tre escursioni permettono di ammirare cinque meraviglie glaciali, poste sopra i 2000 metri di quota. Salite che vanno affrontate con la dovuta attenzione, da escursionisti esperti, e possono essere effettuate anche con gli sci d’alpinismo o le ciaspole, a seconda dell’innevamento. Ricordiamo l’obbligo dei dispositivi di sicurezza (Artva, pala e sonda) per le escursioni in ambienti innevati e la consultazione del bollettino ARPA sulle condizioni della neve.

 

Il Lago delle Casere e il Lago Marcio

Sono numerosi i sentieri che conducono a questi due laghi, di origine artificiale, posti sopra Carona. La via più breve è il sentiero CAI 212, che parte dal paese di Branzi. Questa traccia poco frequentata può anche diventare un’interessante alternativa alla classica via di accesso alla zona dei Laghi Gemelli, che parte invece dall’abitato di Carona. Il percorso inizia da via Cagnoli (823 mt), in prossimità di un comodo parcheggio. Si risale lungo il fianco sinistro del fiume Brembo, costeggiando le pendici del Pizzo dell’Orto. Il sentiero sale ripido nel bosco fino a costeggiare le baite comunali utilizzate da pastori e mandriani nel periodo di transumanza verso gli alpeggi. Proseguendo si giunge alla diga di Pian Casere (1815 mt): qui il bosco termina e inizia il paesaggio tipico orobico.

La diga, posta a metri 1816 e costruita nel periodo 1941-1946, è alta 40 metri; il serbatoio, posto in una conca glaciale nella valle del torrente Borleggia, ha un livello di massimo di capacità di 2.470.000 metri cubi. La diga porta lo stesso nome dell’alpeggio, oggi sommerso dalle acque, su cui si trovavano alcune casere dove i mandriani – noti come Bergamì – producevano burro e formaggi.

Costeggiando l’invaso delle Casere raggiungiamo in pochi minuti le case dei guardiani e il secondo lago della giornata: il Lago Marcio (1841 mt). La sua diga, costruita nel periodo 1922-1925, è alta circa 17 metri con un serbatoio che originariamente era una torbiera, di circa 850.000 metri cubi d’acqua. Le acque, come per il Lago delle Casere, vengono trasportate nel serbatoio del Lago di Sardegnana attraverso una galleria. Entrambi i laghi in queste stagione sono completamente ghiacciati, ma prestate la massima attenzione, non vanno comunque assolutamente attraversati! Per raggiungerli servono circa due ore di cammino.

 

Il Lago di Valsambuzza e il lago di Verrobbio

Il Lago di Val Sambuzza è situato nell’omonima valle ed è circondato dalle cime del Monte Chierico, del Corno Stella, del Pizzo Zerna e del Monte Masoni. Di origine naturale, è alimentato dal piccolo Lago di Verrobio, posto un centinaio di metri più a monte e di origine glaciale. Con la dovuta attenzione è possibile visitare anche questo piccolo specchio d’acqua, posto sul sentiero che porta al Passo del Publino. La partenza per questa escursione avviene da Carona sul segnavia CAI 210 che conduce anche ai Rifugi Calvi e Longo (ora chiusi). Si supera l’abitato di Pagliari e la bella Cascata di Valsambuzza fino in prossimità della Baita Bairone dei Dossi (1475 mt). Abbandoniamo il sentiero che conduce ai rifugi e pieghiamo a sinistra lungo il segnavia CAI 209 con indicazione per il Pizzo Zerna e il passo del Publino.

 

 

Iniziamo a risalire la testata della valle, seguendo la traccia che si snoda tra i pini, fino a costeggiare la Casera di Valsambuzza, bellissimo casolare di proprietà del Gruppo Escursionistico di Sforzatica. La traccia continua a sinistra e i pini lasciano il posto al tipico panorama di montagna. Raggiunta Baita Arale (1982 mt) la valle si apre mostrando le cime che fanno da anfiteatro al Lago di Valsambuzza (2085 mt), ormai a pochi minuti da noi. Per raggiungere questa “perla ghiacciata”, di origine naturale, servono quasi tre ore di cammino, a cui dobbiamo sommare ancora mezzora se vogliamo raggiungere il piccolo lago di Verrobbio, posto poco più a monte in direzione del Bivacco Pedrinelli. Sentiero per escursionisti esperti.

 

Il Lago del Barbellino

Il Lago del Barbellino Inferiore è il più grande lago artificiale (e uno dei più visitati) della provincia di Bergamo. È alimentato dalle acque che provengono dal Bacino del Lago Naturale del Barbellino (posto più a monte) e dalle valli limitrofe: Trobio, Cerviera e Malgina. I suoi immissari principali sono i torrenti Serio e Trobio, mentre il suo emissario è il Fiume Serio che, poco lontano, dà vita alle cascate più alte d’Italia. Durante la stagione estiva, per effetto della torbidità delle acque che scendono dalla Valle del Trobio, si presenta di colore verde smeraldo. Sono numerose le vette che gli fanno da coronamento, tra queste il Monte Costone, la Cima del Trobe, il Monte Gleno, il Pizzo dei Tre Confini ed il Pizzo Recastello.

 

 

Raggiungere questo splendido lago durante la stagione invernale non è una passeggiata, e il classico sentiero estivo diventa molto pericoloso per il rischio delle slavine. Si parte quindi, con neve assolutamente assestata, dalla localita Pianlivere (970 mt), frazione di Valbondione, seguendo il segnavia CAI 332 conosciuto come “sentiero invernale Rifugio Curò”. Si transita per il grazioso nucleo di Maslana (1150 mt) e per l’osservatorio omonimo, dove sovente si incontrano gruppi di stambecchi intenti a consumare i ciuffi d’erba che sbucano dalla neve. Costeggiando il fiume Serio, raggiungiamo il canalino che si inerpica a ridosso della montagna, dove sono presenti catene e corde metalliche per facilitarne la salita. Sono gli ultimi sforzi, l’uscita dal tratto attrezzato vi porterà in prossimità del Rifugio Consoli e del Rifugio Curò, proprio davanti al bacino artificiale del Barbellino!

 

 

L’immensa diga, progettata nel 1917 e conclusa nel 1931, era stata costruita pensando all’ingente richiesta di energia che serviva alla Valle Seriana, dove l’industria (soprattutto tessile) si sviluppava a pieno ritmo. Non ci resta che appoggiare lo zaino e fermarci ad ammirare l’invaso artificiale più grande delle Orobie completamente vestito di bianco! Per raggiungerlo dobbiamo mettere in conto circa due e ore e mezzo di cammino, per un totale di 10 chilometri (andata e ritorno) e 1200 metri di dislivello.

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