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Altro che saldi, sono doni da Re L’antica tradizione di Casnigo

Altro che saldi, sono doni da Re L’antica tradizione di Casnigo
06 Gennaio 2018 ore 05:00
Foto di Valerio Rota Nodari

 

In questi giorni, un poco ovunque, è aperta la corsa ai saldi, ma in Val Gandino è ancora tempo di doni. Alla vigilia dell’Epifania, nel borgo di Casnigo, l’attesa è tutta per i Re Magi, per i quali è viva una tradizione che si perde nella notte dei secoli e che ancora abbina ai tre sovrani d’Oriente la tradizione di portare doni ai più piccini. In Valle ad anticipare tutti, lo scorso novembre, era stato San Martino, pronto ogni anno a far la gioia di piccoli e grandi a Leffe. Poi erano arrivati Santa Lucia e Gesù Bambino, aiutati sulle piazze e nei ritrovi conviviali anche da Babbo Natale. La Befana arriverà a Gandino il 6 gennaio portando dolci dal cielo, attorno a mezzogiorno, al Santuario di San Gottardo a Cirano, grazie agli intrepidi in parapendio del Volo Libero Monte Farno.

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Una tradizione antica. A Casnigo la tradizione, vecchia di almeno cinque secoli, resta legata soprattutto alla serata del 5 gennaio e al Santuario della Santissima Trinità. È un gioiello romano-gotico che domina l’abitato, meritando l’appellativo di “Sistina della Bergamasca” per l’incredibile ciclo di affreschi con il Giudizio Universale realizzato dai pittori Baschenis. Quella dei Re Magi è per Casnigo una festa intima, con la suggestione dell’attesa, i toni morbidi dei mantelli di lana, il passo cadenzato dei pastori, le luci fioche della notte e le note ipnotiche delle nenie del baghèt. Dell’antica cornamusa bergamasca Casnigo è patria indiscussa (con tanto di delibera consiliare del Comune nel 2009 e cartelli all’ingresso dell’abitato), soprattutto per aver dato i natali a Giacomo Ruggeri detto Fagòt, sino a mezzo secolo fa ultimo suonatore dell’intero arco alpino. Una tradizione che risale quantomeno al 1300. I suonatori erano per la maggior parte contadini, e si ritrovavano nelle stalle d’inverno. Passata l’Epifania, poco prima del carnevale, lo strumento veniva riposto, per essere ripreso agli inizi dell’inverno successivo, a San Martino.

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Perché proprio il santuario. La tradizione dei Re Magi si lega al Santuario della Santissima Trinità per la presenza di un gruppo scultoreo in terracotta che rappresenta la Visitazione dei Magi. Uno dei re d’oriente è rappresentato con carnagione di colore e ampie vesti, al punto che la tradizione locale tramanda una sorta di leggenda intitolata la Re Magia Nigra, al femminile, come castigatrice di bimbi non buoni. Meno nota, ma di particolare rilievo, la presenza al Santuario, in un’apposita teca in legno a forma di croce, delle reliquie dei Magi.

«Possiamo affermare – spiega Natale Bonandrini, cultore di storia locale – che siano arrivate in epoca cinquecentesca per opera di Fra Agostino Bonandrini, oppure grazie al cappuccino Ignazio Imberti nei primi anni del 1600. Il primo era procuratore generale degli Agostiniani a Roma, e nel 1588 donò molte reliquie alla chiesa della Santissima Trinità, come segnalato da Donato Calvi nella sua Effemeride, che però non cita le reliquie dei Magi. Padre Ignazio Imberti, cappuccino, fu invece attivo per il ritorno alla chiesa di Roma della Valtellina e della Bregaglia. Nel 1628 fece una donazione di reliquie (di cui non esiste elenco) citata sovente da autori di quel periodo». In Lombardia il culto dei Re Magi è noto a Premana (in Valtellina) e a Milano, nella Basilica di Sant’Eustorgio, nel cui transetto destro sarebbero custodite le spoglie dei Magi, trafugate nel 1162 da Federico Barbarossa (e traslate a Colonia) ma poi restituite nel 1904.

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La discesa in paese. Venerdì 5 gennaio alle 18.30 la messa nel Santuario, accompagnata dal coro Voci Orobiche, sarà seguita alle 19.15 dall’attesa discesa dei Magi attraverso una scala laterale esterna. Il corteo, con fiaccole, pastori, piccoli contadini e baghetér scenderà in paese, secondo un’antica tradizione che sino al primo dopoguerra dotava ciascun re di un diverso cavallo: bianco per Melchiorre, nero per Baldassarre e baio per Gaspare. La discesa in paese farà tappa in località Cornello e da Re Erode nella ex chiesa di S.Spirito (un altro gioiello casnighese da scoprire) per raggiungere poi il cuore del borgo antico e l’arcipresbiterale di San Giovanni Battista, dove verrà allestito il Presepe Vivente. Quella del 5 gennaio sarà poi per tutti i bimbi casnighesi una notte di trepida attesa, per i doni che puntuali arriveranno nelle case.

Sabato 6 gennaio, al termine della messa delle 10.30 al Santuario, ci sarà un nuovo appuntamento di solidarietà. «I bambini – spiega Bonandrini – porteranno ai Magi vestiti, materiale scolastico e giocattoli per i meno fortunati. In cambio riceveranno un’arancia, a ricordo del semplice dono che i nonni ricevevano, consumandolo per tradizione, il giorno dell’ Epifania,  sul muretto antistante il Santuario».

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