Alziro Bergonzo

L’architetto mezzo svizzero che ha creato 3 cose di Bergamo

L’architetto mezzo svizzero che ha creato 3 cose di Bergamo
03 Giugno 2017 ore 05:30

La scoperta della Bergamo al piano, la Città Bassa, passa anche per i grandi nomi che hanno contribuito alla sua definizione, sia dal punto di vista storico che architettonico. Tra i protagonisti del secolo scorso una menzione va all’architetto Alziro Bergonzo (Bergamo, 1906 – Milano, 1997), nato a Bergamo, ma figlio di un architetto svizzero di origini piemontesi. Studia al Liceo Sarpi e nel 1925 s’iscrive alla Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano, laureandosi nel 1933, divenendo uno tra i più celeri interpreti dell’estetica retorica e monumentale del regime fascista, la cui adesione fu convinta, disinteressata e di tipo idealistico: una riprova è stata la sua partecipazione come capomanipolo alla Campagna d’Etiopia. Nel dopoguerra viene epurato dall’Albo professionale per motivi politici, ma già nel 1946 vince un concorso per la sistemazione del Lido di Venezia e viene reintegrato, divenendo così un esponente importante dell’architettura del Novecento, riconosciuto per il suo calibro a tutt’oggi.

Possiamo ritrovare la sua opera non solo in città, ma anche in provincia, dato che contribuì all’edificazione di varie “case del Fascio”, tra cui quella più nota che si trova a Caravaggio (1935-37). Altri incarichi riguardarono la committenza privata e industriale, tra cui l’Hotel Franceschetti al Passo della Presolana (1929), la Casa Pellegrini e la Casa del Balilla – attuale Liceo Filippo Lussana – in Via Angelo Mai a Bergamo (1932), la Casa Trussardi (1945) – demolita cinque anni fa e che si trovava all’incrocio fra la vie Armando Diaz e Luigi Cadorna a Bergamo, vicina alla scuola elementare dedicata al generale che firmò l’annuncio della vittoria nella Prima guerra mondiale – e la Reggiani divisione tessile (ampliamento) (1957-66).

Fu attivo anche a Roma e a Milano, dove trasferì lo studio nel 1945. Altri incarichi che ricevette furono il Teatro Manzoni a Milano, il complesso industriale della Sima di Cornaredo, il Palazzo dei Congressi a Stresa, la chiesa di Sant’Antonio a Rimini, un’opera portuale in Arabia Saudita e un teatro al Cairo in Egitto.

 

Palazzo Littorio (ora Della Libertà)

Sorge al posto del vecchio ospedale ed è frutto del bando di concorso del 1937 per la “Casa Littoria Antonio Locatelli”, inaugurata nel 1939,insieme all’arengario (il monumento ai martiri fascisti, demolito durante il periodo badogliano). La vittoria decretata a Bergonzo, che presenta il progetto Molti nemici molti onori, completo oltre che dell’alzato anche degli arredi interni, non impedì di apporre numerose varianti all’edificio in corso d’opera, tra cui la dedicazione al Locatelli che si ritrova ora sul fregio di coronamento “Ad Antonio Locatelli eroe della guerra e della rivoluzione”. Sotto il portico esterno otto grandi formelle in calcare bianco di Zandobbio raffigurano temi legati al lavoro e le allegorie di giustizia, fede e carità, opera del cremonese Leone Lodi (1900-1974). La piazza antistante il Palazzo della Libertà di Bergamo è stata completata solo nel 1996 e secondo un progetto dell’epoca, assai discusso ed esteticamente datato.

 

Fontana di Porta Nuova “la zuccheriera”

Progettata nel 1935 e posata nel 1939 viene detta comunemente “zuccheriera” per la sua curiosa forma, che ricorda proprio una zuccheriera, con tanto di coperchio e contenitore, voluta – pare – al solo scopo di poter camuffare la stazione di servizio di carburante, quella di Giuseppe Pellegrini, che si ritrova in tutte le foto storiche del primo Novecento. Interamente in calcare bianco di Zandobbio e decorata con rilievi, opera del cremonese Leone Lodi (1900-1974), nel secolo scorso si era trasformata in una fontana di Trevi, dato che vi si soleva gettare all’interno della vasca-panca delle monetine in segno di buon augurio. Rimase per anni inattiva, a causa di alcune infiltrazioni rilevate nelle fondamenta dell’adiacente istituto bancario, poi gli zampilli tornarono in tutta la loro gioia, grazie all’intervento dello stesso istituto, che nuovamente nel 2011 provvide a traslarla nel piano di riordino della piazza di Largo Porta Nuova.

 

Torre dei Venti

Quando la si vede da lontano lungo l’asse autostradale dell’A4, si sa di essere giunti a Bergamo, sia che la direzione sia est o ovest. È un edificio puramente celebrativo: è un cippo rosso esagonale alto 35 metri progettato dal Bergonzo e realizzato nel 1940-41. Ogni faccia, fasciata da marcapiani, prende luce da otto aperture, mentre alla sommità sei grandi pannelli alternati, scolpiti ad altorilievo, ad opera sempre dello scultore cremonese Leone Lodi (1900-1974), raffigurano il leone marciano, la lupa capitolina, un’aquila ad ali dispiegate reggente una targa scolpita con la scritta: “L’Italia fascista è un’immensa legione che marcia sotto i simboli del Littorio verso un più grande domani – nessuno può fermarla nessuno la fermerà” e un giovane angelo sovrastato dalla scritta: “Sempre più in alto sempre più avanti”.

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