Viva Bèrghem
Anche creatore di loghi

Andrea, un baffo e la sua reflex La creatività (fotografica) al potere

Andrea, un baffo e la sua reflex La creatività (fotografica) al potere
Viva Bèrghem 14 Luglio 2015 ore 03:00

Andrea_FotoBaffo

[Andrea Muscarà insieme a due sue amiche]

 

Dieci anni fa, prima che diventassero di moda, sfoggiava già un importante paio di mustacchi. O meglio, i suoi «mustazzoni» come li chiama lui. Andrea Muscarà, 31enne messinese dall'animo romantico e l'aspetto da hipster, è il fondatore e proprietario di un'attività che gli somiglia molto: FotoBaffo. Si tratta di una vetrina di via Moroni alta, in pieno Borgo San Leonardo, che divide con Camilla, un chiassoso quanto tenero bassotto a pelo ruvido di due anni. «Il borgo è come un piccolo paese, ci conosciamo tutti» racconta Andrea mentre risponde al saluto di quelli che passano davanti al negozio.

50 metri quadrati di stile minimal-boho che si trasformano a seconda delle esigenze. Sì, perché la FotoBaffo è un'aula per corsi di fotografia, un set fotografico, un ufficio di grafica e un laboratorio stampa: «Non faccio solo il fotografo: quella è una passione che è diventata una parte fondamentale del mio lavoro, ma mi occupo anche di creare loghi e di curare l'immagine coordinata di aziende, di negozi di abbigliamento e di locali». Qualche nome? La Dilmos di Milano, la Tenaris, il locale Perbacco, il negozio di abbigliamento Re:Pulse (entrambi esercenti della via), il gruppo Chei de Berghem e lo studio di architettura Fiori Bellotti & Partners, giusto per citarne qualcuno.

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«Finché abitavo a Milano, partecipavo come fotoreporter a vari eventi legati alla città, come la Vogue Fashion Night Out» ci dice Andrea. Erano gli anni dello IED e della laurea in Fotografia. Poco dopo sarebbe approdato nella sua nuova casa, Bergamo: «Tutta colpa di un amore sbagliato», quello in cui tutti incappano prima o poi e per il quale stravolgono piani, progetti e futuro almeno una volta nella vita. O almeno, così capita ai più coraggiosi. Andrea è tra questi. Superato più di un momento difficile, ha ricominciato da sé, partendo daccapo con una fedele compagna sempre al suo fianco: la macchina fotografica. «Ho iniziato a scattare da bambino, come tutti, dopo aver ricevuto in dono la mia prima macchinetta - dice -. Facevo foto in gita, poi nel tempo libero e via via sempre più spesso, finché mi sono reso conto che la gente cominciava ad ammirare le mie inquadrature. Quella è stata la spinta per la prima reflex e oggi... eccomi qui».

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Lontano dall'idea tradizionale di fotografo di matrimoni, battesimi e cerimonie, lui si occupa di immagine, qualunque essa sia e in tutte le sue sfaccettature: «Studio e realizzo campagne pubblicitarie, faccio shooting, ritratti, foto prodotto, preparo biglietti da visita e molto altro ancora: stampo e personalizzo su tessuto, quindi borse e magliette con scritte e disegni ad hoc, create magari in occasione di un addio al celibato o di una festa di laurea». Con la chiacchiera sciolta e la faccia pulita, non è difficile credere che sia diventato il punto di riferimento di varie persone: dei ragazzi dei suoi corsi (Andrea organizza un corso base di fotografia e un corso avanzato, per chi ha già partecipato al primo corso l'anno scorso) e dei suoi colleghi del borgo. «Faccio parte del direttivo del Borgo San Leonardo - spiega -. Adesso siamo impegnati a organizzare il Bergamo Buskers Festival 2015: saranno tre giorni dedicati alle esibizioni di artisti di strada (per la precisione il 4-5-6 settembre 2015, ndr). Sarà una palestra perfetta per i ragazzi più in gamba dei miei corsi. A loro chiederò di fotografare e testimoniare l'evento».

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Tutto ciò lo racconta con orgoglio e trepidazione, perché per lui è nella strada che scorre la vita vera: «Nella mia città natale ho creato un progetto fotografico per raccogliere fondi insieme all’associazione Movember, che si occupa di ricerca, sviluppo e prevenzione del cancro alla prostata: un progetto che consiste nel partecipare con un segnale tangibile, quello di far crescere i baffi, per poi girare una pubblicità progresso che finisce dritta sul web». I baffi come segnale riconoscibile, come logo, come grido di battaglia, come divisa da sfoggiare tutti i giorni. Nonché sipario di un sorriso che resiste, in barba a tutto e a tutti (amori sbagliati compresi).

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