Storia e aneddoti

E Beltrami l'esploratore è diventato argomento di tesi per un dalminese

E Beltrami l'esploratore è diventato argomento di tesi per un dalminese
Viva Bèrghem 15 Maggio 2017 ore 10:10

Impavido, intraprendente, curioso e anche un po’ spericolato. Perché risalire il Mississipi a bordo di una piccola canoa, all’inizio dell’Ottocento, alla ricerca della sorgente, non rappresentava certo una crociera di piacere. Eppure Giacomo Costantino Beltrami, bergamasco, poco conosciuto nella sua terra d’origine ma parecchio famoso negli Stati Uniti, ha compiuto questo importante viaggio e alla fine ha trovato ciò che cercava. E anche di più.

Un personaggio insolito e affascinante, che ha colpito molto anche Sergio Bettazzoli, dalminese di Sabbio, 24 anni, studente alla facoltà di Scienze Politiche a Milano. La tesi per conseguire la laurea triennale, Sergio ha deciso di farla proprio su di lui: Giacomo Costantino Beltrami, viaggi e fortuna di un bergamasco in America. «Stavo preparando l’esam e di Storia degli Stati Uniti e leggevo dell’importanza del fiume Mississipi come linea di confine - racconta Sergio -. Ho trovato il nome di Beltrami in una nota, diceva che le sorgenti erano state scoperte da lui. Il nome non mi era nuovo, così ho fatto una ricerca, ho scoperto che era un bergamasco e ho deciso di scrivere la tesi su di lui, dandogli un taglio politico più che storico».

 

Sergio Bettazzoli, che si è laureato su Beltrami.

 

Il museo Caffi di piazza Cittadella in Città Alta ha una sezione dedicata a Beltrami, dove sono custoditi numerosi reperti storici che l’esploratore bergamasco ha portato in Italia al ritorno dai suoi viaggi. Ci sono cimeli importantissimi, appartenuti soprattutto ai nativi americani: «C’è addirittura un tamburo da medicina appartenuto a uno stregone ed è considerato talmente particolare che è stato scelto come simbolo delle olimpiadi di Calgary, in Canada, nel 1984», racconta Bettazzoli. Ciò che più ha affascinato Sergio è l’intraprendenza di Beltrami: «Aveva deciso di andare negli Stati Uniti perché era un liberale, infatti nei suoi scritti c’è molta politica - spiega lo studente -. Ha percorso a ritroso i 4mila chilometri del fiume, a tratti navigando in solitaria sulla sua piccola canoa, che ha anche cercato di riportare in Italia ma si è rotta durante il trasporto. Portava sempre con sé un ombrello rosso, e infatti gli indiani lo chiamavano “l’uomo dall’ombrello rosso”. Aveva un animo curioso e pacifico e per questo si era guadagnato la stima delle tribù dei Sioux e dei Chippewa, aveva vissuto con loro studiandone le usanze e il linguaggio». Beltrami ha scritto un dizionario inglese-Sioux usato ancora oggi e diversi saggi nei quali dava la giusta considerazione a queste popolazioni, fino ad allora descritte in modo offensivo nella letteratura dell’epoca.

 

Uno dei cimeli portati da Beltrami, il tamburo medico di uno stregone,
diventato simbolo delle Olimpiadi di Calgary dell'84.

 

Dopo la tesi, cosa farà Sergio “da grande”? «Non lo so ancora. Ora sto studiando per ottenere la laurea magistrale, poi deciderò. Mi piacerebbe lavorare in campo internazionale. Si vedrà». Nel frattempo è membro attivo dell’Associazione Storica Dalminese: «D’altronde storia è sempre stata la mia materia preferita, fin dalle elementari».