E la gente non storce il naso

Bergamo, la rivoluzione pop

Bergamo, la rivoluzione pop
12 Aprile 2015 ore 14:00

Dentro l’uovo Bergamo ha trovato una sorpresa molto originale. È la personale di Cory Arcangel, artista-prodigio americano che “invade” il Palazzo della Ragione con un maxi tappeto multicolore, video-installazioni e icone moderne come Britney Spears e Hillary Clinton. Non solo, sfida i severi affreschi medioevali con Supermario, l’eroe dei videogiochi. Fino a poco tempo fa, una mostra del genere sarebbe stata impensabile, soprattutto nel cuore del borgo antico. Ma da qualche tempo l’aria in città è cambiata. C’è voglia di nuovo, di diverso, di alternativo. Di mettere tra parentesi la forma e lasciar scorrere la creatività. Senza aver paura di farsi contaminare dai nuovi linguaggi espressivi.

Bergamo sta scoprendo la sua anima pop e la cosa più sorprendente è che le piace maledettamente. Il vernissage di Arcangel pullulava di attempati professionisti e signore dell’high society orobica: tutti in coda per farsi autografare il pirotecnico catalogo dal ragazzone yankee atterrato in piazza Vecchia direttamente dal MoMa di New York. Sono lontani i tempi in cui lorsignori scuotevano la testa e passavano oltre scandalizzati. In giro c’è voglia di prendersi meno sul serio, di scendere dai piedistalli. E il fantasioso Cory l’ha intercettata in pieno.

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«La città si sta appropriando della cultura pop, la vuole nello stesso modo in cui la cultura pop vuole la città», sintetizza Stefano Raimondi, curatore della mostra per la GAMeC nonché uno dei principali artefici della rinascita in corso. Il suo network artistico The Blank ha contribuito a demolire pregiudizi e a spargere nuove idee. Uno dei suoi complici, Andrea Mastrovito, ha tappezzato le staccionate di Sant’Agostino con un enorme graffito d’autore. Sempre lui ha dipinto sul crocifisso della chiesa del nuovo ospedale un Cristo dal volto arruffato, simile a quello di un capo ultrà. Bergamo però non si indigna più, ma si gusta un divertito stupore.

Le gallerie d’arte sono invase dalla cracking art, quella degli animaloni colorati che comparvero a Orio Center: una lumaca gigante campeggia nel cortile del ristorante A Modo. E mentre dalle austere vetrine di Boggi spuntano quadri sgargianti, la Fiera dei librai lancia una campagna pubblicitaria con tanto di Giacomo Leopardi che si scatta il selfie. L’ondata pop è partita da dove meno te lo aspetti, la Questura. Un appariscente murales fa da sfondo alle conferenze stampa in divisa.

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È una rincorsa a chi rompe gli schemi, dopo decenni di immobilismo e tradizioni polverose. Bergamo si allenta la cravatta, toglie la giacca e magari la sostituisce pure con una felpa sformata. C’è meno timore delle apparenze, più coraggio nel lanciarsi oltre i luoghi comuni. Persino la presentazione della stagione di lirica si annuncia rock: il nuovo  direttore artistico Francesco Micheli sta per lanciare la #DonizettiRevolution.

E non vanno dimenticati i Maestri del Paesaggio: nessuno aveva mai osato trasformare Piazza Vecchia in un giardino. Anche la Diocesi si adegua: la chiesa del Carmine ha aperto le porte alla mostra di Arcabas. Arte sacra, certo, però immersa in colori abbaglianti e mescolata al profano. Il new look di Bergamo piace anche ai turisti, conquistati da una città sempre più poliedrica. Le Mura insomma si sono aperte. E quello che ne esce sta sorprendendo un po’ tutti.

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