Viva Bèrghem
Intervista a Bonetti

«La grande Foppa sta per tornare»

«La grande Foppa sta per tornare»
Viva Bèrghem 11 Luglio 2015 ore 09:30

Per quasi vent'anni la Foppapedretti Bergamo è stata la società di pallavolo più vincente di tutta Europa. Con formazioni altamente competitive e con un'oculata gestione delle risorse, lo staff del sodalizio bergamasco è riuscito a collocare nella propria bacheca sette Champions League, otto scudetti e diverse Coppe Italia e Supercoppe. Quello del Volley Bergamo è un palmares decisamente invidiabile, con l'unico neo - se si può definire così - rappresentato dal fatto che nelle ultime tre stagioni nessun trofeo sia stato aggiunto.

Ora si cambia passo. Dopo diverse stagioni di ridimensionamento, la dirigenza rossoblù ha trovato maggiori risorse economiche e, di conseguenza, definito anche nuovi obiettivi. «Noi vogliamo lottare per lo scudetto - afferma Luciano Bonetti, presidente del Volley Bergamo -. Abbiamo riportato a casa Eleonora Lo Bianco ed è tornata anche Katarina Barun, che avevamo scoperto quando era giovane. Ho sempre detto che, indipendentemente dall'avversario che abbiamo di fronte, noi dobbiamo sempre andare in campo per vincere. Poi se dovessimo perdere pur avendo dato tutto, accetteremo il verdetto. L'avversaria più temibile? Quest'anno penso che la società che ci darà maggiormente fastidio sarà Conegliano».

 

 

All’inizio di tutto. Il Volley Bergamo nacque nel 1991 per opera di Mauro Ferraris e l'ingresso della Foppapedretti in qualità di sponsor avvenne l'anno successivo, quando la società militava in B1. «Ci siamo avvicinati perché un amico ci ha chiesto di entrare - spiega Bonetti -. Poi mi sono reso conto che la pallavolo aveva qualità che sarebbero potute essere sinergiche con la nostra azienda. Sono sempre stato dell'idea che una grande società dovesse restituire al territorio una parte di quello che prelevava. Lo sport femminile che ha il maggior numero di iscritti è il volley. Allora ho pensato di fare qualcosa di utile per il territorio ma che portasse anche sinergia con l'attività. Il primo obiettivo fu quello di creare delle basi solide su cui costruire il futuro e il miglior biglietto da visita è una società vincente. A Bergamo quando si va allo stadio si dice “ndò all'Atalanta”e volevo che la gente dicesse “ndò alla Foppa”. Ma per raggiungere questi traguardi era necessario organizzare la società come una vera e propria impresa con un direttore generale, dei collaboratori, degli impiegati e curando molto il settore giovanile».

I primi successi e un progetto serio. Parallelamente alla nuova struttura societaria e alle idee portate da Bonetti arrivarono anche i primi risultati. La Foppapedretti ottenne la doppia promozione dalla B1 alla A1 e alla seconda stagione nel massimo campionato conquistò il primo scudetto della propria storia. «In pochi anni siamo riusciti a vincere il titolo nazionale - racconta con soddisfazione il numero uno rossoblù -. Avevamo preso giocatrici forti perché volevamo affermarci per attrarre consensi e attenzione. Dopo il tricolore, siamo riusciti a creare un movimento di dimensioni talmente ampie, tanto da rendere insufficienti le palestre di Bergamo alle continue richieste di ragazzine che volevano giocare a pallavolo».

[Enrica Merlo]

FOPPAPEDRETTI BERGAMO - LIU JO MODENA

 

Ma l'obiettivo di Bonetti non era solo quello di vincere, bensì quello di creare una struttura che potesse reggersi indipendentemente dalla Foppapedretti. «Desideravamo che la società potesse durare nel tempo anche senza il nostro aiuto - prosegue Bonetti -, ma purtroppo qui abbiamo fallito. Per fare questo sarebbe stato necessario un progetto del palazzetto che, a minori costi, offrisse maggiori ricavi. In termini economici, che portasse quei 400mila euro l'anno all'interno delle casse della società, in modo tale che se la Foppapedretti ci fosse stata o meno, la realtà sportiva avrebbe potuto proseguire la propria attività senza l'appoggio di un mecenate. Ma le giunte precedenti hanno sempre collegato calcio e pallavolo con il progetto del Parco dello Sport che riunisse entrambe le discipline. In passato noi avevamo trovato una società che avrebbe sostenuto parte della costruzione di un nuovo impianto, grazie ad un finance project con alcune banche. A quei tempi era possibile un progetto di quel tipo ma oggi, con la situazione economica attuale, è impossibile».

I rapporti con Percassi e Gori. «Con Percassi avevamo parlato del progetto del Parco dello Sport. Io avevo fatto subito un passo indietro lasciandogli la possibilità di realizzarlo, in quanto stadio e palazzetto gli avrebbero portato maggiore redditività. Ma purtroppo anche lui ha investito in altro e non si è riuscito a far niente. Noi abbiamo meno risorse da destinare perché devo concentrarle sull'azienda e nel bilancio della società sportiva sono venuti a mancare quei soldi che sarebbero potuti arrivare con quella soluzione. Ma per fortuna Percassi, che è un uomo di sport, è stato l'unico sensibile e ci ha dato una mano. Senza il suo aiuto non sarei andato avanti. Una società di pallavolo costa circa un milione e settecentomila euro, noi avevamo sponsor per 900mila. Ma se non riesco a dare continuità posso tenerla in piedi ancora un paio d'anni, ma la sostanza non cambia. Per poter proseguire in maniera tranquilla sarebbe sufficiente che dieci ricchi imprenditori bergamaschi investissero 50mila euro ciascuno che, grazie al 65 percento di detassazione, potrebbero abbassare dagli utili. Invece ricevo solo complimenti e pacche sulle spalle».

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A differenza delle giunte Veneziani, Bruni e Tentorio, il nuovo sindaco di Bergamo Giorgio Gori si è esposto in prima linea per salvare un patrimonio di Bergamo. «Devo dire che Gori, appena eletto, mi ha chiamato per avere informazioni su come fare a costruire un nuovo palazzetto, ma ho riposto che i tempi erano cambiati e che non ci sarebbe stata la possibilità di farlo. Gori si è mosso per il bene della città. Quando vai a Mosca, in Brasile o in Thailandia e nomini Bergamo loro rispondono con "Pallavolo?". Del resto noi abbiamo vinto 28 titoli e abbiamo un settore giovanile con oltre 300 ragazze, cui bisogna aggiungere le 350-400 che partecipano ai camp estivi organizzati in tutta Italia».

Il segreto della vittoria. Trionfare una volta può essere un caso, ma farlo per quasi vent'anni sicuramente non lo è. «È come pensare a far denaro - spiega il presidente del sodalizio più vincente degli ultimi due decenni -. Non devi pensare all'obiettivo finale, ma concentrarti a come costruire il progetto. La vittoria è solo il risultato di un progetto ben studiato. Noi abbiamo vinto scudetti contro squadre che avevano maggiori risorse rispetto a noi, e conquistato Champions League contro formazioni che spendevano il doppio. Ad esempio il Fenerbahce, che abbiamo battuto nella nostra ultima finale di Champions, aveva un premio partita di un milione di dollari e la loro squadra costava circa due milioni in più della nostra. Il merito va condiviso con il nostro direttore generale Panzetti, abile a formare team che giocano da gruppo. Noi abbiam perso quando non abbiamo costruito un nucleo duro di squadra».

 

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Un punto di riferimento in tutto il mondo. Oltre a vincere, la Foppapedretti Bergamo è stata capace di costruire una società solida e seria che l'ha resa celebre e famosa nel mondo. Tant'è che ai primi segnali di una possibile scomparsa alcune tifoserie avversarie hanno lanciato messaggi di sostegno al presidente Bonetti: «Stavamo giocando i playoff contro Novara, formazione che aveva vinto nettamente la regular season e club che in passato avevamo battuto due volte nelle finali scudetto. Avevo da poco annunciato che forse non avremmo proseguito la nostra avventura nel mondo della pallavolo e il pubblico ha applaudito perché consapevole che uno scudetto non è tale se non batti la Foppa. Questo perché sarebbe venuta a mancare la squadra di riferimento in questo sport. Giusto per fare un altro esempio dico che i procuratori olandesi, pur avendo offerte più vantaggiose da altri club, scelgono di mandare a Bergamo una ragazza di 18 anni (riferimento a Celeste Plak, ndr) perché sanno che noi trattiamo le ragazze da atlete e insegniamo loro a giocare a pallavolo. Quando vanno via da Bergamo, poi tutte vogliono tornare perché sanno che da noi hanno massimo rispetto».

Le stelle del Volley Bergamo. In più di vent'anni a Bergamo sono transitate centinaia di giocatrici, molte di primissimo livello. «Per me le migliori sono Eleonora Lo Bianco, che è l'alzatrice numero uno, e sono contento sia tornata con noi e Francesca Piccinini, che ha fatto oltre dieci stagioni a Bergamo. Poi c'è Keba Phibbs, un'atleta formidabile, paragonabile a Ibrahimovic. In una vecchia pallavolo ancora con i cambi palla, dove andava lei si vinceva lo scudetto. Poi c'è Angelina Gruen, giocatrice tedesca che ha insegnato a tutte quelle che son venute dopo cosa significa essere leader, arrivando per prima agli allenamenti e senza mai dare colpe alle alzatrici quando sbagliava un attacco. Poi c'è la Kilic, una russa con una classe incredibile. Ma la giocatrice forte è la Merlo che è stata importante per otto anni e ora inizia una nuova avventura (a Scandicci, ndr). Tornando un po' indietro c'è anche Maurizia Cacciatori, che ci ha aiutato parecchio anche per l'interesse mediatico che le ruotava attorno».

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