Il famoso cartoonist

Bruno Bozzetto si racconta «Il futuro è nelle porte aperte»

Bruno Bozzetto si racconta «Il futuro è nelle porte aperte»
Pubblicato:
Aggiornato:

Bruno Bozzetto è il famoso regista e cartoonist bergamasco. La cronaca dice che, pur bergamasco, è nato a Milano il 3 marzo 1938. Il suo primo film, Tapum! La storia delle armi, lo ha girato a vent’anni; durava undici minuti. Due anni dopo, Bozzetto diede vita al suo famoso personaggio Il signor Rossi a cui ha dedicato alcuni corti e ben tre lungometraggi che si aggiungono ai tre film più famosi: West and Soda, Vip, mio fratello superuomo, Allegro non troppo. West and Soda è del 1965: riscosse subito un grande successo, sia di pubblico che di critica. Mereghetti ha scritto che si tratta del «capolavoro del cinema di animazione italiano». La creatività e la sapiente capacità di narrare di Bruno Bozzetto entusiasmarono i critici. Negli Anni Settanta delle strisce sul signor Rossi e su Vip apparvero sul Corriere dei Piccoli. Il cortometraggio Mister Tao vinse l’Orso d’Oro a Berlino per la sua categoria mentre il corto Cavallette ebbe la nomination per il premio Oscar nel 1991. Per Quark di Piero Angela, lo studio Bozzetto ha realizzato circa cento filmati. Hanna e Barbera invitarono Bozzetto a partecipare al progetto What a cartoon; Bozzetto mandò Help!, storia di un gatto che chiede aiuto, un cartone talmente ricco e particolareggiato «da impedire - dice Bozzetto - che divenisse una serie tv». Nel 2007 a Bruno Bozzetto l’università di Bergamo ha conferito la laurea honoris causa. Nel 2008 ha ricevuto il premio De Sica alla carriera. Dal novembre 2013 all’aprile 2014 il Walt Disney Family Museum di San Francisco ha realizzato una mostra retrospettiva sulla sua opera. Nel 2016, Marco Bonfanti gli ha dedicato un film documentario dal titolo Bozzetto non troppo.

 

 

Bruno Bozzetto stupisce l’Italia e il mondo con West and Soda, Vip mio fratello superuomo, Allegro non troppo. Dieci anni ruggenti. E poi sparisce. «In che senso sparisco?».

Non si è più visto un film, un lungometraggio.
«Non ho più fatto lungometraggi di animazione, è vero. Ma tra i film vanno considerati anche i corti: ne ho girati oltre trecento».

Ma i lungometraggi…
«Di lungometraggi non ne ho più fatti perché è stato impossibile trovare un produttore, un finanziatore».

Ma se la invitano in tutto il mondo come ospite d’onore, lo stesso museo di Walt Disney le ha dedicato una grande mostra...
«Guardi, i primi tre lungometraggi li abbiamo fatti interamente noi, anche come casa di produzione. Poi i costi sono cresciuti, non si potevano affrontare. E allora sarebbe servito un produttore come un tempo erano Angelo Rizzoli o Ponti o il vecchio De Laurentiis... Gente che ci metteva il suo capitale e rischiava. E in genere vinceva. Oggi non è più così. Oggi il produttore in realtà va in giro a vendere il prodotto, l’idea, cerca di portare a casa la cifra necessaria... è un “commerciale”. Io forse non sono tagliato per questo genere di cose. Del resto, anche i miei primi, celebrati, tre film non suscitarono entusiasmo nel mondo dei produttori. Non capivano se erano per bambini o per adulti. Dicevano che i cartoni dovevano essere indirizzati solo ai piccoli. Io li disorientavo».

E quindi non avremo più un lungometraggio di Bozzetto.
«Ne stavo preparando uno, nel 2002 erano pronti i disegni preparatori, la sceneggiatura, avevamo preparato il trailer. Si intitolava Mammuk».

Di che cosa parla?
«Nel corso dell’evoluzione della Terra, una parte è rimasta del tutto isolata, gli abitanti sono ancora trogloditi. Ma dalla cima di una montagna scorgono, nel mondo confinante che ha continuato a evolversi, un mammut... e pensano sia una preda ghiotta... Così cercano di organizzarsi. Era tutto un mondo fantastico, molto divertente. Ma in Italia non ho trovato nessun produttore e andare negli Stati Uniti voleva dire assoggettarsi a regole di produzione di tipo industriale, che francamente non mi attirano».

 

 

Lei a casa ha una pecora.
«Sì, si chiama Beeella. Adesso la chiamano Beeelen. Ma per ragioni di copyright tornerà a chiamarsi Beeella. E poi ho i cani, i gatti. Vorrei un asinello. Mi piacciono gli animali. Da quattro mesi sono vegetariano. Mi sono convinto».

Le piacciono gli animali.
«Sì, non parlano, ma si fanno capire. A volte penso che la parola costituisca un male».

Cioè?
«La parola ha determinato l’astrazione, un qualche cosa che non esiste. L’animale compie delle azioni, al limite ti guarda e nella sua espressione riesci a capire. L’animale è semplice. L’uomo è contorto e crudele. Dice una cosa e ne fa un’altra. Vede, sono le parole che hanno portato milioni di persone a combattere. Guardi i dittatori del Novecento. Parole, discorsi. Balle. Illusioni. E milioni di persone che vanno a morire. E guardi oggi i populismi».

Però riflettiamo proprio grazie alla parola: ci aiuta a riconoscere il mondo.
«Sì, è vero. Diciamo allora che la parola è come la bomba atomica. Ha un potere straordinario, se lo usi nel bene può fare anche miracoli. Se la usi nel male distrugge. Lo diceva anche San Paolo, se non sbaglio. Il potere della lingua, della parola. Il fatto è che di solito viene usata per il male, per servire la crudeltà dell'uomo. Questa è un’altra differenza: l’animale non è mai crudele. L’uomo spesso. La parola apre tante possibilità, ma l’aggressività umana la usa come se fosse una mitragliatrice».

Lei pensa che l’umanità sia una specie aggressiva?
«Eccome. E se no questo essere piccolo e indifeso, senza artigli e senza zanne, come poteva arrivare a dominare il pianeta?».

 

 

Il suo studio di animazione continua a lavorare.
«Sì, grazie a mio figlio e ai tanti suoi collaboratori. Ma è una strada in salita. Sa quanti ragazzi davvero bravissimi vorrebbero lavorare con noi? Ma proprio bravissimi. E piange il cuore a dovere dire di no. Ma la situazione è questa, l’Italia è un Paese in decadenza in tutti i settori, compreso il nostro. Io mi diverto a fare delle cose, in questi giorni in Facebook pubblico le vignette della pecora... il mondo dal suo punto di vista. Mi hanno chiesto di farne delle strisce, delle storie, di sviluppare questo spunto, vedremo».

In che cosa consiste il lavoro dello studio?
«Il nostro lavoro riguarda soprattutto la pubblicità e i corti di divulgazione. Abbiamo fatto più di cento filmati per Quark, fra gli uno e gli otto minuti di lunghezza. Lavorare con Piero Angela è sempre un piacere. La nostra serie di Topo Tip funziona molto bene, viene trasmessa da Rai Yo Yo e sembra che sia la serie di maggior successo».

State per organizzare un festival del cinema di animazione a Bergamo.
«Sì, se ne occupano mio figlio Andrea con sua moglie Valentina. Sarà una bella cosa. Sono stati invitati cartoonist di grande livello come David Silverman e Silvia Pompei che disegnano i Simpson, ci sarà anche Joshua Held, disegnatore geniale che se potessi definirei come il mio successore! Il festival sarà a giugno. Io ne sarò il presidente onorario: una cosa davvero imbarazzante».

Perché?
«Ma dai, nella mia città. Io vado in giro in motorino».

Lei ha una casa a Riva di Solto, davanti al lago.
«Una meraviglia. È bellissima, e non ci vado mai. Me ne parlò anni fa un amico di mia moglie, mi disse che era una casa antica e bella e che era là abbandonata. Andai a vederla e rimasi colpito, la feci restaurare. Siamo nel borgo storico, davanti al lago. Una volta all’anno a Riva si fa un corteo storico, a settembre, è la festa del paese; allora io faccio una festa con tanti amici, tengo porte e portone aperti e allora entra anche gente che passa per caso, ma va bene così. Questo è i l mondo del futuro».

Il mondo del futuro?
«Sì. Se si vuole tornare a una buona qualità della vita, a un rapporto sano con le persone, se vogliamo riprenderci il nostro tempo, la relazione con la natura, con la vita. Nel borgo storico di Riva di Solto vivranno credo duecento persone. Ci sono i negozianti. Ci sono la macelleria, l’alimentari, il barbiere, l’edicola, il bar, il ristorante... tutto in pochi metri. Entri, saluti, parli... Vero, l’ambiente piccolo porta al pettegolezzo, ma chi se ne importa? Un incentivo in più a comportarsi bene».

 

 

Come ha cominciato a fare il disegnatore?
«Mi piaceva disegnare, anche il mondo del cinema mi affascinava. Mio nonno materno, Girolamo Poloni, era un bravissimo pittore. Io ho cominciato a disegnare fumetti, vignette. Mio padre mi ha aiutato in ogni modo. Il primo banco di ripresa lo abbiamo realizzato adattando un’asse per il ferro da stiro. Lui non capiva niente di cartoni animati, ma mi appoggiava in ogni modo. Senza di lui penso che non avrei combinato niente».

Lei è sposato e ha quattro figli.
«Mia moglie si chiama Valeria Ongaro, la chiamiamo Wally. Lei non è mai ferma. Abbiamo una casa impegnativa, abbiamo avuto quattro figli, ha presente l’energia che ci vuole per tenere insieme una simile realtà? Con un marito che è sempre in giro, preso dal lavoro... Lei è un altro perno della mia esistenza, le devo tantissimo. È una compagna meravigliosa. Wally è il moto perpetuo. Sono riuscito a farla sedere davanti alla televisione una volta sola, per seguire la serie Downton Abbey. Le piacevano i costumi».

Avete avuto anche due gemelle.
«I miei figli sono Andrea, Fabio, Anita e Irene. Anita e Irene sono gemelle, vivono ancora con noi».

Il computer ha rivoluzionato anche il lavoro del cartoonist.
«Certo. Ha presente Pinocchio di Walt Disney? La prima scena, quando si parte dalle stelle e si arriva alla finestrella illuminata di mastro Geppetto... Disney ci ha lavorato sei mesi. Adesso la faresti bene in dieci giorni. Disney inventò un apparecchio di cinepresa che chiamiamo “la verticale”. La mia l’ho regalata al museo di Rodengo Saiano, il Musil, con una statua del Signor Rossi. La verticale ha diversi piani. Su un piano ci metti il disegno dello sfondo, la scenografia. Su un piano al di sopra su carta trasparente fai passare i tuoi mille disegni della scena, considerando che devono passarne ventiquattro al secondo: mille disegni valgono quindi quaranta secondi di film. Ancora più sopra c’è la cinepresa che filma. Se vuoi inserire degli effetti speciali devi lavorare sovrapponendo altri piani, con altri disegni... La macchina da presa è dotata di pellicola da trentacinque millimetri. Poteva salire e scendere, per zumare l’immagine. Ci si divertiva a inventare gli effetti. Per esempio per dare l’idea della scena subacquea si metteva sul vetro che tiene schiacciati i disegni dell’olio...».

Oggi è tutto più facile.
«Altroché. Però bisogna fare attenzione: da un lato la sovrabbondanza di effetti speciali li svaluta, non te li fa gustare. Esiste un gusto, un valore della semplicità. E poi non dimentichiamo che è il bisogno che aguzza l’ingegno».

Da quattro mesi lei è vegetariano.
«Sì. La pecora Beeelen mi ha convinto. In una delle mie vignette a un certo punto dice: “Desidero vedere il mondo. E non dal fondo di una pentola”. Mi sembra che abbia tutte le ragioni».

Seguici sui nostri canali