Ricerca e dedizione

Cardiologia Bolognini, un'eccellenza «Curiamo il cuore e ce lo mettiamo»

Cardiologia Bolognini, un'eccellenza «Curiamo il cuore e ce lo mettiamo»
Viva Bèrghem 05 Ottobre 2017 ore 05:30

Entro nella hall, mi dirigo a sinistra, seguo la linea blu, prendo l’ascensore, svolto a destra, poi a sinistra. Il Bolognini di Seriate resta sempre per me un labirinto, ma raggiungere lo studio del dottor Maurizio Tespili è stato più semplice di quanto pensassi. È il direttore del Dipartimento di Cardiologia, un vero fiore all’occhiello per l’ospedale di Seriate. Devo intervistarlo: proprio io, che non ricordo neppure le nozioni di base di Scienze del liceo, e già mi immagino un luminare dagli occhiali spessi, lo stetoscopio d’oro, i capelli argentei, le rughe profonde. Invece mi trovo di fronte un bell’uomo, sulla cinquantina, divisa verde, affabile e cordiale: i miei stereotipi si frantumano di fronte a un medico che è finito sulle pagine dei giornali nazionali, ma che non ha nulla né di altezzoso né di scostante.

Squadra, innovazione e sostegno: un mix di successo. Qual è il segreto di questo successo? Il dottor Tespili mi guarda e con la mano mi fa un segno: tre, perché secondo lui sono essenzialmente tre gli ingredienti fondamentali. Inutile negarlo, in primis è fondamentale «avere un team eccezionale: medici e infermieri che si tengono continuamente aggiornati. Le faccio un esempio - mi dice - uno dei nostri è al momento a Chicago per delle ricerche riguardanti le valvole». E questa è solo una delle perle che compongono il suo staff.

 

Il dottor Maurizio Tespili, direttore del dipartimento di Cardiologia

 

Alla ricerca, si legano poi lo sviluppo tecnologico e il sostegno da parte della direzione strategica dell’ospedale. E qui apre un cassetto ed estrae degli oggetti sconosciuti dai profani della medicina come me. Uno sembra addirittura un ombrellino da cocktail: proprio Tespili, nel 2014, ha guidato l’equipe che per la prima volta in Italia ha eseguito un intervento con la tecnica del «paracadute salva-cuore». Si tratta di un vero e proprio salvavita per chi è gravemente colpito da scompenso cardiaco, nonché una procedura mini-invasiva: con il paziente sveglio in anestesia locale, senza circolazione extracorporea e senza nemmeno aprire il cuore, il «paracadute» (o, più propriamente, parachute) giunge al cuore passando attraverso l’arteria femorale e lì riduce il volume del ventricolo, facendolo tornare a una forma più naturale. Il dottor Tespili mi fa addirittura un disegno per meglio spiegarmi e aggiunge: «Abbiamo avuto una grande fortuna: sia la vecchia sia la nuova direzione ci hanno dato carta bianca sull’innovazione ed è stato importantissimo. Dispositivi come questi hanno costi altissimi, possono arrivare anche a 20 mila euro l’uno».

La questione pecuniaria non è per nulla da sottovalutare: «L’altra faccia della medaglia, quella negativa, riguarda proprio le risorse economiche: Regione Lombardia rimborsa solo determinate categorie di strumenti e queste non sono incluse, dunque è la direzione del “Bolognini” che ci mette a disposizione il budget per compiere tali operazioni. Ne consegue una minuziosa, accurata, studiata scelta dei pazienti che potranno beneficiare di questi dispositivi», spiega. L’ultima operazione all’avanguardia risale allo scorso agosto: Tespili ha portato nella bergamasca il cardiobend system, una tecnica innovativa dalla Svizzera, sperimentata per ora solo quattro volte al «San Raffaele» di Milano.

 

 

Un’indiscutibile leadership…e qualche invidia. Questa assoluta leadership non è sfuggita alla concorrenza: «Siamo un ospedale vicino a Bergamo e la competizione con il “Papa Giovanni” è inevitabile», anche perché il dottor Tespili ha lavorato per anni ai Riuniti prima di approdare a Seriate. Inutile negare che il Bolognini sia penalizzato, in quanto le risorse dalla Regione sono meno cospicue rispetto a quelle di ospedali maggiori, come quello di Bergamo, ma i dati parlano chiaro. Gli interventi di angioplastica coronarica l’anno scorso sono stati 1047 al Bolognini e soltanto 702 all’ospedale di Bergamo, ma c’è di più: a Seriate si è passati dai 215 interventi del 2006 a una continua ascesa che, dieci anni dopo, ha quadruplicato le operazioni. Il tutto a discapito del Papa Giovanni, che da 967 del 2006 è calato costantemente fino ai 702 del 2016, così come la struttura privata Humanitas Gavazzeni, in discesa da 737 a 405. In pratica, l’arrivo del dottor Tespili a Seriate ha completamente ribaltato le classifiche. Più interventi, più specializzazione, più ricerca, pertanto più pazienti: Tespili non lo dice, ma una squadra come la sua è introvabile altrove.

 

Alfonso Ielasi, cardiologo pluripremiato in precedenza al San Raffaele

 

Il cuore... a tutto tondo! C’è anche un altro tipo di cuore che i medici della Cardiologia imparano a conoscere: «C’è sempre un rapporto profondo che si crea con i pazienti, perché vediamo le loro abitudini, cogliamo i loro punti di forza e di debolezza, scopriamo lati nascosti della loro vita...», racconta Tespili, mentre mi chiama il dottor Alfonso Ielasi, cardiologo interventista che Tespili ha portato via dal San Raffaele per farlo entrare nel suo team. Il dottor Ielasi è giovanissimo, ha 38 anni, ma ha già un curriculum di tutto rispetto, tra cui diversi premi a livello internazionale, tra cui il «Best Young Scientist Award 2016». Gli domando se ci siano episodi che gli sono rimasti impressi negli anni d’esperienza ed emerge che i medici della cardiologia del Bolognini, oltre a curarlo, ci mettono proprio il cuore: «Si entra in un legame più o meno stretto con ciascuna persona, ma bisogna poi cercare di fare valutazioni in maniera distaccata, nella consapevolezza che potrebbero essere necessari interventi invasivi. In realtà i casi che ricordo meglio sono quelli legati a operazioni che sono andate peggio: sono poche, ma restano impresse, insegnano di più, diventando uno stimolo ancor più forte a migliorarsi».