Un'eccellenza bergamasca

Catellani&Smith: il tempo della luce

Catellani&Smith: il tempo della luce
18 Luglio 2014 ore 09:10

«Bello è soggettivo, perché il bello può piacere e non piacere, ma perfetto è perfetto»: così inizia il cortometraggio realizzato da Giorgio Oppici, che racconta il mondo di Catellani&Smith, eccellenza bergamasca (di Villa di Serio) che plasma e regala la magia della luce, unendo artigianalità e tecnologia. «Lavoriamo in Italia, sul Serio», cita, tra ironia e consapevolezza, il video.

Il video, Il tempo che serve«Per far le cose belle devi farle in un posto bello», sostiene Enzo Catellani. Per farle perfette, hai bisogno di tempo. Di questo parla il cortometraggio. Del tempo necessario alla creazione e alla rifinitura, ma anche del tempo da riservare alla vita, all’esistere in pienezza. Prendersi il tempo: sembra un’acrobazia dialettica, in realtà è un’occasione di ricchezza interiore di cui disponiamo sempre meno. Il video cerca di riscoprirla, un po’ come farebbe il Piccolo Principe di Saint-Exupéry, che, «se avesse cinquantatré minuti da spendere, camminerebbe adagio adagio verso una fontana».

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Senza luce non esisto: Catellani&Smith. «Senza luce non esisto», portavano scritto le meridiane. E così potrebbe tranquillamente sostenere Enzo Catellani. Parmigiano di Zibello, bergamasco d’adozione, a metà degli anni Ottanta, dopo una breve parentesi da parrucchiere, decide di dare vita a una piccola produzione di lampade e lampadari e li espone nel suo negozio di Bergamo (Aladino, diventato poi Punto Luce). Nel 1989,  Renate e Peter Meese, due distributori di Dusseldorf, rimangono affascinati da quegli straordinari oggetti capaci di “illuminare” un ambiente anche da spenti e li presentano per la prima volta al pubblico alla Fiera Ambiente a Francoforte. È subito successo.  Così Enzo Catellani, lo stesso anno,  decide di aprire la Catellani&Smith, azienda di lampade e lampadari. La crea seguendo unicamente la sua ispirazione: Catellani non è un designer né un artista figurativo, però è un sognatore che ha saputo assecondare, liberare e concretizzare il suo estro creativo.

La luce racconta: l’unicità dei prodotti Catellani. La luce per Catellani non è una riduzione a zero della forma, ma qualcosa di diverso – un altrove -. La perfezione dei particolari, la cura nel lavoro e l’idea che la luce possa farsi racconto sono essenziale affermazione di un modus operandi fatto di testa, mani e cuore, ben distinto dai tanti prodotti industriali, generati dai meccanismi seriali contemporanei. Il percorso creativo di Catellani, così come le sue lampade, è un groviglio di sensazioni e sentimenti.
Lo spazio produttivo, nato 25 anni fa – assieme all’azienda – nel cortile di casa, si è poi ingrandito e diversificato in tre location distinte: una in un vecchio mulino, una lungo il fiume ed una, la più grande, tra i gelsomini. È qui (in questo laboratorio-officina a Villa di Serio, a 5 chilometri da Bergamo) che l’idea prende forma e diventa oggetto. Frutto di progettazione e lavorazione artigianale: è la mano dell’artigiano che costruisce la lampada, il suo intervento umano determina l’irripetibile unicità dell’oggetto.

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I successi. Catellani ha conosciuto grandi architetti, designers e personaggi del cinema e spettacolo (Claudio Baglioni è un collezionista delle sue lampade e per lui Catellani ha allestito a Lampedusa la scenografia della manifestazione O‘Scià), le sue lampade sono un po’ dappertutto, anche in set cinematografici. Per non parlare di Festival, allestimenti in Triennale, al Fuori Salone, sinergie con archistar come Fuksas e Mimmo Paladino. La sua lampada più nota nel mondo, Fil de Fer, è stata selezionata in rappresentanza del Made in Italy per l’esposizione nel Padiglione Italiano in occasione del World Expo Shanghai 2010 ed è entrata a far parte della collezione del museo di Shanghai. Una delle sue lampade più recenti, Sorry Giotto, ha ricevuto a Londra, nel 2012, il prestigioso riconoscimento Wall Paper Awards. E chissà cosa riserva il futuro.

Ma Smith chi è? In una nota autobiografica stampata nel primo catalogo dell’azienda, il nome Logan Smith viene presentato come quello di un architetto inglese laureato con pieni voti a Cambridge, fautore del successo di Enzo Catellani. Ma la storia era immaginaria, frutto dell’ironia di Catellani, della sua volontà di smarcarsi dall’autoreferenzialità di un certo design. Qualcuno dice che, oggi, Smith è il nome del cavallo da corsa di Enzo.

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