Ieri a Lenna, il primo un bresciano

I primi mondiali di mungitura e tutta la gente che c’era a vederli

I primi mondiali di mungitura e tutta la gente che c’era a vederli
Viva Bèrghem 29 Settembre 2014 ore 11:50

C’erano proprio tutti ieri mattina, nel parcheggio della zona industriale di Lenna. Coppie di fidanzati stretti in felpe di flanella, comitive di amici, famigliole con tanto di bambini assonnati e cagnolini al seguito. Attrezzati con teloni, zaini in spalla e macchine fotografiche, questi gruppetti radunati a grappolo aspettavano, un po’ infreddoliti dall’aria frizzate della Val Brembana, che il bus-navetta arrivasse a li portasse via. A fare una gita in montagna? Macché. Ad assistere al primo campionato mondiale di mungitura a mano.

Il punto di ritrovo era fissato all’agriturismo Ferdy (località Fienili) dove alle 10 e mezza, davanti ad una folla di centinaia di persone, le prime mucche concorrenti, accompagnate dai rispettivi proprietari, hanno fatto il loro ingresso in arena per dare inizio alla competizione. Ma visto che nella storia dell’uomo un campionato di mungitura non era mai stato organizzato, vale la pena raccontare come si sono svolte esattamente le cose.

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Le regole del gioco. La sfida è stata organizzata in sei manche, alle quali hanno partecipato ben 43 mucche (organizzate in gruppi di otto per le prime cinque manche, e in un gruppo di tre per l’ultima). Il regolamento era chiarissimo: dopo i due minuti di tempo concessi ad ogni partecipante per la “messa a latte” dell’animale (procedura che consiste nel massaggio della mammella), i concorrenti avevano a disposizione altri due minuti durante i quali mungere più latte possibile e riempire i loro secchielli fino all’orlo. Una volta terminati i 120 secondi, davanti alla giuria (composta dal Presidente del Cai, dal Presidente del Coni, e dal Presidente della provincia allevatori), il contenuto di ogni secchio veniva pesato su una bilancia per decretare, di volta in volta, i risultati più significativi. I migliori tre della prima manche hanno quindi occupato da subito il podio provvisorio, poiché le posizioni sono state via via sostituite dai concorrenti risultati migliori nelle gare successive.

Per evitare ogni rischio di irregolarità, sono stati effettuati controlli attenti sia nei confronti dei mungitori, sia nei confronti delle vacche. Ogni concorrente, durante la competizione, è stato affiancato da un giudice di “mammella” che aveva il compito di fare presente le irregolarità. Le bovine sono invece state “isolate” un’ora prima della prova, per impedire la somministrazione di sostanze dopanti.

Chi ha partecipato, dalla Val d’Aosta all’India. Con grande stupore degli organizzatori stessi, all’iscrizione per la rassegna si sono presentati da tutta Italia (Piemonte, Friuli Venezia Giulia, Val d’Aosta, Basilicata, Sicilia). E se le adesioni hanno toccato i punti più disparati del Bel Paese, anche le partecipazioni internazionali non si sono fatte mancare: sono stati infatti ben quattro i partecipanti provenienti dall’India, un paio di concorrenti provenivano dall’oltralpe svizzero, e un concorrente è arrivato direttamente dalla Romania. Tuttavia, la trasferta non sempre è stata semplice: ai concorrenti che venivano da zone così lontane, infatti, è stato affiancato un animale con cui non avevano mai lavorato. La poca conoscenza ha creato qualche volta disagi, come nel caso di un concorrente la cui mucca ha rifiutato di farsi mungere. Al partecipante è stata successivamente data la possibilità di ritentare con un’altra mucca.

Numerosi sono stati anche i rappresentanti nella categoria degli under 18 (i minorenni mungitori sono stati ben otto) e le rappresentanti del gentil sesso: le donne che hanno combattuto per la vittoria sono state otto.

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Di chi è l’idea. Organizzato dall’associazione Fiera San Matteo Branzi, dall’associazione manifestazioni agricole Val Serina, e dall’associazione allevatori Bergamo, l’idea della rassegna è nata da motivi che vanno oltre la semplice volontà di intrattenere e divertire, ma riguardano più a fondo il tentativo di valorizzare la realtà montana e il bisogno di rispolverare antiche tradizioni. Spiega Francesco Maroni, presidente dell’Associazione Fiera San Matteo: «Quest’iniziativa porta con sé la voglia di recuperare un’attività che ormai è andata un po’ scomparendo, con la volontà di andare oltre il sistema intensivo, quello che ormai oggi tende a prevalere. Questa manifestazione è un’occasione di valorizzare la fatica dell’arte della mungitura, che una volta era millenaria, mentre ora è una pratica riservata quasi esclusivamente alle zone rurali».

Gli organizzatori hanno poi espresso contrarietà rispetto alle lamentele sollevate da parte degli animalisti, specificando che «l’evento vuole essere la celebrazione della mucca e non il suo sfruttamento. Il campionato è volto a portare all’attenzione del grande pubblico a chi, con fatica e coraggio, custodisce una pratica antica e sana. Esaltare la mungitura a mano significa rendere omaggio a valori quali genuinità, libertà di pascolo e recupero di terreni abbandonati resa possibile proprio grazie a questa pratica». Anche per questo il secchio-trofeo è stato intitolato ai Formaggi principi delle Orobie, il marchio che riunisce le sei eccellenze casearie orobiche, prodotte nell’ambiente incontaminato della montagna.

Ma alla fine in quanti hanno vinto. Intorno all’una e mezza, dopo che anche l’ultima goccia di latte era stata munta, versata e pesata, il podio, da provvisorio, si è trasformato in definitivo, svelando i vincitori ufficiali del primo campionato di mungitura a mano. Con il risultato di 7,97 litri, il terzo scalino di paglia è stato occupato da Pierangelo Rota, che si è così aggiudicato un buono da 1.000 euro. Il secondo posto è invece andato al giovane Nicolò Quarteroni che, con i suoi 8,51 litri ha quasi doppiato il record mondiale (che è di 4, 5 litri in due minuti) e ha vinto un buono dal valore di 1.500 euro. La medaglia, o meglio, il secchiello d’oro in palio per il primo classificato è stato invece vinto da Gianmario Ghirardi che, insieme alla sua mucca Mirka, ha sbaragliato la concorrenza con ben 8, 77 litri. L’operaio trentunenne proveniente da Brescia, che produce latte solo come hobby, ci ha tenuto a specificare che il merito è suo solo in piccola parte: l’80 percento del merito, ha detto, è del suo animale. Si può dire dunque che insieme, si siano guadagnati il buono di 3.500 euro.

La classifica è stata stilata anche nella sottosezione di categoria under 18, dove il primo posto è stato conquistato da Giacomo Tiraboschi, che ha vinto il premio messo a disposizione dalla Regione Lombardia: una vitella di genetica superiore di razza Bruna alpina (dell’azienda Locatelli di Vedeseta). Il secondo posto è stato occupato da Oscar Salvi, mentre Denis Quarteroni si è aggiudicato la medaglia di bronzo.

Per l’organizzazione della rassegna, ha dato il suo contributo anche la fondazione di ricerca sulle malattie rare, che ha offerto un premio al vincitore ufficiale e alla prima donna classificata, Sofia Caratti, che si è aggiudicata il titolo con i suoi 5,7 litri.

L’augurio per il futuro. Al termine della manifestazione, alcune delle figure operative nell’ambito organizzativo hanno espresso il desiderio che il campionato possa continuare negli anni ed estendersi sempre più. Il proprietario dell’agriturismo Ferdy ha affermato: «Sarebbe bello che la rassegna si ripetesse e che si estendesse ad altre zone montuose. In futuro ci auguriamo che aderiscano corposamente anche i nostri amici montanari della Svizzera e dell’Austria».

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