Alà, cór!

Chi trova (o ritrova) le Mura trova un tesoro: la Grande Bellezza l’abbiamo in casa

In questi giorni, a cominciare da domenica, sono tornati in città i corridori della provincia. E sono tornati ad abbracciare il “nostro” gioiello

Chi trova (o ritrova) le Mura trova un tesoro: la Grande Bellezza l’abbiamo in casa
Viva Bèrghem Bergamo, 21 Dicembre 2020 ore 00:33

di Marco Oldrati

È stata la settimana del “liberi tutti!”, forse anche un po’ troppo: la reclusione nel proprio comune di residenza aveva esasperato gli animi e la zona gialla ha scatenato il ritorno alla circolazione e ha dato vita a qualche assembramento di troppo, ma è successa anche un’altra cosa. Io sono nato in città, ho sempre vissuto a Bergamo, con tre brevi pause, ma non mi sono mai allontanato “radicalmente” dal nido e per giunta Città Alta è stata per cinque anni il mio luogo di studio, ai tempi del liceo. E non ho mai avuto la sensazione reale del valore di quel che avevo a portata di mano e così, dando per scontato tutto, forse non ne ho mai sentito la mancanza.

Bene, in questi giorni a cominciare da domenica sono tornati in città i corridori della provincia: sono tornati sulle Mura, sui colli, alle fontanelle, sulle ciclabili. Hanno lasciato la macchina nei quartieri periferici e si sono scatenati in salita, chi più chi meno allenato, tornando a guardare non solo Città Alta, ma anche il mondo da Città Alta. E io ho scoperto una cosa magica, che spesso molti bergamaschi cittadini dimenticano e che invece dovrebbero, dovremmo ricordare con diligenza: siamo fortunati e non abbiamo idea di quanto. Quando un “poliziotto”, Sforza Pallavicino, viene mandato dalla Serenissima a controllare la costruzione delle Mura, fa uno sfracello: abbatte case, ridisegna strade, distrugge persino la Chiesa del Patrono, Sant’Alessandro e ne lascia in piedi una colonna fuori dalla Porta omonima. Insomma, i bergamaschi “ricevono” quello che oggi chiamiamo patrimonio dell’umanità come una bella sciagura. Si salvano solo i frati di Sant’Agostino, perché pagano la prima tangente della storia facendo modificare il tracciato e salvando chiesa e monastero, attorno ai quali gira il bastione più basso e più strano di tutto il percorso dell’opera, attaccabile su tre lati di cui uno solo erto, quello a nord est. Ma quella disastrosa distruzione, niente a che vedere con i progetti urbanistici coevi come l’Addizione Erculea di Rossetti a Ferrara, è oggi una vera meraviglia, che rende disponibili a tutti i bergamaschi che arrivano qui a godersela, una terrazza sul mondo, sulla natura, sulla vita, sulla gente, sulla storia. Non sono un globe trotter, ma penso che nessuno abbia questi chilometri di terrazzo a disposizione, dove correre, passeggiare, fermarsi a guardare, fotografare, portare la fidanzata o i bambini a giocare…

I miei amici runner che facevano i criceti sulle strade e le stradine della Bassa, domenica, nelle loro pagine Facebook, mi hanno messo davanti agli occhi il valore di un tesoro che spesso mi dimentico di “possedere”, un museo a cielo aperto che è gioia per gli occhi e per le orecchie, così poco rumoroso, così aperto ai colori, alle stagioni, alle velocità di chi si muove con le proprie forze, biciclette, gambe che corrono o passeggiano.

La città antica è una risorsa turistica e culturale diffusa in un Paese come l’Italia che ha una storia così intensa da risultare quasi difficile conoscerla per intero. Abbiamo borghi grandi e piccoli, di stradine, piazze, viottoli, vicoli, passaggi. Venezia è il capolavoro in questo senso, ma noi a Venezia siamo debitori (oggi) di un qualcosa che forse nessuna città di cento e passa mila abitanti ha: un Belvedere pubblico che è talmente grande da avere ospitato l’abbraccio più grande della storia, quello registrato dal Guinnes dei primati, ma che è a nostra disposizione tutti i giorni, in tutti i momenti, del giorno come della notte, dell’inverno come dell’estate, del bello come del brutto tempo.
Da corridore, da bergamasco, sento orgoglio per questo, ma non so se riuscirò mai con le parole a rendere l’idea di quello che ho avvertito nelle fotografie di questi amici a cui domenica è stato restituito un vero gioiello, che avevano ricordato con nostalgia in queste settimane e che hanno abbracciato di nuovo. Custodiamolo, ma soprattutto ricordiamocene: darlo per scontato è un delitto, perché la Grande Bellezza noi l’abbiamo in casa!

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