Dai monti ai laghi

5 itinerari bergamaschi in moto

5 itinerari bergamaschi in moto
Viva Bèrghem 06 Agosto 2018 ore 05:30

Il beffardo Marlon Brando nel film Il Selvaggio. E naturalmente Jack Nicholson e Peter Fonda mentre assaporano le strade di Las Vegas e della Louisiana in sella a un chopper in Easy Rider. Due pellicole su tutte che hanno consacrato la moto come simbolo di libertà e avventura. Sono passati molti anni, eppure quel fascino è rimasto: l’atmosfera satura di energia e spontaneità che le due ruote rappresentano resiste. Le distese sconfinate dell’America, però, qui non ci sono. I motori sono declinati a un mototurismo spiccatamente d’altura. La visiera alzata per annusare il vento, ginocchio pronto ad assecondare le pieghe sui tornanti, gli occhi ben piantati nel paesaggio grazie al punto di vista privilegiato - più alto rispetto all’automobilista, libero dalle costrizioni di parabrezza e carrozzeria -, la sensazione di essere un tutt’uno, dinamico e armonioso, con la geografia. Il turismo in moto è questo e anche di più: la convivialità che solo fra bikers si ha il privilegio di respirare – perché ci si saluta affettuosamente come i viandanti in montagna, ma con due dita a V sopra la leva della frizione – e l’attaccamento al territorio inteso pure come buona enogastronomia, perché prima o poi si lascia l’acceleratore e si impugna la forchetta.

 

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Il piacere del giro in moto molti bikers preferiscono gustarselo da soli, cioè senza passeggero, ma in branco con altri simili. Poi ci sono le donne che vogliono guidare: sono sempre di più, e con ragione, perché fare il passeggero non è la stessa cosa. Si può anche usare uno scooterone, invece che la moto vera e propria, ma non ditelo ai puristi. Gli altri motociclisti, quelli per cui poter cambiare le marce è una sorta di fede religiosa, non vi saluteranno dalla carreggiata opposta. Ma ci si diverte comunque.

Bergamo è una terra di motociclisti. Del resto qui di moti curvilinei, perché i rettilinei dicono poco al biker europeo, abbondano. Ecco cinque itinerari, in ordine di chilometraggio, per gustarsi laghi, vallate, montagne e colline. Con qualche necessario sconfinamento fuori provincia.

 

Vista a perdita d’occhio sulla pianura
(77 km)

Per scaldare i pneumatici partiamo con un percorso breve ma forte di un panorama impareggiabile sulla pianura: quello della Roncola (San Bernardo). Da Bergamo si raggiunge rapidamente Ambivere, passando per la vecchia Briantea. Quindi si gira per Barzana, Almenno San Bartolomeo e poi su fino al balcone panoramico in un abbraccio di tornanti, alcuni piuttosto stretti. Si prosegue sull’altro versante fino a Costa Valle Imagna: volgendo lo sguardo a nord l’occhio cade sull’imponente monte Resegone. Quindi si segue per il passo di Valcava - dove trovano casa i ripetitori che lanciano segnali radiotelevisivi su Bergamo e hinterland - e si scende per Torre de’ Busi. Direzione Caprino Bergamasco: oltrepassato il paese, si arriva alla Briantea e si ritorna verso la città.

 

Due laghi: Endine e Iseo
(98 km)

Da Bergamo si raggiunge Scanzorosciate passando da Gorle. Dopo il paese, si consiglia vivamente di svoltare a sinistra per Tribulina e Gavarno, attraverso l’angolo di Toscana dove si produce quel che già era conteso come bottino di guerra nelle numerose battaglie tra guelfi e ghibellini che controllavano le due frazioni originarie: Scanzo (guelfa) e Rosciate (ghibellina). Alcune fonti accennano che il vino fosse presente in epoca pre-romana, altre riferiscono che furono proprio i romani ad introdurre il vitigno sulle colline del territorio. Ebbe un periodo di grande successo quando Giacomo Quarenghi, proprietario di alcuni poderi, ne fece dono alla zarina Caterina di Russia, e nei secoli successivi quando fu quotato in borsa a Londra nel '700. Si arriva a Cenate Sotto, passando vicino alla riserva naturale del Wwf di Valpredina, e quindi a Trescore. Si prende per il lago di Endine (indicazioni Lovere), che si costeggia fino alla fine, poi a Piangaiano si svolta per Solto Collina, da cui è possibile godere di un panorama unico sul Lago d’Iseo. Splendida la discesa fino a Riva di Solto, sul Sebino: verso Lovere, poche centinaia di metri dopo l’arrivo sul lungolago, si può fare una visita al maestoso orrido del Bögn, una suggestiva insenatura dove rocce verticali si tuffano a strapiombo nel lago. Quindi si torna verso Bergamo costeggiando il lago fino a Sarnico e seguendo poi le indicazioni.

 

Procedere a piccoli passi
(140 km)

Da Bergamo si punta verso la Val Imagna, passando da Almenno S. Salvatore. Con una strada dove piegare in curva ha il suo perché si raggiunge Berbenno e da lì rapidamente si scende in Val Brembilla. A Brembilla svolta a destra per Sant’Antonio Abbandonato, a quota 987 metri sulla cresta del monte: con una strada tortuosa e stretta si oltrepassa la soglia dei mille metri e si ridiscende a Zogno. Una breve risalita della Val Brembana e poi deviazione per la Val Serina, passando per l’Orrido di Bracca: la strada di fondovalle, costeggiata dal torrente Ambria, è inserita in un contesto naturalistico mozzafiato, scavato dall'erosione del torrente (durante il periodo invernale la scenografia di stalattiti di ghiaccio è impressionante). Dopo alcuni chilometri deviazione a sinistra per Selvino e poi giù verso Nembro in una selva di tornanti: sono venti in appena 11 chilometri e consentono di abbassarsi di 800 metri. Arrivati al paese, si risale la Val Seriana fino a Ponte Nossa, dove a destra si gira per la Valle del Riso, che va percorsa fino a Zambla: suggestivo lo scenario montuoso, incastonato tra il monte Alben e il monte Arera. Si scollina per tornare in Valle Serina, a Oltre il Colle. Poi Dossena, San Giovanni Bianco (e a Oneta c’è la casa natale di Arlecchino), Bergamo. Passando attraverso il fascino liberty di San Pellegrino, magari: rallenta il percorso, ma le gallerie che fanno da variante al paese sono nettamente più noiose.

 

La Val Taleggio e il Lario
(164 km)

Da Bergamo si percorre la Val Brembana fino a San Giovanni Bianco. Qui si gira a sinistra per lo spettacolare orrido scavato dal torrente Enna. Si supera Taleggio e si accede alla Valsassina (Lecco) dal Culmine di San Pietro: una salita molto varia, che alterna tratti blandi a strappi decisamente duri e una discesa, che precede il tratto più duro. Il tutto immerso nella tranquillità del bosco, la bellezza del verde e gli scorci sulla Val Taleggio. Splendida la vista sul gruppo montuoso Grigne: secondo una teoria suggestiva il nome potrebbe derivare dal verbo grignare, che significa «ridere in modo sarcastico, facendo una smorfia, restando con la bocca spalancata» e si riferirebbe per estensione alle numerose caverne del massiccio. A Moggio si gira a destra per Bellano, e dopo 12 chilometri a sinistra per Esino Lario. Viste mozzafiato sul lago di Como portano, con diversi tornanti, a Varenna, caratteristico e antico comune che fronteggia Bellagio e si staglia tra acqua e roccia in un insieme di scenari unici e suggestivi. Il vecchio borgo è raggiungibile da ripide contrade che tanto ricordano la Liguria, all’interno delle quali antichi e nuovi sapori si coniugano perfettamente. Da qui, lungo il Lario, si torna a Lecco e quindi a Bergamo, passando per Cisano.

 

Tris di province
(265 km)

Da Bergamo si percorre la Val Brembana fino a Piazza. Qui si segue per il passo San Marco, splendido accesso alla Valtellina (Sondrio) che accarezza quota 2mila metri. È uno di quei valichi che lasciano un’emozione. Non quell'emozione data da  pieghe e staccate all'ultimo, ma quella sensazione di rivivere la storia. Scalando una vetta con un paesaggio in continuo cambiamento, percorrendo una strada tortuosa che una volta era tra le più importanti vie di comunicazione. Questa strada fu costruita dalla Repubblica di Venezia per permettere gli scambi commerciali con la Svizzera e le sue valli, tra cui la Valtellina che dal 1512 al 1797 appartenne al cantone dei Grigioni. In cima al valico troviamo infatti gli stemmi del leone della Serenissima. Proseguendo per quella che era la Via Priula si scende fino a Morbegno, si gira a destra per Sondrio, si prosegue sul fondovalle – ammirando i terrazzamenti dove si producono alcuni tra i vini valtellinesi più rinomati - fino a Tresenda, dove si prende per il passo dell’Aprica. La discesa porta in Valcamonica (Brescia): da Edolo si va a Malonno, quindi si prende a destra per il passo del Vivione, 1828 metri, da cui si torna nella Bergamasca attraverso una strada dove passa a malapena un’auto: meglio moderare la velocità e spingere spesso il pollice sul clacson. Schilpario, Vilminore, poi passo della Presolana – con lo spettacolo della dolomite orobica - per buttarsi in Val Seriana e tornare in scioltezza a Bergamo.