Viva Bèrghem
Saggezza popolare bergamasca

Come assicurarsi un "bù prensépe e una buna fì" (un buon principio e una buona fine)

Il primo gennaio è un indicatore importante del futuro. Sconsigliabile prestare qualsiasi oggetto, destinato a non tornare più indietro. E imbattersi in un prete o in un medico

Come assicurarsi un "bù prensépe e una buna fì" (un buon principio e una buona fine)
Viva Bèrghem 31 Dicembre 2022 ore 08:49

di Ezio Foresti

C’è un proverbio bergamasco che ammonisce a non esprimere valutazioni sull’anno in corso prima che sia trascorsa la notte di San Silvestro. Può ancora succedere qualcosa di bello, dulcis in fundo, o qualcosa di brutto, in cauda venenum. Conoscendo la nostra indole poco ottimista, più che auspicare la prima ipotesi temiamo la seconda. In ogni caso, il 2022 sta per abbandonarci, con il suo carico di gioie e dolori. È il momento di pensare all’anno nuovo, tentando magari di prevedere quello che ci riserverà, secondo pratiche astrologiche o magiche tramandateci dalla tradizione.

Numerose sono le attività divinatorie conosciute dai nostri vecchi, e diverse tra queste tengono in considerazione i dodici giorni che passano da Natale all’Epifania, considerandoli un anno in miniatura. Se il giorno 28, per fare un esempio, si fosse verificata una piccola vincita al gioco, a marzo si godrà di un’entrata inaspettata, e così via per il restante periodo.

L’ultimo giorno dell’anno invece era d’uso dedicarsi non a cenoni o festeggiamenti, ma alla preparazione del pane. Una lavorazione che doveva essere fatta con la massima cura, perché un buon esito si sarebbe ripercosso sull’intera annata a venire, così come un risultato mediocre. Dal vaticinio erano esclusi, per ovvie ragioni, i fornai.

Anche il primo gennaio è un indicatore importante del futuro. Per esempio era sconsigliabile prestare qualsiasi oggetto, destinato a non tornare più indietro. Somma attenzione doveva essere dedicata alla prima persona incontrata uscendo di casa: un giovane assicurava una vita lunga, un anziano il contrario. Ed era meglio non imbattersi in un prete o in un medico, entrambi considerarti forieri di malattie o peggio. La pioggia di sera era un presagio di guerra e i venti portavano la peste, mentre un’intera giornata serena prometteva felicità e abbondanza. Quello che vi auguriamo per il 2023.

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