Le tracce rimaste nella lingua

Le invasioni barbariche a Bergamo (Ciò che resta, anche nel dialetto)

Le invasioni barbariche a Bergamo (Ciò che resta, anche nel dialetto)
19 Maggio 2016 ore 04:30

Il periodo delle invasioni barbariche viene generalmente considerato costellato solamente da violenti scontri, definiti come causa del crollo definitivo dei vecchi ordinamenti, tant’è che la caduta di Roma e dell’Impero d’Occidente nel 476 d.C. viene scelta dagli storici come data convenzionale per indicare la fine dell’età antica e l’inizio del Medioevo. Un’età di mezzo, appunto, che, sempre per meri motivi pratici, viene a sua volta distinta tra Alto (476-1000) e Basso (1001-1492): se del Basso gli studi sono copiosi, proprio perché più prossimi a noi, è dell’Alto che sappiamo un poco meno, anche a causa delle poche fonti scritte pervenuteci, dato che i barbari più civilizzati ed organizzati, Longobardi e Franchi, furono gli ultimi a giungere nei nostri territori.

Tuttavia, non possiamo dimenticare che, prima di queste due grandi invasioni, che interessarono l’Italia rispettivamente nel 568 d.C. e nel 708 d.C., la nostra penisola e la nostra città subirono le incursioni di Goti, Ostrogoti, Visigoti, Unni, Alari e Alani (e chi più ne ha più ne metta!): questo, nel bene o nel male, ha portato popoli diversi – germani e italici – a scambiarsi usi, costumi, leggi e linguaggi, dando luogo alla formazione di nuovi regni e alla definizione di nuove condizioni di vita in cui antico e moderno si fusero, realizzando quella particolare civiltà nota come romano-barbarica.

 

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Clicca sull’immagine per fare un tour virtuale nella sezione del Museo Archeologico di Bergamo dedicata al Medioevo.

 

Cosa resta dei barbari a Bergamo. Gran poco, ad essere sinceri, se non si considerano le fondamenta degli attuali edifici e il riuso di mura e necropoli di epoche precedenti per lo più romane. Possiamo rivivere i loro usi e costumi nella sezione dedicatagli dal Museo Civico Archeologico di Piazza Cittadella in Bergamo Alta. Oppure, per calcare gli insediamenti longobardi in città, si può considerare il sito della Fara presso Sant’Agostino, dato che il termine tradizionalmente indica una loro area (fara dal verbo tedesco fahren, che indica lo spostarsi con mezzi di trasporto di qualsiasi tipo, al contrario del verbo gehen, che significa andare o spostarsi con i propri piedi), così come le località di Fara Olivana e di Fara Gera d’Adda. Inoltre, la nostra tradizione storica individua la corte longobarda tra la Piazzetta di San Pancrazio e la Piazza Mercato del Fieno, tra i cunicoletti dietro le Poste di Bergamo Alta, occupata da duchi prima (che vantavano un potere amministrativo giuridico e militare sui ducati, i distretti in cui veniva diviso il territorio) e da gastaldi (organi amministrativi e di controllo sull’operato dei duchi) e gasindi poi (uomini di fiducia del re). Allo stesso tempo, pare che anche tutte le chiese dedicate a San Michele e a San Giorgio, proprio perché riveriscono due santi cavalieri, siano di origine longobarda o comunque adottate da questa popolazione per il culto una volta che la conversione dall’Arianesimo li portò ad essere cristiani a tutti gli effetti.

 

https://youtu.be/RqcaIzqokpc

 

Tutte le parole longobarde che ancora usiamo. Ma l’aspetto più sorprendente è che, nonostante siano trascorsi più di 11 secoli, ancora oggi si rinvengono nel nostro lessico quotidiano parole di derivazione germanica (ostrogota o longobarda):

  • Parti del corpo = bernoccolo, ciuffo, grinta, guancia, stinco, tetta, zazzera.
  • Animali, caccia e attività ad essi connesse = falco, cinghiale, cinghialessa, stambecco, trappola, ghermire, graffiare, sferzare, slappare (voce dialettale per leccare).
  • Strutture dell’abitazione = balcone, pianerottolo, rampa, imposta o scuro, stamberga, stambugio, stucco.
  • Arredi, utensileria = banco, banca, bara, barella, benda, bordone, guanciale, federa, gruccia, lesina, nappo, palla, panca, predella, scaffale, scranna, spranga, stanga, arredare, bussare, chiazzare, spruzzare, zaccherare o inzaccherare.
  • Cucina e attività connesse con il cibo = brodo, bucato, crusca, zuppa, arrosto, arrostire, bollire, divorare, strofinare, stropicciare.
  • Abbigliamento = banda, fazzoletto, nastro, tasca.
  • Campagna = biga, forra, greppia, greto, melma, zolla, acqua e navigazioni: burchiello (tipo di barca), rigagnolo, pozzanghera, schifo o scafo, tuffare, tuffo, tonfo.
  • Armi e cavalli = bolzone, briglia, brando, elmo, fodero, sperone, spiedo, staffa.
  • Esercito = arengo, astio, bando, gonfalone, guerra, schiera, stormo, tregua, guardare, albergare.

Tra tutti i termini possibili e individuati dagli studiosi si è operata una scelta, che però ben evidenzia come fra le popolazioni degli occupanti e degli occupati si sia stabilita una situazione di contatto, fatta di scambi e di concessioni reciproche. Fino all’anno 1000, inoltre, rimasero in vigore soprannomi longobardi, per esempio drancus o giovane gagliardo, dungo ovvero grasso, scarnafòl o sporcaccione e simili.

Le parole longobarde rimaste nel bergamasco. Addirittura alcuni termini dei barbari che ci conquistarono sono entrati nell’uso dialettale bergamasco.

  • Banka = sedile adiacente il muro – bànc (panca).
  • Bara = grosso carro – bàra (carro).
  • Braida = pianura aperta – bréda (campo coltivato).
  • Krapfo = uncino – sgrafa (artiglio).
  • Mago = stomaco – magù (magone).
  • Skauz = grembo, scossale (grembiule) – scossàl (grembiule).
  • Skena = schiena – schéna.
  • Staffa = predellino – stàfa.
  • Stamberga = casa in pietra – stambèrga (casa oscura).
  • Sték = palo – stéc (fuscello).

 

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Le invasioni barbariche.

 

L’elenco completo. Per i più curiosi, questa è la lista completa dei termini che l’italiano, per diverse vie linguistiche, ha mutuato dalla lingua dei barbari, fossero essi Goti o Longobardi. Un elenco interessante tratto da Gatto Ludovico, Le invasioni barbariche, Edizioni Newton Il Sapere, Roma, 1998.

Termini Goti entrati nell’uso latino e poi volgare
Bega = lite, bega
Brigdil = redini, briglie
Klasco = fiasco, bottiglia
Haifsts = astio, lite
Krampa = zampa, uncino
Laubia = loggione, lubbione, capanno
Nastilo = nastro, cordone, stringa
Smaltjan= smaltire, far scorrere
Stika = stecca, bastone
Straupjan = stropicciare, soffregare
Tilon = telare, scappar via, scappare, correre
Wadjon = wadia o guadia, da cui gualdo o valdo.

Termini longobardi entrati nell’uso latino e poi volgare
Astjan = imbastire, legare, allacciare
Bald = audace, baldo
Balk = balcone, palco, travatura
Bihroffian = baruffare, baruffa, rimproverare, accusare, inveire
Birstjan = far chiasso, berciare
Blaih = pallido, smorto, sbiadito, biacca
Faihida = diritto di vendetta privata, faida
Fnjo = soldato a piedi, fante
Fillezzan = fustigare, sferzare
Hanca = anca
Haripergo = albergo, alloggio
Hraffon = arraffare, afferrare con violenza
Klazzjan = chiazzare, macchiare, imbrattare
Knohha = nocca
List = lesto, astuzia
Melm = sabbia depositata dall’acqua, melma
Puzzja = pozzanghera, pozza
Rich = ricco
Scarrjo = sgherro
Skerzan = scherzare, dar noia
Skirmjan = riparare, proteggere, schermare, schermo
Spahhan = dividere, fendere, spaccare
Spannah = palmo, spanna
Spruzzjan = spruzzare
Staffa = predellino, staffa
Stek = bastone, piolo, stecco
Stral = freccia, strale
Straufinon = strofinare, strofinaccio
Strunz = sterco, escremento, stronzo
Stukki = stucco, corteccia, crosta
Trinkan = bere, trincare Wadia o
Guadia = pegno, promessa, scommessa
Wahtari = sguattero, guardiano
Zana = zanna, dente
Zekka = animale, zecca
Zizza = mammella

Termini longobardi divenuti toponimi
Braida = pianura (Brera a Milano, Breda)
Saliz = fattoria (Sala, Sala di Ravenna, Sala Consilina)
Sundrjam = terreno padronale (Sondrio, Staffolo)
Wardò = zona di guardia (Guardia, Niguarda, Guastalla, Niardo di Trescore Balneario)
Waldaz = bosco di montagna (Gualdo)
Bera-laikaz = arena degli orsi (Parlaselo o Perilascio)

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