Per la prima volta nella storia

Le curiose elezioni presidenziali dei 3mila boliviani a Bergamo

Le curiose elezioni presidenziali dei 3mila boliviani a Bergamo
09 Ottobre 2014 ore 19:30

Il primo problema, quando si parla dei boliviani presenti a Bergamo, è capire quanti sono. Da anni, nel capoluogo orobico e in provincia, la comunità del Paese sudamericano è assai numerosa. Alcuni dicono siano 20 mila, altri ancora di più. In realtà, statistiche alla mano, il console a Bergamo Giuseppe Crippa ci spiega che, attualmente, in tutta la Bergamasca sono 12 mila, compresi quelli senza documenti, di cui 6 mila solo in città. Un dato in continuo calo poiché la crisi economica ha colpito anche loro: molti decidono di rientrare in Bolivia, alcuni semplicemente perché hanno concluso il loro progetto di vita nel nostro Paese, molti altri perché senza lavoro e senza certezze. Ma anche perché oggi, la Bolivia, è uno Stato che sta vivendo un forte boom economico e, proprio grazie alle professionalità importate dai tanti emigrati degli anni passati, coloro che ritornano si trovano un mercato di lavoro affamato di competenze, esperienza e manodopera.

Le elezioni e i candidati. Il 12 ottobre, per la prima volta nella storia del paese sudamericano, anche i boliviani residenti all’estero avranno la possibilità di votare alle elezioni presidenziali. Si voterà in 33 Paesi del mondo per un totale di 267.610 votanti in 69 diverse città. A Bergamo saranno addirittura 3.038 quelli che, tra le 8 e le 16 di domenica, si recheranno ai seggi, allestiti presso l’Imiberg di via Santa Lucia. I candidati alla carica di presidente della Repubblica di Bolivia sono 5, tra cui l’uscente Evo Morales, eletto per la prima volta il 22 gennaio 2006. Al fianco di Morales, alla carica di vicepresidente, è candidato Alvaro Linera. Morales è in calo di consensi, ma è nettamente favorito a causa delle divisioni dei suoi avversari. I rivali sono l’ex sindaco di La Paz, Juan Fernando Del Granado Cosio, dell’Msm (Movimento senza paura); Samuel Doria Medina Auza, noto imprenditore boliviano e candidato dell’Unità Democratica; Jorge Fernando Quiroga Ramirez Tuto, politico che da tempo si oppone a Morales con il suo PDC; e, infine, Fernando Vargas Mosua, il meno quotato tra i candidati e rappresentante del Partito Verde della Bolivia, fortemente contrario all’uso dell’energia nucleare sponsorizzata invece da Morales. Essendo la prima volta che i cittadini boliviani residenti all’estero potranno votare, abbiamo cercato di capire come funzionerà il voto e abbiamo scoperto che il loro sistema elettorale è decisamente avanzato e minuzioso.

 

Le procedure di preparazione. La Bolivia, oltre ai classici tre poteri dello Stato (legislativo, esecutivo e giudiziario), prevede un quarto potere, cioè quello elettorale, detenuto dal Tribunale Supremo Elettorale, che ha il delicato compito di vegliare sulla regolarità delle procedure di voto durante tutte le elezioni. Per questo, una volta che il governo decise di permettere il voto anche all’estero, la prima cosa da fare era individuare soggetti che rappresentassero il potere elettorale del Tribunale Supremo all’estero. A Bergamo sono state scelte, tra i possibili candidati che hanno inviato il proprio curriculum, 8 persone. Tra essi, anche un responsabile della comunicazione e due notai, che hanno seguito tutte le procedure di preparazione al voto di domenica. Il numero di rappresentanti del Tribunale Supremo non è casuale: a Bergamo ce ne sono di più che a Milano (4) e a Roma (soltanto uno) perché la nostra è la città italiana con la più ampia comunità boliviana. Il “team” di lavoro ha così iniziato a raccogliere le iscrizioni di tutti coloro che volevano partecipare al voto. Ci sono state due fasi di iscrizione: una prima fase tra il novembre e il dicembre 2013 ed una seconda fase, di tre mesi, tra il marzo e il giugno di quest’anno. La partecipazione è stata molto alta, anche perché c’è molta voglia di partecipare a questa votazione, vissuta come una vera e propria festa in Bolivia (una “Fiesta Democratica”), dove tutto si ferma per l’occasione.

Per poter iscriversi alla lista dei votanti era necessario essere in possesso di un documento boliviano valido (cosa che, purtroppo, non ha permesso a molti boliviani-bergamaschi di iscriversi, perché i documenti vanno rinnovati ogni 4 o 5 anni) e sottoporsi a misurazioni biometriche, ovvero triangolazione del viso con calcolo della distanza occhi-bocca e scansione delle impronte digitali. Una volta compilato, il registro biometrico è stato spedito, online, a La Paz dove sono stati effettuati i controlli ed è stato vidimato. Una difficoltà con cui si sono scontrati gli organizzatori è stata trovare uno spazio adatto alle operazioni di voto. A differenza dell’Italia, infatti, in Bolivia non si usano le cabine elettorali, ma delle intere aule. Tenendo conto che ogni seggio può avere al massimo 250 iscritti, i 3.038 votanti di Bergamo necessitavano di 13 seggi, cioè 13 aule. Alla fine l’istituto Imiberg ha dato la disponibilità della propria struttura.

Come avverrà il voto. Ogni seggio è composto da 6 persone: un presidente, un vicepresidente, un segretario e tre supplenti. Nel caso in cui presidente, vicepresidente, segretario e uno dei supplenti dovesse mancare, a sostituirlo sarebbe il primo elettore presente nella fila per votare. Ai 13 seggi di Bergamo sono dunque ben 78 le persone necessarie per coprire i ruoli previsti, scelte attraverso un’estrazione casuale compiuta a La Paz, avente come unico vincolo quella della parità tra uomini e donne. Una volta estratti, i prescelti hanno dovuto confermare la loro disponibilità e la legge prevede una loro esclusione solamente per pochi casi espressamente previsti (gravidanza, malattia con certificato medico, cause di forza maggiore provata). Per essere preparati alle procedure di scrutinio è stato tenuto un corso di 4 giorni.

Le votazioni avranno luogo, in tutti i 33 Paesi, dalle ore 8 alle ore 16 di domenica e quindi, a causa del fuso orario, i risultati provenienti dagli Stati orientali e dall’Europa daranno le prime indicazioni dei risultati. Immediatamente dopo la chiusura dei seggi avverrà lo scrutinio, che si stima si concluderà per le 20 e poi, i risultati verranno inviati in via telematica a La Paz. Successivamente, tutte le schede scrutinate, verranno imballate e inserite in una valigetta diplomatica fornita dal governo boliviano e spedita a La Paz per il controllo definitivo del Tribunale Supremo Elettorale.

Fino a sabato 11 ottobre, sia il quartiere generale del comitato elettorale di via San Bernardino che gli uffici del consolato boliviano a Bergamo di via Borgo Santa Caterina resteranno aperti per rispondere agli eventuali domande degli elettori.

Comunque andranno queste elezioni, per la Bolivia sarà un successo. La “Fiesta democratica”, per la prima volta nella storia, invaderà Bergamo, con la voglia dei tanti emigrati di far sentire la loro voce in quella casa distante centinaia di migliaia di chilometri.

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