La riscoperta

Dalla Polonia alla Spagna, tutti pazzi per il baghèt: «Portiamolo al Conservatorio»

L'antica cornamusa bergamasca protagonista al Festival di Polajewo e sulla copertina dell'Annuario galiziano della gaita. Una ricchezza culturale della terra bergamasca da salvaguardare e valorizzare

Dalla Polonia alla Spagna, tutti pazzi per il baghèt: «Portiamolo al Conservatorio»
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di Giambattista Gherardi

Uno strumento povero, nato e cresciuto tra i pastori e nelle stalle, destinato a vivere un’intrigante seconda giovinezza. Si sono moltiplicate negli ultimi mesi le occasioni di promozione e valorizzazione del Baghèt, l’antica cornamusa bergamasca che a Casnigo, in Val Gandino, ha la propria culla certificata anche in forza di una delibera emessa nel 2009 dal Consiglio Comunale casnighese (allora guidato dal sindaco Giuseppe Imberti) che conferì al paese il titolo di “patria del Baghèt”.

«I suonatori - spiega Luciano Carminati (foto di apertura) che guida l’associazione di promozione - erano per la maggior parte contadini, e si ritrovavano nelle stalle d’inverno. Passata l’Epifania, poco prima del carnevale, il baghèt veniva riposto, per essere ripreso agli inizi dell’inverno successivo, a San Martino. Con il baghèt si suonava l’antica “pastorèla” e si accompagnava il canto». In Bergamasca ci sono tracce della cornamusa che risalgono al 1300 e nel 1793 il pittore Lattanzio Querena di Clusone immortalò un suonatore di baghèt in una Natività tuttora collocata presso il Santuario della Madonna d’Erbia, ovviamente a Casnigo.

Valter Biella

Un importante impulso alla riscoperta dello strumento fu dato dagli studi del ricercatore, musicologo e liutaio Valter Biella, autore nel 2010 del volume “Pia o baghèt, la cornamusa in terra di Bergamo”. Interessante anche ricordare la definizione di Antonio Tiraboschi nel “Vocabolario dei dialetti bergamaschi antichi e moderni” del 1873: “Baghèt - Sorta di strumento pastorale composto di un otro (Baga) e di quattro cannelle: Bochì, Pia o Diana, Orghegn o Bas”. Tornando ai giorni nostri è importante segnalare come il lavoro di questi anni abbia prodotto in rapida successione una serie di risultati concreti che, negli ultimi mesi, hanno posto il Baghèt al centro di attività anche di carattere internazionale.

Più recente fra tutte la trasferta a fine gennaio dei suonatori nostrani alla ventiquattresima edizione di "Do szopy, Hej Pasterze-Dudziarze", il Festival Internazionale (dal 2001 ogni anno alla terza di gennaio) per cantori e zampognari organizzato in Polonia nella zona di Polajewo.

I bagheter bergamaschi in Polonia

Il gruppo bergamasco era composto da Paolo Colombo, Lorenzo Paganelli, Monica Bonandrini e Alberto Baccanelli (giovanissimo figlio di Monica) ed è stato presentato come “I Baghetèr di Giacomo Ruggeri Fagòt”, in omaggio al casnighese ultimo suonatore di baghèt dell’arco alpino. Alla manifestazione hanno partecipato diversi gruppi provenienti da Bulgaria, Rep. Ceca, Slovacchia, Polonia. La presenza era un’assoluta novità per l’area dell’Europa dell’Est e per la manifestazione polacca, cui mai aveva partecipato una formazione strumentale di baghèt proveniente dall’Europa dell’Ovest. L’attenzione internazionale è stata confermata lo scorso autunno anche dalla scelta della “Escola Provincial di Gaita” di Ourense (Galizia - Spagna) di proporre nel proprio prestigioso “Anuario da Gaita” la foto di Giacomo Ruggeri Fagòt in copertina, con all’interno un documentato articolo di Fernando Molpeceres.

Incontro a Ranica con suonatori scozzesi di cornamusa

«Abbiamo stabilito contatti di studio - sottolinea Carminati - anche in Germania e nel mondo anglosassone, con la visita lo scorso anno in Val Seriana di Stephen Mc Nally e Rob Welsh, arrivati da Glasgow. A settembre nel Santuario della Ss.Trinità di Casnigo (nostro luogo del cuore) abbiamo organizzato un’elevazione strumentale, molto partecipata, dedicata a tutti gli strumenti della tradizione europea. L’abbiamo dedicata a “Te Lodiamo, Trinità”, all’unico brano riconosciuto sia dalla tradizione cattolica che da quella protestante». Negli anni il gruppo guidato dell’Associazione “Il Baghèt” ha proposto le proprie melodie anche ad Expo Milano 2015, allo Zecchino d’Oro su Rai Uno e in un cliccatissimo video con il Gabibbo su Canale 5. Un occhio di riguardo è dedicato anche alla formazione. Lo scorso autunno a Casnigo è stato organizzato un “Corso base di baghèt” che ha raccolto buone adesioni, con tanto di applaudito saggio conclusivo al Teatro Fratellanza.

Partecipanti al Corso di Baghèt a Casnigo

«Avvicinare ragazzi e adulti al suono dello strumento - conclude Carminati - è un passaggio decisivo e strutturale. Dovremmo concretamente valutare di introdurre lo studio di strumenti tradizionali come il Baghèt o le Campanine (gli xilofoni su cui i campanari esercitano il suono d’allegrezza) nel nostro Conservatorio di Bergamo. La musica e la tradizione di questi strumenti hanno titolo e dignità per raccontare la nostra storia e la nostra terra, ma anche per esprimere ancor oggi emozioni senza tempo». Lo scorso dicembre un segnale importante è arrivato anche dalla Provincia di Bergamo, che dopo aver ospitato in via Tasso un happening strumentale nel giugno 2022, ha assegnato la Benemerenza Provinciale a Luciano Carminati e Valter Biella, proprio per gli studi e l’attività svolti per riportare in auge (e di fatto salvare) la tradizione dello strumento. Il Baghèt è così entrato nella “hall of fame” orobica con personaggi come Sofia Goggia e Pinguini Tattici Nucleari. Non è poco, ma è solo l’inizio.

Commenti
Francesco Giuseppe

Aggiungo che non bnisogna dimenticare la banda "Bèrghem Baghèt" di Palazzago che appunto, suonava questo strumento ed aveva organizzato per ben 2 anni di fila, a Bergamo e in provincia il "Bèrghem on Pipe", rassegna internazionale di Baghèt, Cornamuse, ecc. con gruppi provenienti dall'Italia, dalla Scozia, dall'Irlanda, dalla Bulgaria, dalla Bretagna, dall'Asturia.

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