Una storia di passione e lungimiranza

Dentico Dischi in via Battisti La musica per chi se ne intende

Dentico Dischi in via Battisti La musica per chi se ne intende
28 Agosto 2014 ore 15:39

La gente compra ancora i dischi? A discapito di quello che in tanti potrebbero credere, la risposta è sì. E a Bergamo, c’è un posto in cui, da più di sessant’anni, li vendono. Si chiama Dentico Dischi ed è in Via Cesare Battisti. Il mercato è cambiato, alcune tradizioni sono andate perse altre si sono mantenute, ma il settore tiene e la passione della famiglia Dentico, uno dei punti di riferimento per la musica in città, è rimasta al suo posto.

A guidare il negozio attualmente c’è Emma, figlia del fondatore Vincenzo Dentico che, ben lontano dal rassegnarsi alla pensione, segue con gli altri figli i suoi progetti editoriali a Milano. Ma stiamo correndo troppo. Un passo indietro ci porta a metà degli anni Cinquanta e ai tempi in cui Vincenzo Dentico vendeva dischi prima come ambulante e poi come grossista. In poco tempo, però, apre cinque negozi (uno storico era in via Verdi, davanti a quello di strumenti musicali della famiglia Ghisleri), fino ad arrivare all’attuale store di 560 metri quadrati. Forse oggi, abituati come siamo ai centri commerciali e ai grossi negozi d’abbigliamento, parrà poca cosa, ma quarant’anni fa fu un vero evento.

Il segreto del successo. Dentico Dischi non rientra fra i negozi storici di Bergamo, eppure è da quasi sessant’anni il punto di riferimento cittadino per coloro che acquistano cd, dischi e biglietti per i concerti. È incredibile tanta longeva continuità in un settore che lamenta la sua crisi da quasi dieci anni. Tra i segreti di questo successo c’è in primis la passione di tutta la famiglia per questo mondo, unita alla specializzazione nel settore e all’assoluta professionalità. In secondo luogo, la ricchezza di offerta del negozio, che conta migliaia di titoli e di autori. Non ultimo, la costante attenzione verso altri settori del mondo musicale e la capacità di coniugare passione e visione imprenditoriale.

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Due etichette discografiche e una società di edizioni musicali. Visione imprenditoriale, appunto. Vincenzo Dentico, dopo aver sviluppato il settore vendita, ha dato vita a due etichette discografiche che producono quasi esclusivamente successi degli anni ’60 e ‘70.
L’etichetta. La D.V. MORE RECORD ha sede a Milano e nasce nel 1987. È specializzata in greatest hits, monografici e compilation e dispone di un vasto catalogo composto da oltre duemila artisti italiani e stranieri (per citarne alcuni: Giuni Russo, Rita Pavone, Little Tony, Gloria Gaynor, Ray Charles e Barry White) per un totale di circa 3.300 titoli di musica rock, pop, folk, popolare, da ballare e per bambini. Ancora prima di questa società nasce alla fine degli anni ’80 la DISCOPIÙ, attualmente affidata alla gestione dei figli Lino e Claudio, che si occupa soprattutto della produzione di gruppi stranieri. Al gruppo Dentico, inoltre, appartiene anche la MIDASOL, una società di edizioni musicali che detiene i diritti editoriali di oltre 1.500 canzoni.
In sostanza, se la maggior parte degli acquisti musicali si sono indirizzati all’interno delle grandi catene di supermercati, la lungimiranza imprenditoriale del gruppo Dentico è stata quella di inserirsi nella produzione di quelle compilation che si insediano proprio fra gli scaffali dei centri commerciali.

 

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Cosa si vende oggi in un negozio di dischi. Sono anni che circola la notizia che i cd non si vendono più, che le case discografiche sono in crisi e che la musica viaggia ormai solo su internet. Tutto vero. Ma sostenere che il cd sia destinato a scomparire in breve è voler esagerare: chi compra musica esiste ancora e non si tratta solo di collezionisti e nostalgici. Partiamo dai ragazzi. È vero che le ultime hit del momento – da Arianna Grande a Marco Mengoni and co. – vendono poco via cd e circolano soprattutto sui canali online (da iTunes a Spotify).
Ma c’è un altro genere musicale, molto diffuso fra i giovanissimi, che pretende il disco originale. È l’hip hop italiano, quello di Fabri Fibra, J-Ax, Mondo Marcio, Marracash, Ensi, Club Dogo, Emis Killa e colleghi, vero e proprio fenomeno culturale che permette ancora di far parlare di dischi.
Poi c’è il catalogo dei grandi cantautori e cantanti italiani. Ovvero tutti quei grandi classici che si vendono sempre e bene: Battisti, De André, De Gregori, Mina e tutti gli altri.
A influenzare le vendite sono anche moda ed eventi. Nella moda rientrano alcuni grandi fenomeni generali, come il favoloso ritorno delle produzioni della storica etichetta americana Motown, offerte al pubblico in cofanetti e raccolte deluxe.
Fra i principali eventi cittadini che fanno da traino alla vendita di dischi ci sono il Bergamo Jazz Festival, il Festival Donizettiano e il Festival Pianistico. Ovviamente in questi casi si parla di richieste inerenti al genere musicale richiamato dalla manifestazione.
Infine occorre considerare il grande ritorno del vinile, non solo per rieditare antichi successi, ma anche per “impreziosire” le nuove uscite. Il livello di qualità raggiunto dalle contemporanee registrazioni su 33 giri, infatti, rende il “vecchio” disco il vero must del cultore di musica.

Il sassolino nella scarpa. All’interno del mercato musicale c’è una questione che non va giù a nessuno dei commercianti del settore. Se è vero che i dischi si vendono meno è anche vero che esiste un reale problema di prezzo che si chiama Iva. Non tutti sanno che un Cd musicale non è considerato oggetto culturale quanto piuttosto bene di lusso. Per questo motivo, l’Iva imposta sul singolo cd è del 22% e non del 4% come succede, per esempio, con i libri. Ecco perché molti veicolano la vendita di dischi attraverso le edicole e l’editoria ed ecco perché il prezzo dei cd nei negozi non scende mai.

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