Da «Ó perdìt ol nömerì» a...

10 frasi bergamasche in farmacia

10 frasi bergamasche in farmacia
05 Febbraio 2018 ore 05:30

Da luogo da frequentare solo in caso di bisogno, la farmacia diventa nei mesi invernali un piacevole pretesto per fare nuovi incontri, discorrere amabilmente dei propri malanni, lamentarsi per l’elevato costo dei medicinali e, più in generale, per come va il mondo. In tutto questo l’acquisto di medicinali è un corollario, nemmeno troppo importante, di un’attività di relazione sociale. D’altronde, è importante anche la salute dell’animo.

 

1) Ó perdìt ol nömerì

Non è infrequente che qualcuno si ritrovi, dopo diversi minuti di attesa, davanti al bancone senza avere in mano il fatidico numero progressivo che garantisce il servizio. Ci si affida allora alla magnanimità dei compagni di coda. [Trad. Ho perso il numerino]

 

 

2) Chèl laùr ché a l’m’à fàcc negót

C’è spazio anche per le recriminazioni, quando il prodotto acquistato, peraltro su indicazione del medico, non ha sortito l’effetto desiderato. Una situazione delicata che non sempre si evolve in modo pacifico. [Trad. Quel coso non mi ha fatto nulla]

 

 

3) A l’me dàghe chèl de l’ótra ólta

Alcuni clienti si considerano avventori, e pretendono dal farmacista la stessa cordiale assistenza e familiarità del barista di fiducia. Risulta arduo a volte far loro notare che un tranquillante non è una tazza di tè. [Trad. Mi dia quello dell’altra volta]

 

 

4) Pöde töl zó di tasse?

La deducibilità di alcuni medicinali rallegra persino chi non conosce minimamente il meccanismo della tassazione. Poter alleviare, seppure in misura minima, un gabello è di per se stesso terapeutico. [Trad. Posso detrarlo dalle tasse?]

 

 

5) Me se regórde piö se i è chi coi ale

Frase tipica del marito smarrito che, vergognandosi come un ladro, è stato incaricato dalla moglie di procurarle con urgenza gli assorbenti. Nove volte su dieci acquista quelli con le caratteristiche odiate dalla consorte. [Trad. Non mi ricordo più se sono quelli con le ali]

 

 

6) L’à m’à mandàt ché la mé neuda

Fieri della loro funzione sociale, gli anziani svolgono spesso attività di supporto familiare, come quella di recuperare le cure per gli indaffaratissimi nipoti. Che spesso si dimentichino le ricette, è un particolare che non sminuisce il loro valore. [Trad. Mi ha mandato qui mia nipote]

 

 

7) Me ocór la còla per i décc

Questa è solo una delle pittoresche definizioni che il farmacista allenato sa decodificare, proponendo in tempo reale la soluzione giusta. L’interpretazione si fa però ardua con i prodotti più avanzati e sofisticati. [Trad. Mi serve la colla per i denti]

 

 

8) Finchè m’sè ché m’và bé

Tipica espressione benaugurale e scaramantica che ci si scambia mentre si attende in fila. La semplice presenza, per la nostra indole pratica, è un inequivocabile segno di sopravvivenza. [Trad. Finché siamo qui va bene]

 

 

9) Iér t’ó mia ésta, te séret malada?

La frequenza delle visite in farmacia crea veri e propri circoli amicali, dove chi manca un appuntamento quotidiano crea subito una preoccupazione che, per un momento, fa dimenticare il luogo dove si svolge la conversazione. [Trad. Ieri non ti ho visto, eri ammalata?]

 

 

10) Me fà mal töt

Alla richiesta di indicare i sintomi dell’eventuale malanno, qualcuno ricorre a questa formula omnicomprensiva, sperando di ricevere dal farmacista una soluzione altrettanto esauriente e definitiva. [Trad. Mi fa male tutto]

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