«Gh’ó gnamò üt tép»

Dieci frasi in bergamasco su albero di Natale e presepe

Dieci frasi in bergamasco su albero di Natale e presepe
Viva Bèrghem 09 Dicembre 2020 ore 09:21

di Vecchio Daino

Per tradizione, nel giorno dell’Immacolata molti di noi si dedicano alla paziente costruzione del presepio o all’addobbo dell’albero. I più versati nell’attività manuale costruiscono capolavori con parti mobili ed effetti illuminotecnici, i meno abili si accontentano di una capanna e un paio di pastori, quando non ricorrono a prodotti già confezionati. Non importa, quello che conta è lo spirito. E la clemenza dei gatti di casa.

1. Tróe piö ‘l Bambì


Drammatica esclamazione dell’ultimo momento quando, estratte tutte le statuine, manca proprio la più rappresentativa. Se non la si trova, il capofamiglia ha l’obbligo morale di uscire con qualsiasi tempo per procurarsela. [Trad. Non trovo più il Bambinello]

2. A momèncc treèche zó de la scala


Il delicato momento del posizionamento della stella in cima all’albero può celare insidie fatali, quando il coro dei familiari-giudici impone a gran voce improbabili configurazioni della decorazione. [Trad. A momenti cadevo dalla scala]

3. Coi gacc l’è impossìbel


I gatti hanno la curiosa proprietà di trascorrere gran parte del giorno acciambellati vicino a fonti di calore, per poi ricordarsi, per cinque minuti, di essere parenti delle tigri. Devastando il devastabile. [Trad. Con i gatti è impossibile]

4. Töcc i agn l’è ü tràfech


C’è da dire che non a tutti s’intenerisce il cuore aprendo le scatole di palline, ghirlande e lucette multicolori. I ribelli in questione storcono ogni anno il naso, poi si piegano alle esigenze della lieta ricorrenza. [Trad. Ogni anno è un daffare]

5. A l’fó per i s-cècc


Alcuni usano i figli come alibi, per lanciarsi in costruzioni ciclopiche che richiedono settimane di progettazione, ricerca dei materiali e costruzioni. L’opera finita non può naturalmente essere avvicinata dai pargoli. [Trad. Lo faccio per i figli]

6. Col mé pàder andàe a trà sö ‘l ranì


Ricordi di un tempo andato, dov’era uso recarsi nei boschi per raccogliere il muschio. Pratica oggi giustamente vietata, ma che ha costituito un momento fondamentale dell’educazione di molti di noi. [Trad. Con mio padre andavo a raccogliere il muschio]

7. Ghe mande la sömeansa al Léco


La segreta ambizione dei costruttori provetti è la pubblicazione sugli ampi spazi dedicati dallo storico quotidiano locale alle opere dei lettori. Visto il numero di pagine occupate dai presepi da qui fino a primavera inoltrata, non è certo una missione impossibile. [Trad. Mando la foto a L’Eco]

8. Per ol cél dóvre la carta de söcher


Il simbolo del cielo per molti di noi è l’umile carta da zucchero, assurta al rango di firmamento nei semplici presepi della nostra infanzia. Da un po’ di tempo però è scomparsa dalla circolazione, e il cellophane non è altrettanto evocativo. [Trad. Per il cielo uso la carta da zucchero]

9. Mé fó negót


Da veri bastian contrari, alcuni irriducibili si rifiutano di partecipare a questi ingenui rituali natalizi. Però si commuovono alla visione dell’immancabile film «Canto di Natale», anche nella versione con Topolino. [Trad. Io non faccio niente]

10. Gh’ó gnamò üt tép


Siamo sempre presi dalle nostre attività, ed è facile quindi non trovare il tempo per un’occupazione tutto sommato frivola come quella degli addobbi natalizi. Però il tempo per la pubblicazione compulsiva di selfie e foto del cibo lo troviamo sempre. [Trad. Non ho ancora avuto tempo]

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