Andre Zambelli e Luca Ferri

Due bergamaschi al Torino Film Tra memoria e contemporaneità

Due bergamaschi al Torino Film Tra memoria e contemporaneità
23 Novembre 2015 ore 11:00

Anche Bergamo ha il suo spazio artistico alla 33esima edizione del Torino Film Festival. Alla rassegna, iniziata venerdì 20 novembre, partecipano infatti anche due film di registi bergamaschi, prodotti da Lab 80, storico punto di riferimento per gli appassionati di cinema del territorio e da circa 15 anni anche produttore di film. Le due opere trattano temi assai distanti tra loro: da una parte Andrea Zambelli si fa raccontare la Resistenza da suo nonno acquisito Rino prima che perda la memoria; andando a rispolverare i vecchi filmati, Andrea riscopre anche se stesso e la sua vocazione a raccontare storie. Dall’altra, Luca Ferri va a esplorare un disagio tutto contemporaneo, insito in quei luoghi-non-luoghi in cui le persone si muovono su percorsi geometrici, senza mai incrociare lo sguardo altrui. Ferri ha girato in un Forum a Tokyo, ma avrebbe potuto farlo davvero in molti altri posti, tutti connotati dalla medesima freddezza nei rapporti tra le persone.

 

Rino – La mia ascia di guerra

 

Il film. È un documentario di 55 minuti, prodotto da Lab 80 film, Metavisioni e Rossofuoco. Il regista bergamasco Andrea Zambelli intervista il nonno acquisito Rino e gli fa raccontare la sua esperienza come partigiano della Resistenza bergamasca. Ma nell’opera ci sono diversi altri spunti, come il rapporto tra Rino e Andrea. O ancora: la maturità di Andrea e il suo desiderio di raccontare le ribellioni con i film, proprio a partire dall’esperienza di Rino; il desiderio, come regista, di cercare l’uomo oltre l’eroe, anche e soprattutto nei filmati privati che Rino ha accumulato negli anni.

La metafora del titolo. È così che la storia di Rino, ribelle della lotta partigiana ma anche amante della natura e dei cavalli, compagno affiatato di Lina e uomo appassionato di cinema, diventa la scintilla per Andrea, su ispirazione del collettivo di scrittori Wu Ming, per il quale «le storie non sono che asce di guerra da disseppellire». Così, tra i racconti di Rino filmati negli anni da Andrea, le scene di confronto intimo tra i due e le immagini dei film ribelli girati da Andrea in diverse zone del mondo, si va a comporre un documentario che è allo stesso tempo ricerca, riflessione, testimonianza e racconto di un rapporto affettivo non banale.

 

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Da un’idea dello stesso Rino. Dice il regista: «Rino è stato per me il nonno che non ho avuto. Quando ha perso la memoria per il morbo di Alzheimer, ho deciso di terminare il film iniziato insieme anni fa grazie a un suo spunto; mi aveva messo in mano la sua telecamera video8 per filmare i racconti che mi faceva sulla Resistenza. Cercando nei vecchi materiali girati da lui ho poi scoperto un Rino diverso, non solo l’eroe partigiano. La prima persona che ha intuito che un giorno avrei raccontato storie».

Il regista. Andrea Zambelli (Bergamo, 1975) si è laureato nel 2001 al DAMS di Bologna con una tesi sui modelli di produzione a basso costo nel cinema indipendente. Lavora sui documentari di creazione dal 2000. Nel 2003 è assistente alla regia per il film Dopo mezzanotte di Davide Ferrario, collaborazione che prosegue nel film La strada di Levi. Il suo Di madre in figlia (2008) è stato l’unico documentario italiano selezionato al Toronto International Film Festival 2008. Striplife (2013) è stato girato interamente sulla striscia di Gaza con il collettivo Teleimmagini e ha vinto il Premio Speciale della Giuria al 31esimo Torino Film Festival; ha poi partecipato a numerosi altri festival internazionali. Il regista bergamasco rientra nella generazione di cineasti che hanno costruito la loro poetica sulla specificità della ripresa digitale. La camera di Zambelli si spinge dove una troupe tradizionale farebbe fatica ad arrivare, privilegio tecnico che gli permette di avvicinarsi in maniera intima ai soggetti dei suoi film.

La proiezione. Il film verrà proiettato in tre occasioni al TFF: martedì 24, ore 19.30, (proiezione ufficiale, regista in sala) e mercoledì 25 novembre, ore 14.30, presso il Cinema Lux 2; giovedì 26, ore 10, al Cinema Lux 1.

 

Una società di servizi


 
Il film. Si tratta di un mediometraggio (35 minuti) di Luca Ferri, regista che recentemente ha presentato a Bergamo Abacuc, suo film prodotto da Lab 80 e ancora nelle sale. Protagonista della nuova opera è un gigantesco spazio coperto di Tokyo, dove si sviluppano reti di servizi e attività umane. Grandi flussi di persone scorrono in una dimensione architettonica asettica come le relazioni di coloro che ci passano, che si muovono sulle note di musiche ambientali ripetitive e sedanti. Nel film compaiono uomini e donne che si muovono in solitudine, ognuno per sé ma con ordine e compostezza. Tutti hanno un passo sicuro e deciso, nessuno staziona o indugia e nessuno interagisce con gli altri. La relazione che le persone mantengono più a lungo è quella con il proprio smartphone: l’interlocutore è necessariamente altrove. Dopo il Super8 di Abacuc, Luca Ferri trova in Giappone il colore e il digitale: limpido, lirico e anche commovente.

Un’inconsueta modalità lavorativa. Racconta il regista: «Per quanto mi riguarda, il film ha avuto un inizio e un successivo, calcolato e voluto, abbandono. Dopo aver effettuato in totale solitudine le riprese e successivamente ridotto il materiale a una sottratta e coerente selezione restrittiva, ho deciso di coinvolgere Enrico Mazzi chiedendo la sua disponibilità alla visione del materiale. Avevo la necessità di distaccarmi da queste immagini lasciando che entrassero in contatto con un’altra persona, di cui istintivamente mi fidavo, e che avrebbe potuto operare al montaggio senza nessun tipo di vincolo o pressioni da parte mia. Il risultato di questa inconsueta modalità lavorativa è stato un importante arricchimento umano e professionale».

 

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Il luogo delle riprese. «Il luogo delle riprese del film è la concretizzazione di quanto predetto da Jacques Tati in Play Time (1964-1967)», aggiunge Luca Ferri. «L’asetticità e la neutralità del luogo lo rende trasportabile ovunque perché privo, nella sua struttura, di qualsiasi legame con il territorio che lo ospita. È un luogo pensato per il passaggio. Al suo interno si trovano contenitori predisposti per vari servizi: il tutto è dimostrazione di una muscolosità standardizzata, capace di stupire più per le dimensioni e per una pretestuosa e sfacciata contemporaneità che per contenuti unici e non replicabili in un qualsiasi identico altrove».

Il regista. Luca Ferri (Bergamo, 1976) è un autodidatta che lavora sulle immagini e sulle parole. I suoi lavori sono prodotti da Lab 80 film e recentemente acquisiti dal Circuito Nomadica. Tra il 2005 e il 2008 realizza diversi film che presenziano in concorsi, rassegne e mostre. Nel 2011 Magog viene presentato a Bergamo e l’anno successivo in vari festival, tra cui la 48esima Mostra del Nuovo Cinema (Pesaro). Il lungometraggio Ecce Ubu (2012) è stato proiettato in diverse gallerie d’arte e presso la Cineteca Nazionale – Cinema Trevi (Roma) insieme a Kaputt/Katastrophe (2012), cortometraggio che ha partecipato in concorso a Cinemazero (Trento), Avvistamenti (Bisceglie) e Sorsi Corti (Palermo).  Nel 2012 è stato selezionato per i laboratori Nutrimenti terrestri-nutrimenti celesti, organizzati da Filmmaker presso la Fabbrica del vapore di Milano. Nel 2013 ha realizzato Habitat [Piavoli], ritratto del famoso regista bresciano, con Claudio Casazza. Le sue opere hanno partecipato anche ad altri festival importanti come il Festival Internacional de Cine de Mar del Plata, il Kasseler Dokfest, il DokumentART, l’Antimatter Media Art Canada, il festival Experimenta e il Bandits-mages.

La proiezione. Le proiezioni del film sono previste per domenica 22 novembre, ore 17.15, al Cinema Repossi; giovedì 26 novembre, ore 17.00 e sabato 28, ore 14.00 (proiezione ufficiale, regista in sala), al Cinema Massimo 2.

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