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“Erre Esse” in Borgo Palazzo è la prova che le donne ci sanno fare

“Erre Esse” in Borgo Palazzo è la prova che le donne ci sanno fare
27 Dicembre 2019 ore 07:00
Foto di Sergio Agazzi

 

La famiglia Garibaldi arrivò a Bergamo da Pontremoli (in provincia di Massa Carrara) negli anni Cinquanta. «Lì non c’era nulla se non le terre da coltivare. Noi eravamo stati cresciuti da una balia, mentre mamma e papà facevano i contadini». A raccontarci questa storia è Rosi Lupo, una bella ed elegante signora bionda che negli anni Settanta aprì a Bergamo, in Borgo Palazzo, con il nome “Negozio del Borgo”. Prima di questo però, dall’arrivo della famiglia in queste terre, ci furono lunghi anni di mercati in Valcamonica, Valtellina e anche a Trento.

 

 

Di quel tempo Rosi – che iniziò tredicenne – ricorda soprattutto il grande freddo, e sembra lo senta ancora quando racconta che mettevano a terra i cartoni per provare a isolare un po’ l’area dietro al banco. Furono anni di sacrifici e i ricordi della vita, oltre il lavoro, sono sbiaditi. «Parlavamo poco. Imparavamo guardando. I miei erano crudi, ma non mi hanno mai detto un no», continua Rosi con la tenerezza di una figlia che ha testimoniato la profonda resilienza dei genitori. Questa mamma e questo papà continuarono a fare i mercati anche quando Rosi e la cognata aprirono il proprio esercizio commerciale a Bergamo. Dovevano sostenere economicamente questa nuova impresa e avere un cuscino che le proteggesse in caso di caduta. Le due donne inaugurarono l’8 marzo – data perfetta per questa avventura al femminile. E da donne decisero di offrire «di tutto, di più» affinché le mamme potessero trovare in negozio ciò che serviva alle proprie famiglie: abbigliamento uomo, donna e bambino, pigiami e anche l’intimo. «Ricordo ancora quando arrivò una mamma con al seguito le sue gemelle. Le fece sedere sul banco, mi guardò e disse: “Ho cinque figli. Se mi tratti bene, li cresco tutti da voi”. Al tempo – spiega Rosi – se non lavoravi, non mangiavi. Nessuno aveva nulla ed era normale stare tutti più uniti».

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Nello spazio del negozio sono poi cresciuti i suoi figli: Raffaella e Simone, dalle cui iniziali nascerà appunto il nome del nuovo negozio, “Erre Esse”. Forse una dedica per il tempo sottratto – che «alla sera si era solo stanchi» – o un messaggio semplice e intenso per dire «lo stiamo facendo per voi». All’inizio degli anni Novanta fatica e pressioni economiche le costringono a chiudere per un anno e anziché dire che finalmente poterono riposarsi un po’, Rosi ammette «ci annoiammo tantissimo». Nel 1996 ripartirono e Simone – che per quattro anni aveva lavorato in Dhl – decise di unirsi alla squadra. In fondo era cresciuto tra donne e abiti e trascorso molto tempo a guardare le vetrine di tutti i negozi. Ancora oggi l’allestimento delle vetrine resta la sua passione. Il papà Francesco – che per tutta l’intervista sta seduto vicino alla moglie sulle sedie da teatro poste accanto ai camerini di prova – parla di Simone con orgoglio: «Ha tutte le qualità, è creativo e ha un carattere particolarmente brioso». Simone sta in silenzio, ascolta rispettoso i genitori, scruta tutto intorno con grande attenzione e finché non inizia a parlare il suo estro è raccontato solo dai piccolissimi e originali occhiali che porta sul naso. Poi si alza, ci guarda, e ci accompagna a fare un giro tra maglie di cashmere, abiti di taffetà, piumini trapuntati e borse di pelle morbida: in pochi minuti ha scelto per noi un look che incontra perfettamente i nostri gusti.

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