Esiste dal 1936

Fiorenzo Algeri in via Paleocapa Il parrucchiere che ha fatto la storia

Fiorenzo Algeri in via Paleocapa Il parrucchiere che ha fatto la storia
01 Ottobre 2015 ore 09:30

La storia può essere letta sui libri di scuola, spiegata da un docente, raccontata dai nonni, ascoltata dai più giovani. Ma c’è anche chi può dire di averla vista passare dietro le vetrine della propria attività, con tanto di incursioni quotidiane da 79 anni a questa parte: è la famiglia Algeri, proprietaria della barberia di via Paleocapa 2/B dal 1936, insignita dalla Regione Lombardia dell’ambito titolo di negozio storico di rilevanza locale. A prima vista può sembrare strano che un semplice salone sia capace di tanto: eppure ha contribuito all’identità del territorio, diffondendo un’immagine di eccellenza dell’imprenditoria bergamasca. Su quelle poltrone di pelle nera si sono accomodati Angelo Roncalli nel 1948, poco prima di diventare l’amato papa Giovanni XXIII, così come Gorbaciov nel 1998, nonché numerosi attori, cantanti, calciatori, uomini politici, personalità di spicco locali e nazionali. Ma non è per questo che l’Historical Barber Shop Fiorenzo Algeri è diventato un pilastro cittadino: il merito va piuttosto alla gente che quotidianamente ne ha animato gli spazi da quel lontano 8 settembre del ’36.

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Pioniere di cotanta avventura è stato Carletto Algeri, padre dell’attuale titolare Fiorenzo, che dopo 12 anni in bottega da Umberto Pressato, acquistò la licenza per ben 13mila lire «l’equivalente di 300mila euro di oggi» specifica Fiorenzo durante l’intervista. Tra gli anni Trenta e gli anni Quaranta, gli affari vanno talmente bene che al fianco di Carletto ci sono ben quattro lavoranti e un’addetta alla manicure (una grande novità per l’epoca), pronti a tirar su la saracinesca alle 6.30 della mattina per accogliere i primi gentleman della giornata. Centro nevralgico della città, posto tra la redazione del quotidiano L’Eco di Bergamo, il Grand Hotel Moderno e il compianto Teatro Rubini, è il posto adatto in cui socializzare e prendersi cura di sé, come fosse un rito privato da condividere in società. La guerra porta con sé momenti difficili, superati grazie alla dedizione del lavoro e a un’innata abilità di Carletto a reinventarsi sempre.

La ripresa è lenta e pigra, nel 1956 l’arrivo del phon e di rasoi più maneggevoli (giunti insieme ai rasoi usa e getta da utilizzare casa) cambia radicalmente la concezione del barbiere che diventa così sempre più parrucchiere. Salutata la beat generation, arrivano gli anni Sessanta, figli del rock’n’roll, dei Beatles e di una ventata d’inedita emancipazione che propone la moda hippie dei capelli lunghi, la quale segna profondamente (e in negativo) l’attività dell’Algeri. Si propone come barbiere a domicilio per i ragazzi del collegio Sant’Alessandro e del Celana, tagliando i capelli per 200 lire a capo e dietro un petit cadeau delle suore fatto di pane, formaggio e dolcetti da portare a casa dove, ad attenderlo, c’erano sei figli, di cui Fiorenzo è il penultimo, l’unico ad avere seguito le orme paterne.

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«Ho iniziato ad aiutare mio padre nel ’72: avevo 16 anni e facevo ragioneria – ricorda Fiorenzo che oggi, di anni, ne ha 59 – da allora non ho più smesso di lavorare». È grazie a lui se il negozio è rimasto sulla cresta dell’onda anche dopo la scomparsa del suo fondatore, nel 1984. «Sono sempre stato al passo coi tempi: ho seguito dei corsi di perfezionamento all’estero, ho studiato all’Accademia di Vidal Sassoon e altrove ancora», per cavalcare le tendenze giovanili senza lasciarsi sopraffare dai cambiamenti galoppanti. «L’unico aspetto che è rimasto invariato nel tempo è il mio modo di lavorare – continua il titolare – utilizzo il pennello per l’insaponatura, alterno gli impacchi caldi a quelli freddi, uso creme e lozioni proprio come si faceva una volta. Io ho imparato quest’arte da mio padre e la ripropongo sempre, ogni giorno, su ogni cliente, con la stessa dovizia del primo giorno».

Fiorenzo, a sua volta, ha insegnato a Gaia e Chiara (le sue aiutanti in negozio) le tecniche antiche che caratterizzano il suo stile. «Quello che amo del mio lavoro è vedere le persone felici, accontentarle in tutto», puntualizza Fiorenzo. Più che di clienti, però, vien quasi da definirli amici, una sorta di seconda famiglia che ha visto crescere nel tempo: durante l’ora di chiacchiere in sua compagnia è tutto un viavai di persone che fanno capolino dalla porta, che salutano oltre i vetri, che entrano a spuntare i capelli o a sistemare la barba. «Vengo qui da oltre cinquant’anni – un cliente si aggiunge alla conversazione per lasciarmi la sua testimonianza – la prima volta avevo vent’anni. Ero venuto qui con mio padre, che si serviva già da prima dal signor Carlo Algeri».

Fiorenzo ha un carisma talmente forte che sembra ereditato in blocco prima da Carletto e prima ancora da Bigio, suo nonno, che per oltre mezzo secolo è stato l’amato e conosciuto sagrestano della chiesa Alle Grazie. Come ultimo aneddoto, basti dire che Fiorenzo è riuscito a evitare lo sfratto (un pericolo che ha sfiorato negli anni Ottanta, all’ora della ristrutturazione dell’intero stabile) grazie a un gesto spontaneo di pura gentilezza, riuscendo così a preservare un patrimonio sociale da mille e una sfaccettatura. Basta entrare in barberia per avere il piacere di conoscerlo: lui è lì, sempre presente, intento a fare un nuovo taglio ad adulti e bambini o ad accogliere clienti e amici, intrecciando passato e presente in un ricco pot pourri storico e culturale di cui tutti noi facciamo parte.

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