Vive e crea a Grumello

Gli abiti (con amore) di Lidia Zinesi Creazioni uniche di una vera stilista

Gli abiti (con amore) di Lidia Zinesi Creazioni uniche di una vera stilista
Viva Bèrghem 17 Novembre 2015 ore 03:00

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[Lidia Zinesi]

 

Non è un caso che la sua firma sia un bottoncino. Discreto, ma allo stesso tempo elegante, proprio come lei e le sue creazioni. Lidia Zinesi ha 27 anni e vive a Grumello. Laureata in Lettere all’Università di Bergamo, ora sta tentando di realizzare il sogno di tanti giovani: trasformare in un lavoro la propria più grande passione. Che, in questo caso, è la moda. Lidia realizza abiti unici partendo da zero. Anzi, partendo “da uno”: la stoffa. «Non disegno, sono una stilista particolare – racconta con il sorriso –. La mia ispirazione parte unicamente dal tessuto. Una volta scelto quello che voglio usare, nella mia testa ho già in mente l’abito da realizzare».

Una passione che viene da lontano… Lidia il suo talento l’ha scoperto e poi coltivato negli anni, cullato alla luce soffusa della sua stanza e, solo da poco, l’ha mostrato al mondo. Il suo primo contatto con la macchina da cucire è arrivato quando andava in prima elementare. Ancora piccolissima, guardando la mamma fare piccoli lavori di rappezzo (quelle cose che fanno un po’ tutte le mamme per evitare di comprare vestiti nuovi), imparò a usarla e iniziò a creare abiti per le sue bambole. È un’autodidatta a tutti gli effetti: «No, non ho mai seguito corsi e non aveva sarte o sarti in famiglia. Semplicemente mi piaceva. E ho imparato, anche a forza di sbagliare». Passata alle media ha cominciato a realizzare accessori che, magari, indossava solo una volta e poi sparivano nel suo armadio. Un gioco e poco più.

 

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È al liceo che dà vita ai primi abiti e davanti alle sue amiche quei piccoli “giochi di stile” non passavano inosservati: spesso capitava che le chiedessero dove avesse preso quella gonna così bella e particolare, e sentendosi rispondere «l’ho fatta io» quasi tutte credevano a uno scherzo. Anche perché Lidia è una ragazza che non ama mettersi in mostra: se le credevano bene, altrimenti non era mica un problema. Ma quelle che decidevano di andare oltre l’iniziale stupore, avevano poi la fortuna di avere in regalo una delle creazioni di Lidia. La domanda sorge allora spontanea: perché, finite le superiori, ha scelto di frequentare il corso di laurea in Lettere? «Ho pensato seriamente a una scuola di moda, ma la verità è che a volte il pragmatismo ci porta a dover accantonare per un momento i nostri sogni. Quel tipo di corsi costano molto, non potevo permettermeli. Ho così optato per il mio “piano B” sentimentale, la letteratura, anche nella speranza di potermi costruire una carriera professionale in futuro».

Abiti con amore. Tra un corso di filologia e un altro in letteratura moderna, la passione per la moda restava sempre lì. Le compagne di corso le facevano continuamente domande sugli abiti che indossava. Oramai il suo guardaroba era ricolmo di sue creazioni: vestiti, gonne, maglioncini, camicette. Ogni indumento attirava l’attenzione di qualcuno. Iniziò così ad accettare alcune richieste, giusto per racimolare qualche euro. E, come spesso succede in questi casi, iniziò anche il passaparola. Del resto il fascino di poter indossare un abito unico, fatto appositamente a mano, è un’enorme calamita di attenzioni. Nonostante questo, dopo aver faticato e ottenuto la laurea in Lettere, Lidia decide di provare a diventare insegnante: «L’anno scorso sono riuscita a ritagliarmi qualche ora di supplenza. Non posso dire che il lavoro non mi piaccia, eppure c’è sempre la sensazione di non stare facendo quello che, in realtà, desidero».

 

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Complice la difficoltà di trovare un lavoro fisso, Lidia ha deciso di mettere da parte le insicurezze e provarci per davvero, spinta anche da parenti, amici e da suo marito, con cui si è sposata a ottobre 2013. Per l’occasione ha indossato un abito interamente realizzato da lei: «Ci ho messo 6 o 7 mesi per finirlo. E non ero mai contenta». Nasce così Abiti con Amore, la seguitissima pagina Facebook (ha oltre mille “mi piace”) in cui pubblica le sue creazioni e mantiene i contatti con le ragazze che fossero interessate ai suoi abiti. Non si può parlare, almeno per ora, di un vero e proprio lavoro: attualmente l’attività di Lidia rientra nella normativa appositamente pensata per hobbisti e creativi, che permette alle persone di vendere le proprie creazioni attraverso il rilascio di un’apposita ricevuta. Per rientrare in questa normativa, il reddito derivante dalla vendita dei lavori non deve superare i 5mila euro nell’arco di un anno, cifra che verrà poi inserita nella dichiarazione dei redditi della persona e su cui grava una tassazione del 20 percento. Ma visto che le richieste sono sempre di più, Lidia probabilmente, con l’arrivo del 2016, si dedicherà totalmente a questa attività. «Il mio desiderio, però, è restare piccola. Sognare in grande, certo, ma per poter offrire sempre creazioni di qualità dovrò continuare a puntare su una clientela selezionata» spiega con molto pragmatismo.

 

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Una stilista umile, uno stile bon-ton. Il prezzo medio dei vestiti di Lidia è di 100 euro, a seconda naturalmente del tessuto e della lavorazione scelta. La sua è una continua ricerca del capo unico, un modo di lavorare in netta controtendenza rispetto alla moda “a portata di mano” che funziona tanto oggi nei grandi centri commerciali: «Non sono mai stata snob, ci mancherebbe. Rispetto tantissimo sia chi sceglie quel tipo di abbigliamento che chi lo realizza. Semplicemente io offro qualcosa di diverso e di unico». Lidia non rifà mai lo stesso abito due volte: se qualcuno vede una sua creazione e se ne innamora, ma lei l’ha già venduta, si offrirà di creare qualcosa di simile ma di diverso. Questa eccezionalità del prodotto singolo è anche ciò che piace tanto a chi si rivolge a lei, che in una decina di giorni potrà avere in mano un abito handmade irripetibile.

Se le si chiede come si definirebbe, quasi arrossendo Lidia risponde: «Stilista, credo di potermi definire così. Ma con umiltà». Il suo è un lavoro di ricerca continua, dalle geometrie degli indumenti ai tessuti da utilizzare. Lo stile finale degli abiti, però, è sempre quello: bon-ton, raffinato anche nella sua semplicità e portabilità. Le linee delle creazioni sono pulite, prive di inutili fronzoli. Se deve dare un tocco di particolarità, preferisce giocare con le stoffe e i colori piuttosto che con le forme o gli ornamenti. I suoi abiti sono tutti eleganti, eppure adatti a diverse occasioni. Il minimo comun denominatore, però, resta sempre la qualità: «Partendo dai tessuti, ovviamente preferisco scegliere quelli migliori. Lana, seta, lino, pizzo. Odio i sintetici, perché non riesco a plasmarli sotto il volere della mia testa e della mia mano». Il risultato finale è una moda che non ha età, uno stile senza tempo che rispecchia esattamente Lidia: elegante e piacevole senza essere vistoso. E, in tutti, c’è il bottoncino: «Volevo che rimanesse qualcosa di me su tutti. Capisco che può sembrare strano, ma ogni abito è un po’ un figlio per me. Ci metto talmente tanto amore, che mi dispiace quasi separarmene. Ecco perché quel bottoncino su ognuno». Una firma, come fanno i pittori o gli scultori. Una firma unica, come tutti i suoi abiti.

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