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Gli Alba, che da oltre cinquant’anni vestono tutti in Borgo Palazzo

Gli Alba, che da oltre cinquant’anni vestono tutti in Borgo Palazzo
18 Ottobre 2019 ore 06:30
Foto di Sergio Agazzi

 

Sulla vetrina del negozio Alba Abbigliamento in Borgo Palazzo campeggia l’orgogliosa vetrofania “1966-2016 cinquant’anni nel Borgo”. Gianni Mangili e sua moglie Marilena lo aprirono nello stesso anno del loro matrimonio e non lo hanno più lasciato, nemmeno adesso che a gestirlo è il figlio Angelo, anche lui accanto alla moglie Cristina. «L’inizio fu durissimo – ricorda Gianni sentendo ancora sulle spalle tutta quella fatica -, ogni sera andavamo a letto e ci dicevamo: come faremo domani?». Rammenta la pressione delle banche e l’alternarsi di periodi anche lunghi di «vacche magre» a quelli più felici e abbondanti. Eppure, in nessun momento hanno pensato di mollare tutto e lasciar perdere: «C’è una sola strategia per andare avanti ed è quella di lavorare bene e onestamente. I furbi durano poco».

 

 

Gianni è fatto di quella pasta dura dei lavoratori di una volta: tenaci, instancabili e resilienti. A undici anni lavorava per un grossista di tessuti, si occupava delle pulizie e consegnava i pacchi. «Avevo una bici con un doppio portapacchi avanti e dietro. Erano pesantissimi… che strizza mi prendevo ogni volta!». Talvolta spingeva le balle di crine vegetale (utilizzato per i materassi) fino al quarto piano. Ma fu solo qualche anno dopo che adottò un motto che, spesso, si ripeteva a cantilena: «Pensa ad andare avanti, non a lamentarti». Aveva quattordici anni quando ebbe modo di lavorare accanto a quello che oggi definisce uno dei suoi maestri: il Mario Chinelli. «È stato un buon esempio – dice con tenerezza -, lui vedeva sempre tutto rosa e, sempre, portava a termine il suo lavoro. Mi ha contagiato». E, tra un ghigno e una smorfia, spiega di quella volta che il signor Mario gli chiese di portare una stufetta di ghisa, in spalla, fino al Brunone. «Tu devi arrivare proprio in cima», gli disse incitandolo, e poi lo accompagnò motivandolo a suon di «non preoccuparti manca poco: è dopo la curva». Di curve ce ne sono state tantissime e non solo per arrivare in cima, ma l’idea di guardare sempre un pezzo alla volta è diventato per lui un vero e proprio stile per affrontare le sfide quotidiane.

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“Attendere” e “insistere” sono i verbi che usa più spesso Gianni per descrivere questi cinquant’anni di lavoro. Angelo, il figlio che oggi gestisce l’attività, dice di aver appreso dai genitori soprattutto la tenacia e la gentilezza e di aver aggiunto in questi anni più difficili una buona dose di prudenza. «Oggi si lavora grazie a tutto quello che han seminato loro e alle buone relazioni che hanno saputo costruire nel borgo». Qui sono passate prime, seconde e terze generazioni, «abbiamo vestito i bambini alla Comunione, poi li abbiamo sposati e poi abbiamo abbigliato i loro figli. Pensa – aggiunge Gianni con stupore -, uno dei bambini che passavano di qui perché li portassi a vedere la Morla oggi è il mio cardiologo!». Per loro gli abiti devono essere innanzitutto comodi e dare benessere, poi, ogni anno, la signora Marilena studia i colori del momento ma è sempre più attenta ai desideri e ai gusti dei singoli clienti. E qui interviene Luisa – una signora elegante dai capelli rossi e cliente storica del negozio – allargando le braccia e mostrando fiera la sua mise: «Io sono vestita tutta dall’Alba. Di lei sa cosa mi piace? Che quando passo nella via, se ha qualcosa di nuovo, mi chiama per mostrarmelo». Marisa è per tutti Alba, ma anche Gianni e Angelo sono chiamati affettuosamente «gli Alba».

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La loro storia è un amalgama perfetto di costanza, fiducia e ironia. La gentilezza è la pietra salda sulla quale tutto si è costruito: dalle relazioni con i clienti, con gli altri commercianti e con i collaboratori. Ma come può resistere una coppia a lavorare insieme così a lungo? «La vede l’aureola? – dice pronto e sorridente Gianni -. Di tanto in tanto bisogna litigare poi io mi allontano un po’, mi faccio una cantatina e sto meglio!». Per Angelo invece la strada per resistere è la bicicletta. Lui in pausa pranzo si cambia e va a farsi un lungo giro su due ruote: «Agli amici che mi prendono in giro dico sempre: prova te a lavorare con mamma e moglie, poi mi dici se non trovi l’energia per la bici!».

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