Una svolta solidale

Gli alberi abbattuti dalla tempesta con Marlegno diventano villette

Gli alberi abbattuti dalla tempesta con Marlegno diventano villette
30 Maggio 2019 ore 12:46

A distanza di nove mesi, camminando attraverso le foreste tra Lombardia, Veneto, Trentino-Alto Adige e Friuli Venezia Giulia sono ancora visibili i segni dalla tempesta Vaia, che ha devastato quarantaduemila ettari di aree boschive. Piogge torrenziali e raffiche di vento oltre i centocinquanta chilometri orari hanno abbattuto migliaia di alberi, lasciando giacere a terra oltre otto milioni di metri cubi di legname, tanti tronchi quanti se ne tagliano normalmente in sette anni. Un danno enorme, sia in termini ambientali che economici: da queste zone, infatti, provengono i due terzi del legno da opera italiano. Ma dal disastro possono nascere anche occasioni, come quella di costruire una filiera di foreste certificate Pefc, il programma di attestazione della gestione forestale in maniera sostenibile, secondo la quale a ogni taglio corrisponde una o più piantumazioni. E la richiesta sul mercato c’è, come dimostra l’esperienza della Marlegno, azienda di Boltiere che ha deciso di recuperare il materiale proveniente dalle zone colpite dalla tormenta.

 

 

Alberi abbattuti, case di lusso. Filari di conifere demoliti dalla bufera possono trovare nuova vita in un’elegante villetta prefabbricata: «Una casa in legno garantisce elevate performance energetiche e di confort abitativo – spiega Angelo Luigi Marchetti, amministratore delegato della Marlegno di Boltiere -, ma anche un’attenzione alla sostenibilità ambientale. Tutto il materiale che utilizziamo proviene da foreste certificate, è un elemento fondante dei valori della nostra azienda, a salvaguardia della biodiversità e perché il bosco resti una risorsa per le future generazioni. Nell’ottica di un’economia circolare volta a evitare gli sprechi e ad abbattere i consumi, acquistare legno proveniente da aree lombarde devastate dalla tempesta Vaia è stata una scelta assolutamente naturale per noi: sappiamo che, se inutilizzato, tutto questo materiale andrebbe perso, creando un ulteriore danno all’area». Legno a chilometro (quasi) zero, quindi, anche per diminuire i costi e l’impatto del trasporto: «In Italia si sta da poco iniziando a costruire una “agricoltura del bosco” che valorizzi la foresta attraverso l’economia – continua Marchetti -, mentre in altri Paesi europei sono molto più avanti e con questa logica si creano posti di lavoro e si produce valore sul territorio. Importiamo moltissimo legname da Austria, Germania, Slovenia, ma anche qui da noi si sta costituendo una filiera virtuosa che va sostenuta».

Un settore in cambiamento. È proprio grazie alle sollecitazioni che arrivano dai realizzatori finali dei prodotti in legno che nel distretto Bergamo-Brescia si sta facendo strada in questi mesi la certificazione Pefc per le foreste, su iniziativa della Comunità Montana di Valle Camonica attraverso i Consorzi locali. Perché l’intera filiera sia certificata, però, serve l’adesione anche di aziende di trasformazione e creazione del semilavorato: «La richiesta c’è, i nostri clienti molto attenti alla provenienza della materia prima in ottica green – racconta Marchetti -. Lavoriamo principalmente nel centro-nord Italia, ma abbiamo realizzazioni anche all’estero, come un eco-resort alle Maldive». Il settore, infatti, è florido: Marlegno, per esempio, è stata fondata nel 2000, ha registrato una crescita di oltre il venti per cento annuo, chiudendo il 2018 con un fatturato superiore ai tredici milioni di euro, e prevede un piano di assunzioni per l’anno in corso di una decina di collaboratori per ampliare l’attuale numero di quaranta dipendenti.

 

 

Un terzo del Bel Paese. La superficie boschiva nel nostro Paese è pari a un terzo del territorio nazionale, un patrimonio naturale che rappresenta anche un’opportunità. «L’Italia ha un settore di trasformazione del legno importante, che importa però l’ottanta per cento della materia prima – spiega Maria Cristina D’Orlando, Presidente di Pefc Italia -. Abbiamo chiesto alle imprese di utilizzare il legno proveniente dalle foreste colpite da Vaia, sostituendo in parte le importazioni. Con il progetto Filiera Solidale, inoltre, proponiamo un logo sul legname di quelle aree per la tracciabilità fino ai prodotti finali».

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