Fino al 19 ottobre i Giorni del Melgotto

La pannocchia di mais spinato che ha fatto rifiorire Gandino

La pannocchia di mais spinato che ha fatto rifiorire Gandino
Viva Bèrghem 10 Ottobre 2014 ore 12:47

A Gandino dal 7 al 19 ottobre, si festeggiano i giorni del Melgotto. Un evento di due settimane per scoprire il territorio di Gandino e il suo Mais Spinato (il programma qui). Forse non tutti sanno che proprio Gandino fu probabilmente il primo luogo in Lombardia a coltivare il granoturco. Filippo Lussana, nel suo memoriale, cita un documento secondo il quale furono proprio dei mercanti gandinesi a portare da Venezia le prime piantine e a coltivarle a Clusvene, alle pendici del monte Corno, nel 1632.

Alla ricerca del seme originario. I primi passi per la valorizzazione di questo prodotto sono stati mossi dall’amministrazione comunale nel 2007, quando Filippo Servalli, assessore alla cultura e la Proloco hanno deciso di riscoprire un patrimonio che per secoli aveva caratterizzato la coltivazione locale. Ritrovare il seme originario, però, non è stato facile. Negli ultimi anni, i terreni erano stati convertiti per piantare i moderni ibridi americani, molto più produttivi. Lo spinato era rimasto confinato negli orti di pochi agricoltori. Ed è proprio lì che sono andati a cercare. Il ritrovamento, nel 2008, di una vecchia pannocchia appesa alla trave del cascinale di Bernardo Savoldelli in località Ca’ Parecia (oggi custode del seme) ha permesso di risalire alla pianta originaria.

 

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Qualche controllo incrociato. A questo punto entra in gioco la collaborazione scientifica con il CRA-MAC di Bergamo e in particolare con l’attività di ricerca di Paolo Valoti. Prima di tutto, sono stati confrontati i semi prelevati con quelli conservati nella banca del Germoplasma di Bergamo, che raccoglie i campioni di oltre 600 varietà tradizionali. Una volta appurato che si trattava proprio di quella varietà che, arrivando dal Veneto, era stata introdotta in Lombardia 400 anni prima, non restava altro che provare a piantarlo. I test in laboratorio sulla germinabilità, cioè sulla capacità che aveva conservato il chicco di mais di tornare a vivere, sono stati positivi e l’avventura è iniziata.

Il nome, il marchio, la conservazione. Il mais ha una elevatissima variabilità biologica, cioè ne esistono moltissimi tipi. Lo spinato fa parte di una famiglia, quella dei mais rostrati, che probabilmente fu la prima a essere portata dall’America nel nostro Paese. La sua particolarità è quella di avere un seme la cui estremità somiglia uno spino, da cui il nome, spinato, con il quale Gandino ha deciso di chiamare la sua varietà. Tradizionalmente il mais era indicato, con il lessico contadino di melgass, melgotto, da cui il nome dell’evento.

Nel 2008 il comune richiede e ottiene la De.Co, la denominazione comunale, cioè viene riconosciuto il marchio di garanzia che permette di legare ufficialmente un prodotto della tradizione entro i confini comunali. E nel 2010, dopo un primo periodo di selezione e miglioramento, 5mila semi vengono consegnati con destinazione Isole Svalbard (vicino al polo Nord), dove si trova il Deposito Sotterraneo Globale dei Semi; altri 500 nella Banca del Germopalasma dell’Università di Pavia.

 

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La comunità del Mais Spinato della Val Gandino. Nel 2013 si è costituita l’associazione Comunità del Mais Spinato della Val Gandino che oggi conta circa 40 associati. Dieci di questi sono agricoltori che hanno convertito totalmente o parzialmente i loro terreni. Cinque ettari in tutto la superficie coltivata. Non ci sono dati certi sulle quantità prodotte ma tutto quanto rimane all’interno della comunità. Gli altri associati, infatti, rappresentano il resto della filiera.

Gandino rappresenta un esempio di rilancio dell’economia locale partendo dal territorio. La comunità del Mais Spinato è promotrice e firmataria del Network Internazionale dei Mais Antichi. Nel gennaio del 2013 viene sottoscritto il progetto tra le comunità che conservano antiche varietà autoctone per lo scambio culturale scientifico e tecnico. Tra i partecipanti anche esponenti di Messico e Bolivia, i paesi dove ha fatto la sua comparsa e dai quali, 500 anni fa, ha iniziato il suo viaggio per arrivare tra le montagne di Bergamo.

Dal pane al gelato. Con la farina di Melgotto si fa di tutto, oltre alla polenta e alle torte si prepara anche un pane, il pan spinato. Il panettiere Giacomo Zucca di Casnigo, inventore della Garibalda, il pane tipico bergamasco, ha dato il suo contribuito. Al Caffé Centrale invece, nel cuore del paese, si può assaggiare la Spianta, la pizza gialla. Ma Gandino con lo spinato si fa anche la birra e il gelato.

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