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Da "pòta" a...

Glossario bergamasco per turisti

Glossario bergamasco per turisti
Viva Bèrghem 31 Gennaio 2015 ore 12:30

Nell’anno dell’Expo 2015, ci saranno sicuramente numerosi turisti che visiteranno il nostro territorio. Nell’intento di facilitare l’approccio con i residenti, abbiamo pensato a una lista di vocaboli irrinunciabili, che suonano piacevolmente familiari e abbattono ogni barriera linguistica. Disseminati abilmente all’interno di una conversazione, mostrano una conoscenza degli usi e costumi locali che influenzerà senz’altro in modo positivo il giudizio degli abitanti. Per chi volesse limitarsi davvero al minimo indispensabile, suggeriamo almeno l’impiego esteso del primo termine dell’elenco.

 

1) Pòta

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Probabilmente una delle parole più versatili del mondo. È contemporaneamente un’esclamazione, un intercalare e una punteggiatura sonora, e può significare rabbia, sorpresa, rassegnazione e mille altri stati d’animo. Da notare che non si usa più nel suo significato originario. [Trad. Pòta]

 

2) Pèta

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Bisillabo curiosamente simile a pòta, si usa per frenare l’irruenza di una richiesta, prendere tempo se si non si è certi della risposta, tranquillizzare sul proprio imminente arrivo. Se la “e” è molto strascicata, significa che chi la pronuncia sta arrivando a scoprire un tranello. [Trad. Aspetta]

 

3) Alùra?

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Saluto che sostituisce, tra conoscenti e amici, buongiorno e buonasera. In sostanza è un rapido invito a riassumere la propria condizione presente. Attenzione alla risposta: il classico “gh’è mia mal” (non c’è male) equivale a una dichiarazione di totale benessere. [Trad. Allora?]

 

4) Capo

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Termine equivalente al romanesco “dottó”, si usa per apostrofare in modo indiscriminato anche perfetti sconosciuti. Tra le prime parole apprese da ogni ospite straniero, parla di una storia in cui, più della laurea, ha contato e conta il lavoro sul campo.

 

5) Móchela

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È difficile trovare un bergamasco insistente, ma in questa remota eventualità questa parola ha il potere di interrompere istantaneamente il flusso comunicativo. Naturalmente va pronunciata con giudizio e nel caso di assoluta necessità. [Trad. Smettila]

 

6) Ü ‘n du col biànc

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Frase complessa, ma utilissima al momento dell’aperitivo. Esclamata con naturalezza mentre si è appoggiati al bancone di un bar non può che suscitare un mormorio di approvazione, forse perché è uno dei primi esempi storici di condivisione. [Trad. Un Campari diviso in due con l'aggiunta di vino bianco]

 

7) Dèsdet fò

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Se accompagnata da uno o più colpi di clacson, mentre viaggiate in centro nell’ora di punta, vi fa entrare di diritto nella comunità degli automobilisti bergamaschi. Non è consigliabile, invece, usarla in luoghi dove l’interlocutore vi possa facilmente raggiungere. [Trad. Svegliati, nel senso di: muoviti!]

 

8) Òcio!

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Possibile retaggio della dominazione veneta, serve a mettere in guardia l’incauto viaggiatore dalle numerose insidie che la scarsa conoscenza di luoghi e persone può ingigantire. Se viene detta nei confronti di un ristorante, per fare un esempio, è opportuno non andarci. [Trad. Occhio!]

 

9) Sciào

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Altro regalo veneto, in realtà non è una forma di saluto come sembra, ma una delle manifestazioni del fatalismo orobico. Inserita di solito nella frase «Eh, sciào» comunica la soddisfazione per uno scampato pericolo, o per la soluzione positiva di un grave evento. [Trad. È andata bene]

 

10) Del bù?

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Interrogazione che denota sorpresa per un avvenimento o una notizia clamorosi, ma anche la diffidenza tipicamente bergamasca verso chi ama abbellire eccessivamente la realtà, modificandola. Pronunciata inarcando il sopracciglio, smonta il più sfacciato dei mentitori. [Trad. Davvero?]

 

Ascolta la pronuncia corretta dalla viva voce di Vecchio Daino.