Mercoledì LIVE

Goisis: non a caso, inaugura Caso Canzoni che somigliano a Bergamo

Goisis: non a caso, inaugura Caso Canzoni che somigliano a Bergamo
05 Giugno 2019 ore 10:10

L’estate è arrivata (dopo un maggio che è parso più un novembre) e c’è «voglia di drink e di venerdì», citando Gazzelle. In quel di Monterosso troviamo quello che cerchiamo, e pure di più: drink buoni e ottimo cibo. E poco importa se non è venerdì, perché i mercoledì al Goisis hanno il sapore dolce dei fine settimana passati a godersi il verde, la brezza che scende dai Colli e la buona musica dei live organizzati dai ragazzi di Nutopia e Tassino, la premiata coppia che anche quest’anno gestisce uno degli estivi più apprezzati della città. La programmazione dei mercoledì in musica del Goisis inizia proprio oggi, 5 giugno, con il concerto di Caso, al secolo Andrea Casali, 32enne bergamasco. Nato batterista in giovanissima età, scopre il “piacere” della chitarra acustica e, a metà Anni Duemila, intraprende un percorso solista: nel 2009 esce, autoprodotto, Dieci Tracce e nel 2011 Tutti Dicono Guardiamo Avanti, due cd che lo presentano al mondo e lo rendono uno dei cantautori più particolari e interessanti del panorama musicale italiano. Generalmente definito artista folk-rock, è difficile dargli un’etichetta. Sul palco alterna pezzi sensibili e delicati a brani più rabbiosi e carichi di energia. E, come dice lui stesso di sé (in terza persona), «a volte lo fa su un palco con le luci colorate, microfoni, batteria e amplificatori. Altre volte lo fa in piedi a una sedia, senza elettricità e sotto fredde luci al neon. Da dieci anni e con cinque dischi all’attivo, continua a farlo semplicemente». Nella stupenda cornice del Goisis, Caso porta Ad Ogni Buca, un disco corto, scarno e diretto, fatto di canzoni suonate in trio, con chitarre sgranate ma non distorte e una batteria dal suono acustico e molto reale. Un disco dal sapore e dall’approccio un po’ Nineties, con suoni semplici, pochi orpelli ma grande cura. Prima di godercelo sul palco, ci abbiamo fatto una breve chiacchierata insieme.

 

 

Quest’anno è uscito Ad ogni buca, l’ultimo dei tuoi cinque dischi. Come è nato? Dove trovi gli stimoli e l’ispirazione per creare qualcosa di nuovo?

«Ai concerti mi piace scherzare e dire che è un concept album sul golf (ride, ndr). In verità è nato e ha preso forma come tutti gli altri: nel mio salotto, di notte, con un bisogno di raccontare cose mie che dopo dieci anni ancora non so spiegare. “Sian stati i libri o il mio provincialismo”, cantava Guccini. Forse è così anche per me, assieme a molta musica di matrice punk rock: canzoni schiette, urgenti, capaci di trasmettere la voglia di provarci anche tu».

Ad ogni buca ci sembra un disco dal sapore e dall’approccio un po’ Anni Novanta. È nostalgia la tua? Chi era Caso in quegli anni?

«Un teenager che passava tutti i pomeriggi sullo skateboard, tra le poste di Torre Boldone, i gradini del Vittorio Emanuele, Piazza Dante e il parcheggio sotto al Pam quando pioveva. Un po’ scontroso, un po’ presuntuoso, con una batteria montata in camera da letto dove tutti gli altri tenevano le prime console videogiochi. Nel walkman solo band californiane e svedesi. È cambiato tutto e niente».

Nei tuoi dischi Bergamo, le sue vie e il suo territorio, tornano molto spesso. Che rapporto hai con la tua città? Quanto è cambiata rispetto al 2009, quando hai iniziato a suonare?

«È una città che amo e alla quale vorrei somigliassero le mie canzoni, forse per questo ci finisce dentro spesso. Dal 2009, come me, è cresciuta, come me si è aperta un poco al mondo, ma necessita uno sforzo ulteriore per essere compresa. Come me, non è mainstream».

 

 

Il tuo tour estivo ti porterà in giro parecchio, hai sempre macinato tanti chilometri per suonare.

«Faremo qualche data, alcune ancora da definire. Il concerto al Goisis è quello a cui tengo di più. Però non nascondo di stare già pensando all’autunno, è quella la stagione che preferisco per suonare, mi sento più a mio agio nei locali e nei club, l’atmosfera è più intima, più adatta alla mia proposta credo».

Che dischi hai ascoltato, e forse ti hanno influenzato, mentre lavoravi per Ad ogni buca?

«Non ricordo bene, forse The Hotelier, Stephen Malkmus, Modern Baseball, Father John Misty. I libri invece li ricordo: Richard Ford, quelli con protagonista Frank Bascombe; The White Album di Joan Didion; Un Amore di Buzzati».

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