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Il poligono di Treviglio, dove sparare è uno sport per gente seria

Il poligono di Treviglio, dove sparare è uno sport per gente seria
Viva Bèrghem 31 Marzo 2015 ore 06:30

Nell’immaginario comune per qualcuno è ancora il luogo dove gli esaltati e le forze dell’ordine vanno a sparare. Si pensa che a entrare in questo luogo misterioso per sfogare le proprie ire distruggendo bersagli siano dei Rambo in mimetica e chissà quali eccezionali armi. In realtà il poligono è un centro sportivo dove regnano la concentrazione e il silenzio, scanditi solo dal rumore secco e sordo dei colpi. Iniziamo dalla terminologia più idonea a un TSN, Tiro a Segno Nazionale: “tirare” al posto di sparare. E già con questo la prospettiva cambia. Ma siete mai entrati in un poligono? A Treviglio ce n'è uno super-avanzato, tanto che qui vengono a esercitarsi anche i cadetti della Guardia di Finanza di Bergamo. Ma andiamo con ordine.

Il poligono di Treviglio. Nasce nel 1897, quando venne costituita la Società del Tiro a Segno, sebbene poi comunque il progetto venga approvato solo nel 1914 e l’attività del poligono inizi sei anni più tardi. Oggi il poligono Treviglio è un centro assolutamente all’avanguardia, dotato addirittura di un sistema fotovoltaico, grazie a una serie di omologazioni, lavori e ristrutturazioni. La Sezione è costituita dal poligono a 50 metri per carabina e pistola libera calibro 22, con sei linee di tiro automatizzate; dal poligono a 25 metri per pistole calibro 22 e di grosso calibro, con sei linee automatizzate; dal  poligono in galleria a 10 o 25 metri per armi corte di grosso calibro, con cinque linee automatizzate; e dal poligono per armi ad aria compressa con dieci linee automatizzate, la zona più nuova  (un solo anno di vita), dove al profumo di legno di pareti e pavimento si alterna il rumore sordo dei proiettili che vanno a colpire i piccoli bersagli distanti 10 metri.

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Nulla sfugge ai direttori di tiro e agli istruttori presenti in ogni area, che fanno delle norme di sicurezza e del rispetto del regolamento  il diktat fondamentale per poter accedere alle linee di tiro, dove anche il tiratore neofita impara subito a reagire ad alcuni fondamentali comandi, come: «Mettere l’arma in sicurezza», cioè scaricarla prima di allontanarsi dalla stessa. Anche chi non ha mai provato e quindi non possiede un’arma per il tiro può accedere, previo tesseramento e registrazione, e, accompagnato dal personale della Sezione, cimentarsi al tiro utilizzando un’arma messa a disposizione dal TSN. Rigido anche il rispetto ambientale con la santabarbara (così si chiama il deposito munizioni) che non supera il limite di piombo, e la pulizia delle aree - insonorizzate ed isolate se al chiuso, parapalle (le strutture di fondo destinate ad intercettare e trattenere i proiettili), muri di chiusura e tutto il resto - dei poligoni. Occhiali e cuffie sono poi d’uopo per la propria salute.

Ad oggi i tesserati totali a Treviglio sono circa 1.100 tra guardie giurate, polizia locale e soci volontari. Si possono iscrivere tutti coloro che abbiano compiuto il decimo anno di età (potranno utilizzare solo armi ad aria compressa fino all’età di 14 anni) che, fino alla maggiore età, dovranno comunque essere accompagnati dai genitori o da chi esercita la patria potestà, anche per autorizzarne l’iscrizione. L’unico dato curioso è che i trevigliesi iscritti, nonostante il poligono sia praticamente in città - dietro alla stazione centrale - e facilmente raggiungibile, sono solo una decina. La maggior parte viene da zone limitrofe. Dunque bassissima percentuale di tiratori che tramandino la tradizione di padre in figlio (come accade invece alla Sezione di Ponte San Pietro), ma comunque un passato glorioso, basti pensare che i tiratori trevigliesi si aggiudicarono per quattro volte, negli anni Trenta, la Coppa della Provincia di Bergamo.

La sfida, per il poligono di Treviglio, è far cadere i pregiudizi relativi a questa disciplina sportiva, vista spesso come attività pericolosa e violenta per ragazzi e adulti. Qualche successo il TSN di Treviglio l’ha ottenuto in alcune scuole della città, facendo provare gli studenti a tirare con l’aria compressa (né più né meno come già alcuni di loro fanno quando vanno al tiro a segno dei Luna Park), ma il lavoro di promozione è duro e ancora tanto da fare. La difficoltà sta nel far capire che si tratta di uno sport come altri, una disciplina dove la concentrazione e la respirazione possono addestrare al meglio un giovane.

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Lo sapevate che. Quasi tutti i tiratori di alto livello (e l’Italia ne vanta tanti, come Roberto Di Donna, oro nella pistola 10 metri e bronzo nella pistola libera ad Atlanta 1996, o come Niccolò Campriani, campione olimpico nella carabina tre posizioni e argento nella carabina 10 metri a Londra 2012) praticano lo yoga per migliorare la concentrazione e liberare la mente e il nuoto per la respirazione. Proprio Di Donna ha dichiarato che i genitori lo portarono al poligono perché troppo irruento e fu grazie al tiro a segno che imparò la disciplina e la concentrazione.

Breve storia del tiro a segno. I poligoni nascono in Italia nella seconda metà dell’Ottocento da un'idea di Giuseppe Garibaldi. Sì, fu proprio lui il padre del tiro a segno come lo conosciamo oggi. Così, Vittorio Emanuele II con un decreto del 1861, istituì una società allo scopo di promuovere, annualmente, uno o più tiri a segno nazionali, precisando che il primo si sarebbe dovuto tenere a Torino durante il 1862. L'inaugurazione, che si svolse presso il Castello del Valentino, a Torino, ebbe luogo, tuttavia, nel 1863, con il motto «Italiani Unione è forza». Poi con la legge 2 luglio 1882, n.883, fu costituito il Tiro a Segno Nazionale, che nel 1894 diede origine alla Commissione Centrale del Tiro a Segno Nazionale, trasformatasi nello stesso anno in Unione dei Tiratori Italiani.

L'11 novembre 1910 l'organismo assunse la denominazione di Unione Italiana di Tiro a Segno e nel 1919 entrò a far parte del CONI. Negli anni Trenta tre leggi modificarono l'organizzazione e le finalità del Tiro a Segno Nazionale: l’ultima, quella del 4 giugno 1936, n.1143, indicò fra i compiti del Tiro a Segno Nazionale l'addestramento al tiro degli obbligati all'istruzione premilitare e postmilitare, nonché di tutti coloro che prestano servizio armato presso enti pubblici o privati e di chi richieda una licenza di porto d'armi. All'Unione Italiana Tiro a Segno vennero riservati compiti di natura sportiva: perfezionamento dei giovani con particolari attitudini al tiro, organizzazione e disciplina delle gare, partecipazione a competizioni internazionali.

Il decreto del Presidente della Repubblica n. 1133 del 1981 approva lo Statuto dell'UITS, ente pubblico posto sotto la vigilanza del Ministero della Difesa e Federazione Nazionale Sportiva organo del CONI. In esso vengono fra l'altro distinti gli iscritti alle Sezioni TSN in due categorie: i soci d'obbligo, che sono iscritti per disposizione di legge, e i soci volontari, che si iscrivono per praticare lo sport del tiro o per diletto. Attualmente l’UITS è disciplinata dallo Statuto approvato con decreto del Ministro della Difesa 31 maggio 2001. Non dimentichiamo che il tiro a segno è anche disciplina olimpica sin dalla prima edizione dei Giochi moderni di Atene 1896, dapprima con sole tre sole discipline, diventate oggi ben quindici.

Per informazioni sulla sezione di Treviglio, qui.
Per informazioni sull’Unione Italiana Tiro a Segno, qui.

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