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Il rapporto dialettale dei bergamaschi con i libri (se non li ha mangiati la mucca)

Un esempio? “Indà zó del lìber” (cadere in disgrazia nei confronti di qualcuno) può essere sgradevole

Il rapporto dialettale dei bergamaschi con i libri (se non li ha mangiati la mucca)
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Di Ezio Foresti*

La Fiera dei Librai torna dal 17 aprile sul Sentierone, e per l’occasione proviamo a scoprire il rapporto dei bergamaschi con i libri, naturalmente attraverso una piccola ricerca lessicale.

Innanzitutto non possiamo fare ameno di notare la coincidenza di scrittura e di suono con il sostantivo “libro” e l’aggettivo “libero”. Nella nostra lingua si traducono con la stessa parola, lìber, esattamente come in latino. In realtà il Tiraboschi per l’opera letteraria sceglie di preferire léber, presente anche nella variante léber de scriv che in effetti è il quaderno, composto da «alquanti fogli di carta cuciti insieme per iscrivervi».

Grande valore avevano i lìber de diossiù o de césa, indispensabili per le funzioni religiose, mentre di poco o nullo conto erano i lìber de dà vià a pis, volumi «che non hanno in sé di buono altro che la carta» e possono solo servire a «vendere per carta al pizzicagnolo». Duole dire che tali tomi esistono ancora oggi, e non possono nemmeno essere impiegati per lo scopo indicato dal severo lessicografo orobico.

Una particolare rilegatura era quella a la röstega, con la copertina «di semplice cartone o cartapesta, senz’altro ornamento». In cima alla scala di valore c’erano invece i libri indoràcc o marmorisàcc söi fòi. L’umile segnalibro aveva il nome di segnàcol, anche nella variante bindèl de segnàcol.

Il bibliofilo veniva definito con la chiara perifrasi ü che l’gh’à passiù per i lìber. Se la passione aumentava, si parlava di ü mat per i lìber, o addirittura ü che l’iscónd i lìber, per non farli leggere a nessun altro.

Dalla parte opposta c’era l’illetterato, ü che l’gh’à maiàt i lìber la aca. Un certo rilievo aveva, ed ha ancora, il metaforico libro che simboleggia i rapporti interpersonali: i ndà zó del lìber a ergü significa cader in disgrazia nei confronti di qualcuno.

*in memoria

Commenti
zuffante michele

Io non dico Liber ma leber

Francesco Giuseppe

Bellissime frasi. Grazie.

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