Viva Bèrghem
Con le foto dei piatti

Il Ristorantino in via Moroni La bontà ha una regola base: qualità

Il Ristorantino in via Moroni La bontà ha una regola base: qualità
Viva Bèrghem 20 Giugno 2015 ore 12:17

il ristorantino bergamo foto devid rotasperti  (48)

 

Qualcuno lo definisce «il ristorante per eccellenza, per il cibo straordinario e il personale cortese ed esperto». C’è chi addirittura sostiene che qui si mangi la miglior fiorentina di Bergamo e provincia, cotta al braciere direttamente in sala. Sarà. Fatto sta che cenare al Ristorantino, in via Moroni 266, è un’esperienza sensoriale tra quelle maggiormente consigliate per chi a tavola esige buona cucina ed un’ottima carta dei vini.

Anche il locale è di quelli che ti rimangono impressi nella mente, perché profuma di casa: una volta a botte con mattoni rossi a vista, pareti in pietra antica decorate da una grata, l’attenzione per le tovaglie che devono avere le pieghe leggere rivolte tutte nella stessa direzione. Tutto fa da cornice al vero protagonista del locale, il caminetto dove la carne viene cotta alla brace, per un sapore intenso e compatto. Titolare de Il Ristorantino è Paolo Algeri, un uomo elegante e appassionato del proprio lavoro che nel suo percorso professionale ha sempre scelto la qualità a discapito del resto.

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«Il mio menù è impostato in questo modo: antipasti, primi, carne alla brace, selezioni di formaggi e dolci, dove i primi ed i dolci cambiano mensilmente in funzione dei prodotti del momento, così come uno dei tre antipasti, mentre restano in carta tutto l’anno le lumache alla bourguignonne e il tagliere assortito con le verdure alla peperlizia – racconta Paolo, con grande professionalità -. La nostra la definirei una cucina tradizionale, priva di abbinamenti estrosi ma dove tutto è di grande qualità, grazie ad una scelta rigidissima della materia prima che arriva soprattutto da piccoli produttori. Ad esempio, per quanto riguarda i formaggi ho il bitto storico, di cui faccio stagionare alcune forme, oppure le burrate che arrivano direttamente dalla Puglia, o le mozzarelle di bufala che arrivano sempre freschissime».

Per un sapore delicatissimo, i formaggi vengono poi proposti con una marmellata di zucca e zenzero, cipolle rosse, oppure miele. Non si transige nemmeno sui primi, per i quali Paolo ha scelto il meglio oggi a disposizione sul mercato. Il riso, per esempio, è l’Acquerello – dai chicchi perfettamente integri, che non si incollano e non perdono l’amido - invecchiato un anno in silos con l’ossigeno e proveniente da Vercelli. Ci sono poi le acciughe del Cantabrico – le otto per fila, la misura cioè più grossa - pescate e lavorate a mano in Spagna, dal sapore morbido, corposo, che si fa ricordare. O ancora la carne di Kobe (grado quattro), un manzo giapponese che viene alimentato e massaggiato in un certo modo, perché la carne abbia una tessitura particolare, chiamata marmorizzazione. È solo polpa ed è per veri intenditori. Basti pensare, infatti, che era un piatto destinato agli imperatori.

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«Il nostro cliente è una persona educata alla qualità, che sa riconoscere i gusti nella loro interezza e che si fida di ciò che proponiamo, perché nel tempo ha testato la nostra affidabilità», spiega ancora Paolo, sorridendo. Ecco che in lista si passa dunque da una freschissima tartare di manzo al coltello, a primi piatti come il riso Acquerello con asparagi e scaglie di pecorino, i ravioli di patate e pummarola con crema di burrata e basilico, o la sfoglia all’uovo con verdure, mozzarella di bufala e formai de mut d’alpeggio. Nei secondi spiccano la Fiorentina, il filetto di puledro e le costolettine d’agnello cotte interamente alla brace. Ottima anche la selezione del pesce, che va dagli scampi di Sicilia, serviti in una padella di rame e bagnati in un intingolo di cui è impossibile non fare la classica scarpetta, ai saporiti spaghetti con ostriche Tsarskaya (l’ostrica dello zar) e bottarga. Freschissimo anche il tonno rosso del Mediterraneo e il salmone marinato in casa, così che prenda la consistenza del salmone affumicato, senza essere tale. Nei dolci invece, consigliamo i frutti di bosco con cialda alle mandorle, così sottile da sciogliersi in bocca, e il gelato con latte di capra e miele.

Una novità: da qualche settimana è possibile cenare sotto le stelle. Il locale ha infatti inaugurato il dehor, dove la sera si accende un’atmosfera suggestiva e romantica. Candele ai tavoli, grandi botti per decorare l’area, e fiori bianchi in un’architettura di legno colorata qua e là del tono acceso del rosso. Non manca proprio nulla. Ora basta rilassarsi, sedersi e gustare un bicchiere di vino… naturalmente selezionatissimo, come ogni cosa che sia firmata Il Ristorantino.

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