Viva Bèrghem
Fino al 7 febbraio 2016

La Grande Guerra a Bergamo Una mostra per rivivere quel tempo

La Grande Guerra a Bergamo Una mostra per rivivere quel tempo
Viva Bèrghem 05 Novembre 2015 ore 15:40

Anno 2015, centenario della Grande Guerra, di quella prima guerra mondiale che segnò così profondamente l’Europa e il suo territorio. E anniversario (70 anni) della liberazione italiana e della fine della seconda guerra mondiale. Un inizio e una fine, ma un’unica parola - guerra - che risuona in tutte le sue declinazioni, nella mostra che è stata inaugurata il 4 novembre a Palazzo della Ragione.

La mostra e il progetto. Vivere il tempo della grande guerra - Bergamo durante e dopo la Prima guerra mondiale resterà aperta fino al 7 febbraio 2016, esibendo i documenti, le immagini e gli oggetti attinti dalla storia della città di Bergamo, in uno spazio-tempo che si colloca entro i tremendi confini dei due conflitti mondiali. Un progetto che ha richiesto l’intervento di tantissime istituzioni: l’Accademia Carrara, l’Archivio di Stato di Bergamo, l’Ateneo di Scienze Lettere Arti di Bergamo, la Biblioteca Civica Angelo Mai e gli Archivi storici comunali, la delegazione bergamasca del FAI-Fondo ambiente italiano, la Fondazione Bergamo nella storia, la Fondazione Dalmine, la Fondazione Papa Giovanni XXIII, l’Istituto bergamasco per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea Isrec, e molti altri che hanno preso parte all’iniziativa, offrendo focus dedicati e materiale storico. Numerose sono anche le iniziative che accompagneranno questo percorso, tutte consultabili qui.

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Bergamo in guerra. Ciò che il percorso espositivo sottolinea è il vivere quotidiano di una città che non ha preso parte alle atrocità della battaglia di confine ma ha affrontato il conflitto attraverso le informazioni, epurate e censurate, che gli venivano fornite. I documenti e le fotografie racchiudono il nucleo centrale dell’esistenza cittadina bergamasca durante quegli anni. Non solo i registri dei soldati ma anche tanta propaganda, diffusa su libri e manifesti. E poi, le fabbriche e le donne che si sono rimboccate le maniche per fare la parte degli uomini, lavorando alla gestione e poi alla ricostruzione di un’intera nazione. Colpisce il progetto per “rammendare” le città devastate e non si può passare indifferenti davanti agli oggetti, ai manganelli, agli inequivocabili copricapi, simboli della dittatura.

Papa Giovanni XIII, cappellano militare. Sono tanti i volti ritratti e i nomi stampati nei documenti esposti, ma è naturale che uno su tutti catturi l’attenzione dei visitatori. È quello di Angelo Roncalli, chierico nel luglio 1901, quando, alunno del Seminario Romano, rientrò a Bergamo per svolgere il servizio militare. Divenne sergente di sanità e poi cappellano militare in servizio presso l’ospedale Banco Sete, lo stabilimento Zuppinger in via Broseta e il nuovo ospedale dei Rachitici. Fu poi al Ricovero Nuovo, per assistere le centinaia di prigionieri italiani rilasciati dall’Austria perché malati di tubercolosi. La domenica mattina, a Bergamo, si celebravano tre messe del soldato per i militari stanziati nelle caserme della città: a lui venne affidata quella della chiesa di Santo Spirito. Il congedo arrivò il 28 febbraio 1919.

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Sei artisti contemporanei. Perché la mostra non sia soltanto il momento della memoria legato ai documenti storici, si è voluto creare un legame con l’arte contemporanea e con la reinterpretazione di chi quel periodo non l’ha vissuto per ovvi motivi anagrafici ma, proprio per questo, è necessario che lo conosca e ne rispetti la memoria. Gli artisti coinvolti sono stati Emma Ciceri, Giovanni De Lazzari, Carloalberto Treccani, Francesco Pedrini, DZT (Stefano Romano+Eri Çobo). A ognuno di essi è stato dedicato uno spazio ad hoc tramite il quale relazionarsi personalmente con la propaganda, gli strumenti, i fatti dei conflitti mondiali.

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