A Trescore Balneario

Il vino dei conti, da cinque secoli Cioè l’Azienda Medolago Albani

Il vino dei conti, da cinque secoli Cioè l’Azienda Medolago Albani
Viva Bèrghem 02 Marzo 2016 ore 02:30

Il pavimento scricchiola sotto I nostri piedi mentre camminiamo lungo il corridoio principale di Villa Redona. Una dopo l’altra, una serie di porte si affaccia su diverse stanze da letto. Gli arredi sono quelli di una volta e pare che il tempo qui si sia fermato: i letti sono in legno, alti e piuttosto corti, e ricordano echi antichi, mentre i cassettoni riportano all’inizio del secolo scorso. Eppure, la villa non è decadente o disabitata, al contrario: ognuna di queste stanze ha un preciso proprietario, ognuna è assegnata a un membro diverso della famiglia Medolago Albani. Così ci spiega Alessandro Medolago Albani, fermandosi davanti a quella occupata da lui e dal fratello, quando in estate passano qui il weekend per sfuggire all’afa della città.

Una dimora cinquecentesca. Villa Redona è infatti la dimora cinquecentesca di proprietà di questa famiglia di conti bergamaschi. Negli anni ha mantenuto la sua bellezza secolare, mentre le operazioni di restauro hanno consentito di rendere più funzionale e moderna la cantina annessa. Se infatti per i primi conti Medolago Albani la produzione di vino era un’attività secondaria, più un hobby che una reale fonte di reddito, con il susseguirsi degli anni e delle generazioni il business vitivinicolo è divenuto quello principale della tenuta.

 

 

Non sono stati, comunque, i Medolago Albani ad avviare la coltura della vite. A testimoniare che questi territori sono da sempre particolarmente votati ad accogliere vigneti è la notizia storica secondo la quale già nel Trecento qui sorgessero un vigneto e una cantina, allora entrambi di proprietà della Chiesa. E, anzi, quando la famiglia rilevò questi territori, essendo la coltivazione della vite dispendiosa e poco redditizia, venne affiancata da diversi tipi di altre colture.

La svolta negli anni Novanta. La svolta per la famiglia Medolago Albani è piuttosto recente: arrivò con Luigi (morto nel 2011 all’età di 101 anni), padre di Emanuele (attuale proprietario della dimora), quando, a metà degli anni Novanta, prese la decisione di convertire definitivamente l’intero territorio coltivato alla coltura vitivinicola, dando una chiara direzione all’azienda. La scelta di indirizzare l’intero business aziendale sul settore enologico portò con sé la decisione di innalzare la qualità del prodotto: non più vino sfuso da vendere ai contadini e alle famiglie del posto, ma vino in bottiglia da diffondere ben oltre la valle. Forse però neanche Luigi avrebbe potuto immaginare che nel giro di qualche generazione la sua cantina sarebbe stata in grado di produrre 250mila bottiglie all’anno, con ben 12 etichette diverse. Una gamma vastissima di prodotti per una realtà che rimane comunque medio-piccola.

 

vigneti

 

Tradizione, arte, famiglia. Mentre Emanuele ci aiuta a ripercorrere la storia della tenuta, abbiamo terminato la visita del piano superiore della villa e ci siamo diretti verso le scale. Sul pianerottolo troneggia una grande statua di donna, una Venere o una Musa, e osservandola ci accorgiamo che è la stessa statua rappresentata sull’etichetta di tutti gli spumanti Metodo Classico prodotti dall’azienda. Alessandro ci spiega che non solo la statua, ma tutti i putti e le nature morte riportati sulle etichette dei loro vini sono rappresentazioni dei quadri e affreschi presenti nella villa. «È un modo per valorizzare, assieme ai nostri vini, anche la storia che sta loro alle spalle, la storia della nostra famiglia. I clienti stranieri sono ammaliati da questa particolarità. Racchiude in sé il fascino del buono e del bello, il fascino dell’Italia in poche parole!». E suo padre aggiunge: «In ogni cosa cerchiamo sempre di salvaguardare la tradizione, siamo però anche molto attenti ad innovarci e stare al passo coi tempi. I clienti non sono stupidi, il design delle bottiglie e delle etichette è fondamentale come fondamentale è la qualità del prodotto che loro sanno riconoscere molto bene. Ecco perché il continuo rinnovamento delle tecniche utilizzate in vigna e delle attrezzature di vinificazione».

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La degustazione in cantina. Ci spostiamo in cantina. E qui vediamo trasformarsi in realtà le parole appena pronunciate da Emanuele. Una stretta scala ci porta sotto terra, l’ambiente è quello originale con le pareti di pietra e gli archi del soffitto ricoperti di mattoncini, ma la disposizione delle botti e la presenza di utensili d’avanguardia sono pensate con un’ottica moderna e funzionale. Di nuova costruzione è anche l’area adibita alla degustazione ed esposizione dei prodotti. Qui ad attenderci troviamo Edoardo, secondogenito di Emanuele.

  • Spumante Metodo Classico Brut Rosé 2012. Ha stappato per noi una bottiglia di Brut Rosè 2012, uno dei vini che i Medolago Albani hanno cominciato a produrre più recentemente e che al contempo è diventato uno dei migliori della gamma, arrivando ad ottenere quest’anno le 4 rose camune (il massimo del punteggio) nella guida AIS dei vini della Lombardia. «Viene prodotto con uve Pinot Grigio, che crescono rigogliose in larga parte dei 23 ettari vitati di nostra proprietà, assieme a Merlot, Cabernet Sauvignon, Chardonnay e Schiava», ci racconta Emanuele. La brillantezza così spiccata di questo vino è dovuta al perlage di bollicine minute che continuano a salire lungo il bicchiere riflettendo la luce. Ha un bel colore rosato che sfuma dal pesca all’aranciato e che in gergo tecnico si definisce cerasuolo. Il profumo è fresco, di frutta, ciliegia e pesca, e di fiori, di petali di rosa in primis. Lo assaggiamo e ritroviamo al palato un gusto morbido e delicato. La cosa che stupisce maggiormente è la durata del sapore di pesca e rosa che questo vino ci lascia in bocca. E’ un vino di facile beva, decisamente piacevole. È il vino ideale per dare il benvenuto alla primavera ormai alle porte!
  • Valcalepio Rosso I Due Lauri Riserva 2010. Passiamo poi ad assaggiare un classico della produzione Medolago Albani, una bottiglia che raramente manca in una cantina bergamasca: il Valcalepio Rosso. Ci viene proposta la Riserva 2010. Il colore è un rosso rubino vivo, potrebbe quasi sembrare un vino giovane se non fosse per la sua consistenza: ruotando il bicchiere notiamo che è infatti molto denso e scivola lentamente lungo le pareti. Al naso è ricco: profuma di ciliegia matura, pizzica di spezia, e infine rilascia una nota di freschezza quasi mentolata. È un vino importante, il suo tannino ci asciuga il palato appena lo assaggiamo. Dopo poco però le pupille gustative prendono a salivare e il vino regala una grande freschezza anche in bocca. Infine rimane nelle retrovie del palato un retrogusto di ciliegia, la stessa trovata con il naso. Un vino della tradizione, che ogni bergamasco è abituato a riconoscere e bere, ma con questa nota di freschezza davvero interessante.

Anche le nostre guide di oggi, Emanuele e i due figli, assaporano il vino, e lo fanno con grande attenzione, la stessa di una persona che lo assaggia la prima volta. Del resto in quel bicchiere è racchiusa la loro storia, la storia della loro famiglia, di 300 anni di attività, la storia della loro vita.

 

Vini degustati:
  • Spumante Metodo Classico Brut Rosé 2012, prezzo 12 €, assaggialo con: piatti freschi a base di pesce, cereali e verdure.
  • Valcalepio Rosso I due Lauri Riserva 2010, prezzo 15 €, assaggialo con: carni bianche e rosse cucinate arrosto.
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