Un destino scritto nel nome

Bottega del Coltello in via Pitentino Davvero un signor mastro arrotino

Bottega del Coltello in via Pitentino Davvero un signor mastro arrotino
06 Ottobre 2015 ore 07:00

Il suo destino è scritto nel suo nome. Sant’Eligio è il santo protettore di orefici e arrotini, ma Tarcisio Ambrosioni, che chiamò suo figlio Eligio e in seguito acquistò La Bottega del Coltello di Bergamo nel 1962, non sapeva ancora che il piccolo di casa avrebbe seguito i suoi passi, addirittura superandolo in maestria e riconoscimenti. «In verità mio padre non era propriamente un arrotino come me, lui era un abile forgiatore e costruttore di forbici  – confida Eligio Ambrosioni – Vivevamo a Premana (in provincia di Lecco), poi a causa di una malattia, mio padre ha dovuto lasciare la sua attività e inventarsi qualcos’altro. Quando seppe che il signor Magri (il vero fondatore de La Bottega del Coltello, a inizio secolo scorso) avrebbe venduto il negozio a Bergamo, ci trasferimmo a Bergamo. Sono 43 anni che lavoro qui, ma non è sempre stato facile».

Se adesso fare l’arrotino è un lavoro di tutto rispetto, proprio come gli altri mestieri artigianali, in passato non c’era la stessa considerazione di oggi. «Quando ero piccolo, si viveva ancora col retaggio dell’arrotino itinerante che urlava dalla strada ‘donne, è arrivato l’arrotino!’, si trattava di una figura piuttosto folkloristica. A quell’epoca, gli arrotini riparavano anche gli ombrelli, mentre oggi la professione è molto diversa». Lui studia, approfondisce, si confronta e, come spesso accade, la conoscenza diventa la compagna di vita della passione. «Siamo stati i primi in città ad affilare i coltelli in ceramica (o più propriamente, ossido di zirconio, un derivato dal diamante). Nel 1988 ho introdotto la coltelleria collezionista: una vera novità per l’epoca! Esistono coltelli da collezione che vanno dai 500 fino ai 35mila euro. Addirittura il rifacimento della Daga di Tutankamón, in oro massiccio lavorato a mano e diamanti, è stato battuto all’asta per 1.800.000 dollari – racconta Eligio, spalancando le porte di un mondo sconosciuto ai più –. Comunque, i clienti della bottega non sono solo privati, ma tante aziende, estetiste, barbiere, macellai…».

 

Edoardo Papis ed Eligio Ambrosioni in negozio

[Edoardo Papis ed Eligio Ambrosioni in negozio]

 

Il negozio e il laboratorio. Nel suo negozio di circa 30 metri quadrati, divisi tra lo spazio dedicato alla vendita e il laboratorio, sono esposti circa 600 articoli: nulla rispetto ai circa 7mila prodotti contenuti nei magazzini al primo e al secondo piano dello stabile, accanto al suo ufficio e ad altri laboratori. «Qui entra il pubblico, ma di sopra lavoro su una superficie di 200 metri quadrati. Se qui dietro tengo tre macchine con due mole diverse, per un totale di sei mole (per chi non lo sapesse, la mola è la ruota affilatrice), ai piani superiori ne ho molte altre, per un totale di 18 mole montate su nove macchine diverse».

La passione e le piccole rivoluzioni. Al suo fianco dal 2000 il suo braccio destro Edoardo Papis. «Il 2000 è stato un anno di svolta: sono successe tante cose! – ricorda il signor Ambrosioni – Se fino ad allora in negozio c’erano sempre i miei genitori ad aiutarmi, a inizio di quell’anno hanno dovuto smettere e io mi sono ritrovato da solo di punto in bianco, con l’impossibilità di trovare personale specializzato». Sì, perché non esistono scuole per diventare arrotini, né corsi professionali. Almeno, non in Italia. «La scuola di settore c’è solo in Svizzera: come ogni scuola professionale consente di fermarsi al terzo anno, ma il diploma c’è solo dopo i cinque anni di studio. Ciò non toglie che servano comunque anni di praticantato per acquisire competenze nuove e manualità. Quella si apprende solo col tempo». Edoardo, prima di lavorare con lui, era un cliente appassionato di coltelli, che da caporeparto di un’azienda ha deciso di mollare tutto per iniziare una nuova avventura alla cieca accanto a Eligio. E il coraggio ha dato ragione a entrambi!

 

Ingresso negozio Vetrina

 

Il sito di e-commerce. «Sempre nel 2000 ho lanciato il sito di e-commerce. Sono stato il primo insieme a un collega di Busto Arsizio. Nella vetrina online ci sono oltre 5400 articoli in mostra: ovviamente quel canale ha aggiunto ulteriore lavoro, perché bisogna aggiornarlo continuamente, rispondere agli ordini, pensare alle spedizioni… – spiega Eligio. Ed ecco svelato l’arcano del negozio aperto oltre 12 ore al giorno – C’è sempre tantissimo lavoro da fare! E non si limita ai circa 40 clienti che entrano ogni giorno in negozio (per la precisione, dai 40 ai 70), chi per consegnare, chi per ritirare e chi per acquistare». Un lavoro di tutt’altro genere rispetto a quello dell’immaginario collettivo, ma il meglio deve ancora arrivare.

Il mestiere è conoscenza e formazione. Il grande merito di quest’uomo è stato di costruire un’inedita cultura della professione, grazie a uno studio e a un’esperienza fuori dal comune. «Ho sempre organizzato eventi e stage invitando personalità italiane e straniere. Per esempio, a inizio anni Novanta ho voluto approfondire la forgiatura dell’acciaio Damasco: è anche grazie a quegli incontri che si sono affermati Luca Pizzi (uno dei forgiatori italiani più in gamba) e Giuseppe Pala (un famoso coltellinaio bergamasco) e che dopo qualche anno è nata l’Associazione culturale coltellinai forgiatori bergamaschi».

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E, a proposito di associazioni, è anche merito suo se negli stessi anni è nata anche l’Associazione Arrotini & Coltellerie, di cui è presidente dal 2014. La difficoltà di stabilire dei parametri da rispettare nella professione di arrotino ha fatto sì che lui e gli altri associati ragionassero su come poter creare la prima certificazione di qualità della professione: un lavoro piuttosto difficile considerando che in Italia ci sono circa 450 arrotini! Dopo mesi di studio e proposte, sono stati nominati all’unanimità tre mastri arrotini, tra cui Eligio. «Da abili affilatori a mastri arrotini scorre un mondo intero – precisa questo 58enne dal volto gioviale, molto orgoglioso del percorso fatto fino a oggi – la chiave è parlare sempre con gli altri, confrontarsi con ogni mezzo a disposizione, allargare le vedute. Perché un coltello è molto più di un manico e una lama».

Unico formatore Victorinox (l’azienda famosa per la produzione dei ben noti coltellini svizzeri), ha in agenda tanti eventi per continuare a far crescere di prestigio il lavoro dell’arrotino: «Collaborerò con la RH Preyda Company di Boston per mostrare come avviene l’affilatura utilizzando pietre Arkansas». L’appuntamento è a fine marzo alla fiera di Norimberga, ma chi volesse andare a trovarlo già prima, può farlo: lo trovate (quando non è via per eventi, riunioni con l’associazione e consulenze aziendali) in via Pitentino, a Bergamo.

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